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Player One di Ernest Cline

ernest-cline-player-one-0“Un giorno il mondo diventerà un unico sterminato resort interconnesso, l’Ovunque“. L. Osborne, 2006.

E’ un bel giocattolo, condito con videogiochi anni Ottanta, robottoni giapponesi e una dose di realismo che lo avvicina in parte al secondo e terzo episodio della serie Black Mirror [1]: un progetto, questo, davvero inquietante e riuscito. Gli anni ’80 sono celebrati nelle loro più svariate produzioni, anche se ci troviamo nella metà del XXI secolo, perché il magnate dell’informatica e creatore del mondo virtuale OASIS ha deciso di lasciare la sua immensa eredità a chi troverà l’Easter Egg da lui nascosto proprio dentro OASIS. Se non vi divertirete leggendolo, vi consiglio di lasciar perdere, forse siete nati nella finestra di tempo sbagliata: io ho davvero giocato con un Commodore 64 e anche con uno ZX-spectrum e in quell’epoca le serie televisive idiote abbondavano; basta che ne pensiate una e probabilmente sarà citata nel libro (ci sono “I ragazzi del computer” o “Riptide” anche se a farla da padrone è il film “Wargames“). Sono presenti i teen-movies di John Hughes, che, per fortuna, ho quasi del tutto evitato (andavo a letto presto).

Ernest Cline non scrive solo un acuto page-turner (potrebbe sembrare un ossimoro), ma pone la sua creazione sulle basi della crisi globale, che salvo imprevisti cambiamenti, dal 2040 sarà anche energetica e climatica. “La Grande Recessione entrava nel suo terzo decennio, e la disoccupazione era ancora all’apice. Persino i fast food vicino casa mettevano i canditati in liste d’attesa di due anni”. Gli Stati Uniti, in cui vive il narratore della storia, Wade Watts, sono ridotti a metropoli che sfruttano il più possibile l’energia solare e attorno alle quali si sono create della baraccopoli sullo stile dei trailer park, però le roulotte o i camper sono impilati in “cataste”.

Il crollo delle strutture economiche ha come conseguenza un aumento degli utenti di OASIS, luogo in cui è possibile evadere dalla realtà o, addirittura, creare attività redditizie. Già è visibile fin da ora un incremento dell’uso dei giochi detti MMO (massively multiplayer on-line), che costituiscono l’archetipo dell’universo immaginato da Cline. Un testo leggero (la Warner ne ha già acquistato i diritti), che si legge con il sorriso sulle labbra [2], ma allo stesso tempo cinico e realistico nell’uso della fantascienza speculativa per creare il nostro futuro prossimo.

Ernest Cline, “Player One”, (ed. or. 2011), pp. 636, 19,90 euro, ISBN, 2011.

Giudizio: 4/5.