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1Q84 di Murakami Haruki

di Enzo Baranelli

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Sfruttando l’assonanza fonetica giapponese tra “q” e il numero nove (kyū / キュウ),  Murakami inizia a creare la sua opera ricca di enigmi e derive fantastiche. La “Q”, come dice uno dei due protagonisti sta per “question”: il mondo, sebbene “la realtà sia una sola”, si presenta sotto apparenze diverse. Tengo e Aoname, che a capitoli alterni, narrano questi due libri di una trilogia destinata a concludersi nel 2012 (in Giappone il volume è ormai acquistabile nella sua forma completa), sono legati da un filo che scopriremo essere evanescente e saldissimo. La scrittura di Murakami Haruki si nutre di questi opposti, un’affermazione può essere correlata dal suo contrario, come nella citazione di Čechov e della “pistola che deve sparare, se compare in una storia”. Testo ricchissimo di citazioni, inserti metanarrativi, addirittura di un romanzo nel romanzo: “La crisalide d’aria”; quest’ultimo costituisce il nucleo oscuro attorno a cui ruotano gli eventi destinati a portare luci e ombre nella trama, sempre sul filo di una doppiezza di significati che è la cifra stilistica dell’autore.

A molti “1Q84” potrà sembrare un puro nodo narrativo irrisolto, anche dopo la lettura del terzo libro; Murakami, siamo a pagina 25, chiarisce attraverso la riflessione di Tengo le proprie idee riguardo alla narrativa: “Quello che apprezzo di più, soprattutto per quanto riguarda i romanzi, è non riuscire a comprenderli completamente. Non nutro alcun interesse per le opere di cui mi sembra di capire tutto. Del resto credo di dire una cosa molto semplice, persino ovvia”.

Il mistero è troppo fitto, si sarebbe portati a pensare, e Franco Cordelli sull’inserto domenicale del Corriere ha stroncato l’opus magnum di Murakami definendolo “uno scrittore furbo”. “1Q84” riesce a trasportare il lettore dentro vicende fantastiche dotate di elementi di un realismo estremo, dove gesti quotidiani, descritti con minuzia ed eleganza, fanno da contrappeso al materiale fantastico, che costituisce la materia plastica che l’autore maneggia, facendole assumere aspetti fluttuanti. La scrittura di Murakami rappresenta la forma letteraria e aggiornata dell’Ukiyo-e (letteralmente “immagini del mondo fluttuante”, corrente artistica che ha trovato in Hokusai, Utamaro e Hiroshige alcuni dei suoi maggiori rappresentanti). Non c’è furbizia. La furbizia sta nel NIE, oppure nei manifesti letterari forti di grandi intenti, vanificati dalla pochezza dei risultati. Troppo facile scartare un testo di una grandezza pari (forse) a “Underworld”, ma di questo secolo; un romanzo volutamente ellittico già nella forma primaria della pubblicazione: in Giappone sono stati pubblicati i primi due volumi e poi il terzo. E’ un avvertimento al lettore, una dichiarazione d’intenti, spalle al muro senza vie di fuga, Murakami non avrebbe potuto essere più onesto e meno furbo di così.

L’autore, attraverso il personaggio del Leader, propone una visione del mondo simile a quella espressa da Dostoevskij ne “I fratelli Karamazov”. Questioni etiche, questioni amorose, questioni di filosofia, questioni di vita e di morte: questi sono solo alcuni dei volti della “Q” di “1Q84”. Si rimane attoniti, come lettori, perché avvinti dalla storia, riceviamo informazioni, in modo limpido e insieme sussurrato, sull’esistenza e sul mondo. E’ una narrativa che mescola il racconto filosofico, quello fantastico e il realismo: è la scrittura essenziale di uno dei maggiori scrittori viventi. Dopo “Kafka sulla spiaggia”, Murakami riesce a superare se stesso ancora una volta, come aveva fatto in passato con “L’uccello che girava le viti del mondo”. La sua scrittura ha acquistato con gli anni sempre più splendore e profondità, correndo sul filo di un precario equilibrio tra affermazioni e situazioni antitetiche. La verità è davvero là fuori, o, maneggiando con cura i testi di Murakami, qui dentro.

Haruki Murkami, “1Q84”, (ed. or. 2009), pp. 722, 20 euro, Einaudi, 2011.

Giudizio: 5/5


12.01.2012 3 Commenti Feed Stampa