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La tempesta alla porta di Stefan Merrill Block

di Chiara Biondini

TEMPESTA“L’immensità inconoscibile:  è un’impenetrabilità che consuma e cancella, ma è anche qualcosa di radioso e stupefacente, una parte dell’eterna complessità. Ed è ciò che Frederick avverte essere la causa di tutti i suoi fallimenti. Ha attirato nel vuoto di sé stesso tutto ciò che un tempo sembrava semplice, complicandolo in modo irreversibile. Di tanto in tanto, in momenti come questo, Frederick lo intravede nella sua sbalorditiva enormità, con le sue incontestabili pretese. Ma sa che non deve guardarlo, non deve prenderlo in considerazione, poiché va al di là delle parole e dei calcoli. E’ stato per proteggersi da quel vuoto che ha fatto le cose terribili che ha fatto, gridando, litigando, rifiutando di nutrirsi, andando con le altre donne, bevendo fino a perdere i sensi, notte dopo notte. D’altro canto, anche tutto ciò che ha vissuto di bello ha avuto una qualche relazione con quel vuoto. Le conquiste della sua carriera, la nascita delle sue figlie, le persone che ha cercato di amare; tutto ciò sembrava promettere un sollievo, era qualcosa di buono e comprensibile da contrapporre a quell’oscura immensità”.

Qualche giorno fa ho terminato il libro di Chris Cleave, “Piccola Ape”. Ho chiuso il libro, l’ho appoggiato sul tavolo. Ho indugiato forse per una mezz’ora in faccende quotidiane e per nulla interessanti, e poi sono tornata verso il tavolo. Il libro di Merrill Block era in attesa. Stefan Merrill Block. Mi ricordo di te. Qualche anno fa ho letto il tuo primo romanzo, “Io non ricordo” (tu guarda l’ironia delle parole), e di certo mi eri sembrato un autore sopra la media, ma avevo frenato gli entusiasmi. E’ il libro d’esordio, mi ero detta. Non facciamoci prendere troppo dall’esaltazione del momento. Spesso, poi, il secondo libro è una delusione, riesce solo a farti comprendere quanto il primo fosse una sorta di caso, di momento ispirato. Quindi mi sono messa a leggere, senza troppe aspettative. E ho letto. E letto ancora. Mi sono fermata solo perché ho dovuto, e mentre non leggevo continuavo comunque a pensare a Frederick, e Katharine. E all’autore. Un ragazzo che non ha nemmeno 30 anni. E che riesce a togliere le parole di bocca, riesce a lasciare senza fiato. Riesce a farti sentire piccola, riesce a mostrare menti e anime come luoghi dalla grandezza infinita, uno spazio colmo di cose che non si possono descrivere, un luogo dove le parole sono condanna e salvezza. Prima ho citato Cleave. Ma avrei potuto citare molte altre persone, molti altri autori. Il punto è che il libro di Cleave era un bel libro, un libro di tutto rispetto, ma il passaggio dalla scrittura di Cleave a quella di Merrill Block è stato una folata di vento, una raffica improvvisa che fa sbattere la porta e risvegliare di colpo con un sussulto. Bam. Catapultata in un attimo in una scrittura del tutto diversa, ed è anche così – con il confronto – che ci rendiamo conto della grandezza di alcune cose. La scrittura di Merrill Block è un mosaico, un panorama mozzafiato, una discesa a capofitto, un oceano in burrasca. E’ dinamica e meditativa. E’ potente e incredibilmente tenera. E’ analitica ed emotiva fino allo spasmo. E’ impietosa e partecipe. E’ la scrittura di una persona dotata di quella cosa che alcuni chiamano Talento; il potere di avvincere, il potere di saper trovare il punto, il centro, il significato, il potere di mostrarci i nostri lividi, i nostri volti tumefatti da scelte sbagliate e da troppi rimpianti. Il potere della scrittura. Ha il respiro della vita, dell’esistenza, che riesce a racchiudere in sé gli opposti, armonizzandoli in una sinfonia che avvolge il cervello e ti impedisce di fuggire. Merrill Block cerca risposte e trova una storia che affonda nella mente e nei suoi sentieri, che indugia sui molti modi in cui siamo condannati a perdere. Noi esseri umani siamo creature complicate. Creature ostinate. Creature destinate ad un qualcosa di terribile e magnifico: esistere. La nostra mente è tutto ciò che abbiamo, strumento potentissimo che può tutto. Sovrasta il cuore, sovrasta il corpo, domina il nostro Destino e ci rende unici. Partendo dalla storia dei suoi nonni, Merrill Block fa molto di più che consegnarci il suo passato e la sua memoria. Ci consegna le chiavi di un’esperienza letteraria fuori dal comune, un viaggio dal quale usciremo spossati, certamente feriti, e ovviamente, consapevoli. Katharine e Frederick. Lei una donna forte e spaventata. Lui un uomo geniale in preda ad una mente in bilico. Il ricovero coatto in un ospedale psichiatrico. Figure enigmatiche. Poeti, professori, letterati. Merril Block mescola finzione e realtà, dimostrandoci qual è – forse – il vero compito della Letteratura: riconciliare le nostre menti con la fragilità, il pericolo, la magnifica incognita dell’essere vivi. Ci dimostra che l’amore non può tutto, e non sempre. L’amore esiste come esiste la follia, come esiste la rabbia, come esiste quella linea sottile che separa ciò che vorremmo da ciò che non riusciamo ad evitare. Mi chiedo quale peso possa essere quello di menti come queste, menti che sanno vedere. Pare davvero che uno sguardo del genere sia troppo ampio, troppo pericoloso: così come la luce, il buio. Così come la salvezza, la condanna. Menti come queste sono destinate a non avere mai pace, ad oscillare tra il vuoto e l’essenza, e Merrill Block scrive di tutto questo in un modo mirabile, in un modo che lascia annichiliti. Silenziosi. Certo scrivere questo libro è stato necessario; il nonno portava in sé il gene di un qualcosa che il giovane Stefan sente vicino, molto vicino, quasi già presente. La breve nota finale ci ricorda che è davvero labile il confine che separa la fiction dalla realtà. E forse l’ultima e sola verità è proprio questa: ci sono libri, i libri come questo, che smettono di essere libri e diventano Vita.

“Poi però vede Katharine. E’ come una porta che viene chiusa per tenere fuori la tempesta: il silenzio è improvviso e vertiginoso. Katharine. Era quasi diventata qualcos’altro, un’astrazione, soltanto un nome per tutto ciò che lui aveva perduto, per tutto ciò che era diventato impossibile. Non riesce a capacitarsi che adesso sia qualcosa di separato da lui, una semplice persona che gli sta davanti.”

Stefan Merrill Block, “La tempesta alla porta”, (trad. Stefano Bortolussi) pp. 378, 17,50 euro, Neri Pozza, 2011.

Voto: 5/5


25.12.2011 1 Commento Feed Stampa