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La città & la città di China Miéville

di Enzo Baranelli

china-mieville-la-citta-la-cittaIl volume si apre con un magnifica citazione da “Le botteghe color cannella” di Bruno Schulz. L’universo tracciato da China Miéville comprende due città che esistono e si sovrappongono: Besźel e Ul Qoma. La Frattura è all’origine della divisione: “Forse è Besźel che abbiamo costruito, forse no, mentre forse altri hanno costruito Ul Qoma sulle stesse ossa. Magari c’era qualcosa, allora, che in seguito si separò sulle rovine, o magari la nostra ancestrale Besźel non aveva ancora incontrato e non si era altezzosamente intrecciata con il suo vicino. Non sono uno studioso della Frattura, ma se anche lo fossi lo ignorerei ugualmente”. Nei romanzi di Miéville non esistono inserti didascalici, il fantastico avanza con il procedere della vicenda, le rivelazioni appaiono tra le pieghe di un’indagine per omicidio. Tadyur Borlù, l’ispettore che dirige l’indagine e narratore della storia, coinvolge il lettore in una lenta spirale sospesa tra follia e racconto filosofico. La morte iniziale porterà Tadyur nella città vicina (a cui si accede con le dovute procedure attraverso un passaggio controllato, una sorta di frontiera). Gli abitanti dell’una e dell’altra città non possono vedere la loro controparte, anzi devono “disvedere”, e se non lo fanno interviene un’autorità evanescente eppure feroce, la Violazione. “Quella sera io e Ashil facemmo una passeggiata in entrambe le città. Le ampie curve e svolte dell’architettura bizantina di Ul Qoma svettavano sopra e attorno alle basse costruzioni a mattoni mittelcontinentali di Besźel: i suoi bassorilievi erano immagini di donne con scialli e sottoufficiali dell’artiglieria, quelli di Besźel di cibi fumanti e pani neri che contrastavano gli odori bollenti di Ul Qoma, colori di luce e di stoffa attorno a toni di grigio e basalto, suoni sia sconnessi e sincopati, sia gutturali. Essere in entrambe le città si era trasformato dall’essere in  Besźel e Ul Qoma all’essere in un terzo luogo, quel tutte-e-due-e-da-nessuna-parte che era la Violazione”.

Nel cosmo creato da China Miéville in “La città & la città” i problemi socio-economici diventano immagini. L’autore ha scelto il fantasy unito alla fantascienza per piegarlo alle sue esigenze narrative e ridefinire nuove forme, come già era accaduto nella stupenda trilogia ambientata nel Bas Lag (un universo esplorato attraverso tre memorabili romanzi, ricco di personaggi, eventi, paesaggi e misteri).

Alla fine la risposta è sempre stata lì nel margine, nello spazio bianco tra le righe, nel bianco che si colma di significati e scale di grigi. Tra le righe come tra la città e la città, Miéville costruisce un “castello” tra il non detto e il non visto, perché la verità è evidente, ma volutamente ignorata, la crisi, la frattura, il tracollo finanziario, emotivo, pubblico o intimo è spesso taciuto seppure ovvio e di proporzioni gigantesche. Miéville con uno sguardo acuto, forse reso impervio dalla traduzione (il libro costa molto poco), riesce, come la fantascienza speculativa di Dick, a parlare del presente con un linguaggio e un mondo lontani, da questa lontananza la prospettiva si fa più profonda e il suo romanzo è un’altra visione della realtà oltre le apparenze, nuda sotto gli occhi del lettore

China Miéville, “La città & la città” (ed. or. 2009),  pp. 361, 12,90 euro, Fanucci, 2011.

Giudizio: 4/5.


23.12.2011 1 Commento Feed Stampa