Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Musica per un incendio, A. M. Homes

Musica per un incendio, A. M. Homes

di Martina Finelli

Musica per un incendioMusica per un incendio è un romanzo crudo e doloroso, una storia scomoda e ripugnante di cui non riesci proprio a liberarti, nonostante continui a scrollartela di dosso, a tentare di farla scivolare via.
Siamo in un sobborgo di New York, ma potremmo essere in una cittadina americana qualsiasi, con le villette ben allineate e la staccionata bianca a incorniciare il giardino, con tante belle famiglie che si sorridono a vicenda ma che in realtà, dietro le mura di casa, non possono fare a meno di criticare quei vicini che si macchiano della colpa di non essere perfetti — vedi alla voce “ragazzi difficili” — e di provare invidia per quelli che invece recitano la commedia meglio di loro, come se quella vita li rendesse davvero felici.
La storia di Paul ed Elaine è la storia di un matrimonio sull’orlo del fallimento; se due coniugi potessero dichiarare bancarotta loro due sarebbero i primi della lista. Elaine e Paul sembrano due bambini intrappolati in una vita da adulti, incapaci di gestire le proprie emozioni e di assumersi le responsabilità di una coppia di genitori; entrambi vorrebbero abbandonarsi al presente, smetterla di preoccuparsi dei figli, del lavoro, della casa, della vita insomma.
Ognuno dei due se la cava come può, costruendo vie di fuga via via più fantasiose e inaspettate, chi sul pavimento ricoperto di briciole della cucina di un’amica, chi in un motel come tanti, come se l’unico modo di mandare avanti una famiglia fosse quello di puntellarla con piccoli grandi segreti, colpe incoffessabili e relazioni senza impegno. Paul ed Elaine non sono due complici, ma due antagonisti intenti a sfidarsi sul ring della quotidianità: una lotta che si protrae all’infinito, alimentata dalla depressione di lei e dall’insicurezza di lui. Entrambi starebbero meglio in un lettino singolo, nella propria cameretta, con la mamma che gli rimbocca le coperte, perché il lettone non è roba per loro: quella è roba da grandi, non da idioti irresponsabili!
“Si lanciano bordate, si graffiano, si artigliano, cercano con tutte le forze di colpire un nervo, di scatenare una reazione”.

Mi capita raramente di provare una vera e propria avversione per i protagonisti di un romanzo, ma la Homes li ha plasmati talmente bene questi due, con tutte le debolezze e le fragilità tipiche del genere umano, che non si può fare a meno di odiarli, soprattutto per opporsi alla possibilità di diventare come loro.
La Homes è brava, ma non conosce mezze misure e non si fa scrupoli a ferirti e umiliarti; la sua rappresentazione della vita è un incrocio tra un quiz televisivo e un gioco di società grottesco e inesorabile, come il finale di questa storia, così assurdo che ti vien voglia di fiondare il libro dalla finestra, ma poi ti accorgi che in fin dei conti ci sta bene, è giusto che sia finita così, con un vuoto incolmabile a testimoniare le tragedie che i grandi possono provocare se si ostinano a restare i cazzoni di sempre.
È una storia dura questa, che ti costringe ad affondare la faccia nella triste realtà, che ti spalanca gli occhi su quanto sia difficile accontentarsi di essere una persona sola, ancorata a un’altra persona, a una casa, a una posizione sociale e geografica ben definita e apparentemente immutabile, su quanto sia difficile restare fedeli a se stessi e alle proprie scelte.
“Io e te, è tutto quello che abbiamo e non ci bastiamo,” dice lei.

A. M. Homes, “Musica per un incendio”, traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini pp. 345, 19,00 euro, Feltrinelli, 2011.

Voto: 4/5


20.11.2011 Commenta Feed Stampa