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La seconda mezzanotte di Antonio Scurati

di Enzo Baranelli

la-seconda-mezzanotte-di-antonio“Forse già la metafora era un tentativo di fuga, una sorta di visione e una mancanza di fedeltà”, Gottfried Benn.

Il titolo proviene da un saggio di Jared Diamond. I cambiamenti climatici che stanno in questi giorni (autunno del 2011) evidenziando i loro effetti anche sul nostro paese sono, nel romanzo di Antonio Scurati, già avvenuti: siamo a Venezia nel 2092. Nel 2072 la città è stata investita da un’onda. L’Onda per definizione. Ora esiste Nova Venezia: “Le dighe interne vennero innalzate una decina d’anni dopo, quando i manager della TNC, il colosso cinese di telecomunicazione, informazione ed entertainment controllato da burocrati del Partito, acquistarono il relitto della città dal governo del Nord Italia, di fatto un protettorato di Pechino da quando i cinesi ne avevano rilevato l’intero debito pubblico. Con la rifondazione di Nova Venezia, fu così istituita una delle molte zone politicamente autonome che l’egemonia cinese avrebbe poi disseminato lungo le coste ed entro i territori appartenuti un tempo agli stati dell’Europa meridionale”. In questo scenario apocalittico, il narratore inserisce la storia del Maestro, capo e istruttore ultimo dei gladiatori che si scontrano a morte nell’arena collocata in Piazza San Marco, sotto un superdome che ricopre anche la Basilica. La pulizia etnica effettuata tramite la sterilizzazione dei maschi non riesce a essere definitiva; proprio il Maestro si è tolto il dispositivo anticoncezionale dall’avambraccio e ha avuto una figlia.

La speranza, come già nel precedente romanzo, viene nuovamente collocata in una nuova vita: “Talvolta un fervere: quando sei distrutto”, citando ancora Benn.

Racchiudendo l’intero complesso di Piazza San Marco entro un guscio cementizio, la TNC celebra la rinascita della città trasformandola in una fosforescente necropoli apogea. Calando su di essa, la cupola tagliò Piazza San Marco fuori dall’atmosfera acida che corrodeva la pianura padana e, soprattutto, fuori dalla storia. Le conferì una nuova grandezza. Un istante presente replicabile all’infinito. Ne fece, insomma, la rovina definitiva”. Houellebecq e Ballard si incontrano nella narrativa di Scurati che cita espressamente anche Cormac McCarthy ed Ernst Jünger. Con i suoi palazzi scarnificati dall’anidride solforosa, Scurati offre l’immagine di una Venezia come ultima Las Vegas, punteggiata da postriboli, fumerie d’oppio, casinò e altri locali ancora; è una somma dell’estremo in corsa verso il nulla. Il sangue è il comune denominatore: degli edifici, come dei gladiatori. “La facciata della chiesa di San Giorgio Maggiore, progettata da Andrea Palladio nelle proporzioni perfette di un biancore neoclassico, si staglia all’orizzonte come un pugno grondante sangue. Il rosso tubercolotico, il colore del marmo corroso dall’acidità dell’aria, il colore delle chiese di Nova Venezia”.

La lingua è ricca, intrecciata a richiami che possono spaziare tra autori lontani e conferiscono al testo una profondità strabiliante, senza diventare mai sfoggio enfatico di una cultura che, oggi, si sta estinguendo. La lingua usata con precisione e insieme vorticosa fantasia trasmette un’emozione che può non essere colta da una lettura superficiale: è un ipertesto totale ed empatico. “La maglia rotta nella rete” rimanda a Montale e più volte si ripete questo gioco di specchi di chi conosce e indaga nelle ramificazioni della storia. Accanto al racconto del futuro dell’umanità (si veda “La possibilità di un’isola” di Michel Houellebecq), avanza un’investigazione sul presente costruita attraverso la vicenda stessa (come in Ballard) e il linguaggio. E’ un archeologo del futuro, Scurati, e “La seconda mezzanotte” è, finalmente, un’opera di grande letteratura, intarsiata come un monile e rigettata nella melma del quotidiano. Numerosi cinegiornali trasmessi in tutti i locali di Nova Venezia descrivono lo stato di un mondo collassato (Jared Diamond): esemplificativa della potenza del testo è la proiezione descritta all’interno del teatro La Fenice (ricostruita; ancora una volta). Se la riflessione sulla violenza rimanda a vari autori, i temi sono trattati con una cura dei singoli termini che è propria solo di Scurati. La mappa della nuova città si trova in fondo al volume, come un glossario.

La capacità di collaborazione tra gli esseri umani si è sempre sviluppata soprattutto nell’organizzazione di massacri”. Orfani marchiati con numeri decrescenti a segnare la fine di una razza, spettacoli di orrore e lascivia, il mondo che affrontiamo leggendo “La seconda mezzanotte” vive all’interno del romanzo e si avvale di commentatori e attori come il Dottore, o il gladiatore fuggiasco Spartaco. La semplicità è unita a undici livelli di profondità: il primo, ovviamente, � la parola, o meglio, le singole lettere, “le zampe di Cadmo” (Calasso).

Talvolta un’ora e tu esisti; il resto è ciò che accade. […] Sul quartiere delle marasche vibrò ancora il suono del flauto: talvolta i due flutti s’innalzano in un solo sogno”, Gottfried Benn, “Cervelli”.

Antonio Scurati, “La seconda mezzanotte“, pp. 343, 19 euro, Bompiani, 2011.

Giudizio: 5/5.


9.11.2011 7 Commenti Feed Stampa