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Come diventare se stessi – David Foster Wallace si racconta di David Lipsky

Come-diventare-se-stessiSei andata, e io voglio di più” James Ellroy da “I miei luoghi oscuri

Questa citazione la riprendo direttamente dalla recensione di Enzo Baranelli al libro della Skloot. La riprendo perché è perfetta anche per commentare questo libro.

C’è da dire che il voto finale è una media tra questi: 5/5 a Foster Wallace, 2/5 a Lipsky (certe sue esternazioni sono francamente insopportabili), 3/5 alla veste editoriale e alla scelta di stampa.

Come diventare se stessi”, in fondo, non è altro che la completa “sbobinatura” di una lunga intervista che Lipsky ha fatto a Foster Wallace durante il tour promozionale di Infinite Jest; lo scrittore ha 34 anni, è all’apice assoluto del successo, è la figura letteraria più ricercata, amata, studiata. Infinite Jest è stato – per molti versi – una sorta di spartiacque, il mondo ha trattenuto il fiato e poi è esploso in un vortice di entusiasmo, di incredulità, di ammirazione. La lunga intervista viene riportata in ogni singola sillaba,  comprese le esitazioni del parlato, le frasi smozzicate, i ripensamenti, i bruschi cambi di argomento. Alla fine, questa cosa risulta snervante; è faticoso leggere inciampando continuamente in piccole esitazioni che fanno perdere il filo. Lipsky è stato con Foster Wallace per diversi giorni, seguendolo ovunque – a casa, in aeroporto – sempre con il registratore in mano, e il risultato è una full immersion nella mente, nelle ossessioni e nelle fragilità di un grande scrittore.

E’ chiaro che noi vogliamo di più. Noi vorremmo tutto. Noi vorremmo poter cambiare il tempo. Noi che abbiamo trovato in David Foster Wallace un qualcosa di unico, di mai incontrato prima, noi che – dopo averlo letto – siamo in qualche modo diversi, come lettori e come persone, per quanto melensa questa frase possa apparire.

Foster Wallace aveva una mente poderosa, unico ed irripetibile era il suo modo di percepire il mondo, gli altri, il suo modo di vedere. Allo stesso tempo, era una creatura fragile, sempre sull’orlo del crollo, sempre a fare i conti con una sorta di ombra; aveva uno spasmodico bisogno di approvazione, proprio lui che era così bravo a capire i comportamenti altrui. Era un uomo delicato, ma anche ingombrante, complesso, e il bello di questo libro è che tutto questo, tutte queste sfumature, sono presenti e vivide, perché Lipsky ha lasciato Foster Wallace libero di spaziare, di ragionare, e il risultato è un panorama variegato che si stende di fronte a noi, lettori avidi di sapere più cose possibili. Foster Wallace parla di tutto, della scrittura, della malattia, degli altri, del pubblico, dei media. Parla praticamente di ogni cosa, ed è in questo modo che ci si rende conto di ciò che abbiamo perso, un giorno di tre anni fa.

Alla fine, e’ un libro che mi sento di consigliare solo a chi apprezza veramente Foster Wallace, perché – come ho già detto – richiede una buona dose di pazienza. Per certi versi è un peccato, perché se le sue parole fossero state “ripulite”, allora avrebbe potuto essere un ottimo strumento per chiunque volesse rendersi conto di quale mente geniale fosse racchiusa in un corpo tanto goffo.

David Lipsky, “Come diventare se stessi – David Foster Wallace si racconta”, (ed. or. 2010) pp. 443, 18,50 euro, Minimum Fax, 2011.

Voto: 3/5