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Domani avrò vent’anni di Alain Mabanckou

di Federico Baccomo

66_2_19_bigCongo, anni ’70. Michel è un bambino di nove anni che si affaccia alla vita, e lotta con la zanzariera che lo fa sudare, e ascolta le frasi sussurrate che giungono dall’altra stanza dove Papà Roger e Mamma Pauline parlano di una sorellina che non arriva, e litiga con Caroline, la bambina con cui un giorno avrà due figli, un cagnolino tutto bianco e un’auto rossa a cinque posti, e intanto il Partito Congolese del Lavoro si prodiga per la Rivoluzione in nome del defunto Marien Ngouabi detto “l’Immortale”, e Michel ascolta la cassettina di un certo George Brassens, un capellone bianco con i baffi e gli occhi luccicanti che non fa che parlare di un albero cui voleva bene ma che scioccamente ha smesso di guardare, e corre per le strade di Pointe-Noire fino alla casa del sarto Mutombo dove abita il suo migliore amico Lounès, e ride della mamma cicciona di uno degli aiutanti, e intanto i francesi si occupano del petrolio nel mare di Pointe-Noire per far sì che non vada sprecato e venduto agli americani, e Michel sogna dietro agli aerei che passano in cielo indovinandone la destinazione, e spera che la pioggia bagni i talismani dei Dragoni di Voungou che rendono invisibili i giocatori della squadra in cui gioca il suo rivale in amore, e corre a giocare con la sua nuova macchinina telecomandata in un campo lontano per non suscitare invidie, e intanto l’ayatollah Khomeini perseguita l’ultimo scià dell’Iran costringendolo all’esilio in Egitto dove muore di cancro, e Michel la sera manda una preghiera alle sorelline mai nate, Sorella Stella e Sorella Senza Nome, e scrive una poesia per riconquistare il cuore di Caroline, e ingolfa con lo zucchero il motorino di quell’uomo che guarda troppo il sedere della mamma, e intanto la guerra civile insanguina l’Angola, e Michel nasconde la pagella temendo che “diligente” possa essere una brutta cosa e chissà cosa penserà Papà Roger quando verrà a sapere che suo figlio è diligente, e si controlla la peluria sul viso, e assiste alle risse fino all’arrivo della polizia, e intanto Idi Amin Dada, dopo aver sterminato più di trecentomila persone, dall’Uganda ripara in Arabia Saudita dove viene trattato da re, e Michel si imbuca al concerto di Papa Wemba insieme al fratellastro Maximilien, e impara a ballare muovendo la testa a destra mentre il sedere va a sinistra, e offre a Caroline di abitare i castelli nel suo cuore, e intanto Mobutu Sese Seko, il dittatore dello Zaire, per farsi pubblicità porta Muhammad Ali e George Foreman a combattere in Africa, e Michel cerca la chiave che secondo lo stregone della città blocca la pancia della mamma impedendole di avere la tanto desiderata figlia, e fa amicizia con un matto che rovista nei cassonetti, e si confida con il dolce viso di Arthur Rimbaud sulla copertina di un libro nella stanza del padre, e, intanto che la radio continua a sfornare notizie di un mondo incomprensibile, Michel non smette di cercare un’altra strada, la strada della sua felicità, quella da percorrere a piedi nudi, in pieno sole, anche se l’asfalto scotta.

Arriverò lontano, molto lontano, là dove si incontrano tutte le strade del mondo, là dove ritroviamo le persone che ci hanno lasciato e che non hanno più lo stesso volto di quando le avevamo conosciute sulla terra. Devo tenere quella strada bene a mente, non voglio che non ci sia più quando sarò grande altrimenti mi perderò tra la gente malvagia che non mi vuole bene e cerca di farmi del male.

Alain Mabanckou, Domani avrò vent’anni”, (ed. or. 2010), trad. Alice Volpi, pp. 336, 20,00 euro, 66thand2nd, 2011.

Giudizio: 4/5.


13.10.2011 Commenta Feed Stampa