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Il sognatore di George Pelecanos

di Enzo Baranelli

pelecanos-il-sognatorePelecanos è un ritrattista straordinario. I suoi personaggi prendono vita dalle pagine del romanzo, non in maniera epica o grandiosa, ma grazie alla loro umiltà e a un realismo che è raro trovare. D’altronde George Pelecanos, sceneggiatore, produttore, scrittore, non deve dimostrare nulla, non ha bisogno di rincorrere trovate linguistiche o assurdi colpi di scena. Sa raccontare una storia, e sta a Washington, come Ellroy a Los Angeles o Lehane a Boston. Racconta vicende di uomini e donne come è possibile incontrarne per strada (be’ non esattamente nella vostra via, magari), e riesce a mantenere viva la tensione narrativa anche quando disquisisce del menù di un ristorante.

1972: sono passati pochi anni dai disordini avvenuti dopo l’omicidio di M. L. King. Un gruppo di ragazzi bianchi, tra cui Alex, “Il sognatore” del titolo (l’originale è “The Turnaround”), va verso Heathrow Heights per provocare i neri che abitano quel quartiere, purtroppo trai giovani che incontreranno uno ha con sé una pistola. Gli eventi prendono una piega tragica e le ripercussioni arriveranno sino al presente. Un presente in cui può capitare che in una casa arrivino due militari per portare una notizia che non si vorrebbe sentire, un presente in cui gli Stati Uniti sono impegnati a mandare giovani in Iraq e Afghanistan.

Serie televisive: lo stesso Pelecanos è stato produttore di una serie di culto (The Wire) che può vantare trai suoi autori Dennis Lehane, Richard Price e lo stesso Pelecanos; la serie conclusasi dopo cinque stagioni aveva ricevuto il plauso della critica, meno quello del pubblico: la narrazione non era sempre molto rassicurante (un po’ come The Shield che in Italia ha avuto, sebbene a tarda ora, una certa visibilità). Su quanto va in onda in questo momento nel settore della crime fiction possono valere le riflessioni di un personaggio del libro: “La gente voleva essere rassicurata di non essere in pericolo. Questi scrittori televisivi stavano facendo soldi fornendo ai cittadini le bugie che desideravano ardentemente”.

Pelecanos, nel raccontare la Washington D.C. di ieri come di oggi, non si stanca di puntualizzare come la città, simile in questo a moltissime altre metropoli americane, sia ferocemente divisa in quartieri distanti, se non dal punto di vista geografico, da quello finanziario e politico, se qualcuno sconfina può sentirlo sulla propria pelle: “La sensazione che provava ogni volta che lasciava il suo mondo: di essere un passo indietro e fuori posto”. Nella produzione letteraria di Pelecanos, in cui sono presenti serie e romanzi sganciati da protagonisti fissi, e anche mainstream (non vedo perché “Il sognatore” debba essere catalogato come noir o thriller, se non per venderlo ai lettori di thriller) si può trovare il ritratto non edulcorato della società americana, vista dalla prospettiva della sua capitale e scritto con uno stile eccezionale e un talento fuori dal comune.

George Pelecanos, Il sognatore (ed. or. 2008 – trad. S. Tettamanti e S. Di Pietro), pp. 335, 16,50 euro, Piemme, 2011.

Giudizio: 4/5.


2.10.2011 2 Commenti Feed Stampa