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Buon compleanno Malcolm di David Whitehouse

di Chiara Biondini

Malcolm1Mi accingo a scrivere di questo libro, e mi tornano in mente – con forza – le parole di Raymond Carver: “Di che cosa parliamo quando parliamo di amore”. La scrittura di David Whitehouse ha molto poco a che fare con quella di Carver, ma ha invece molto a che fare con il concetto insito in quella frase.  Amore.

Continueremo sempre a parlare di Amore. Ne scriveremo sui libri, nelle canzoni, cercheremo di comprenderlo, di racchiuderlo in uno schema che possa esserci familiare. Lo inseguiremo proprio perché ci sfugge, e una volta avutolo tra le mani, il più delle volte lo soffocheremo.

Il libro di Whitehouse ruota intorno a questo. All’amore. Lo fa in modo non scontato, con un linguaggio ora secco e deciso, fatto di frasi brevi e criptiche, ora denso e corposo, in similitudini e metafore che si rincorrono in un ritmo serrato. Ci sono momenti in cui questo continuo sommarsi di parole ed immagini può risultare un po’ pesante. A volte, invece di scrivere “mi sentivo teso come una pentola che sta per esplodere sopra un fuoco ribollente”, possiamo limitarci a “ero sotto pressione”. Il troppo stroppia, l’equilibrio incanta.

La voce narrante è quella del fratello di Malcolm, colui che dà il titolo al libro (non nella versione originale, che preferisce un secco – e significativo, vista la storia – “Bed”); mi rendo conto mentre scrivo che non ho idea di come si chiami, questa voce narrante. Non credo venga mai specificato, e se anche fosse stato fatto, io non lo ricordo. Ricordo il nome di Lou. Di Ted il Rosso. Ma non il nome del fratello di Mal. E mi dico che c’è qualcosa di strano, una sorta di buffo incantesimo, perché nel libro è proprio così che si sente, questa voce narrante: solamente “il fratello di Malcolm”, la propria personalità soffocata da questo personaggio che un bel giorno rifiuta di alzarsi dal letto e arriva a pesare più di seicento chili.

Dicevamo, l’amore. Che in “Buon compleanno Malcolm” è ovunque. Ma… di cosa parliamo quando parliamo di amore? Whitehouse ci narra di molti tipi di amore, e nessuno di essi è positivo.

Amore soffocante. Amore silenzioso. Amore rifiutato. Amore nascosto. Amore malato.

Esiste un tipo di amore che sia solo giusto?

Amare qualcuno significa guardarlo morire, dice il padre di Mal alla nostra voce narrante. Che terribile condanna.

Lou che ama Mal, che lo osserva espandersi e deformarsi da una tenda piantata in giardino. La madre di Mal che prepara tonnellate di cibo, e disinfetta piaghe, e svuota sacchetti di urina. Il padre di Mal che osserva silenzioso e progetta salvezze troppo lontane. La voce narrante, che ama di un amore proibito, e ci racconta questo fratello, questa donna, questa madre e questo padre, ognuno smarrito nel proprio labirinto, creature accecate dall’amore che dall’amore si fanno annientare. E’ davvero così che dovrebbe andare? Non siamo forse tutti in attesa di un qualcosa da poter stringere tra le mani, da sentire nostro, non siamo forse tutti alla ricerca di un luogo da chiamare casa?  Whitehouse concede davvero poco spazio alle spiegazioni.

Qualcuno una volta mi disse che chi scrive non deve mostrare, non deve spiegare; deve essere la storia a svelarsi al lettore, a mostrare ora una faccia, ora l’altra, come fa la Luna, astro così incredibilmente lontano da noi, affascinante e sconosciuto, e forse per questo tanto affascinante.

Il tempo della narrazione si snoda tra presente e passato, tra ricordi e flashback, istantanee di vite consegnate a noi, lettori assorti, spettatori di polaroid allineate su una parete bianca.  Si arriva in fondo a questo libro con il cuore gonfio di ferite, ma pulsante.  Stanchi, ma con un sospiro di sollievo che aleggia sulle labbra, come una promessa.

David Whitehouse, “Buon compleanno Malcolm”(ed. or. 2011), pp. 358, 16,00 Euro, Isbn Edizioni, 2011

Voto: 4/5


18.09.2011 3 Commenti Feed Stampa