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La montagna di sale di Peter Handke

di Martina Finelli

montagnaI commenti illustri riportati in quarta di copertina descrivono La montagna di sale come “un racconto epico” che tratta dell’ “inferno del mondo di oggi” attraverso la “realtà enigmatica” di Handke e il suo “naturale registro poetico”.
Per quanto mi riguarda, se sono venuta a capo di questo centinaio di pagine a dir poco astruse è stato soltanto grazie alla sinossi del risvolto di copertina. È così che ho capito che la donna descritta dal narratore è una cantante lirica che all’inizio si aggira in una città mostruosamente moderna per poi tornare al suo paese natìo, quello della montagna di sale per l’appunto, con l’intento di trovare l’ultimo dei bambini scomparsi.
Un ritorno alle origini, una fuga dall’orrore tecnologico della contemporaneità e la ricerca di questo bimbo perduto o forse scappato, simbolo della perdita dei valori più importanti e del rifiuto dei giovani di conformarsi alla decadenza in cui vivono gli adulti.

Detto così potrebbe anche sembrare intrigante, ma il racconto si presenta come un insieme di paragrafi stranamente slegati l’uno dall’altro e per quanto la scrittura sia lirica e struggente, nonostante la traduzione lasci un po’ a desiderare, è anche molto faticosa da leggere e comprendere. Sembra quasi che qualcuno abbia preso un bel racconto dalle atmosfere cupe, tipiche della tradizione letteraria germanica, e l’abbia ridotto a brandelli, trasformandolo in un mucchio di frammenti sconnessi e criptici.
Non conosco l’opera di Handke e non so se questo suo stile sia voluto come il riflesso di una società priva di punti di riferimento, ma di certo non è adatto a scendere in profondità. In questo breve racconto i temi accennati, come quello della difficoltà nell’instaurare rapporti con gli altri, sono talmente tanti e soggetti a molteplici interpretazioni che in fin dei conti il libro sembra soltanto un sussurro, come un messaggio che non arriva al punto, che resta in superficie, nell’aria gelida di neve e bianca di sale.

Arrivata alla tanto agognata ultima pagina non vedevo l’ora di liberarmi dallo sforzo continuo di trovare un collegamento tra una situazione assurda e quella successiva: un legame nella maggior parte dei casi suggeritomi soltanto dalla mia fantasia e dalla mia capacità di riempire i buchi della trama. Insomma una volta trovata la morale della favola finale mi accorgo che la “nuova verità, pesante come un macigno” riguardante gli ingannevoli ricordi di infanzia della protagonista, di cui si parla nel risvolto, non l’ho trovata. Forse si riferisce alle rivelazioni della madre nella prima metà del racconto? Nescio.
Mi sono arrampicata su fin troppi specchi per dare un senso a questa storia e concludo dicendo che penso proprio che la succitata “realtà enigmatica” sia soltanto un elegante eufemismo per non dire frammentaria e incomprensibile, così come la definizione di “racconto epico, grandioso” nasconde una triste verità: la montagna di sale riesce ad essere un mattone anche con sole 103 pagine!

Peter Handke, La montagna di sale, pp. 103, 15,00 euro, Garzanti, 2011.

Giudizio: 1/5


13.09.2011 1 Commento Feed Stampa