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Un semplice atto di violenza di R.J. Ellory

di Enzo Baranelli

un semplice atto2E’ stata una storia meravigliosa fatta di cose terribili, americana almeno quanto il napalm”.

Dopo “Vendetta” del 2004 e “La voce degli angeli” del 2007, ma i titoli non sono stati pubblicati in Italia in ordine cronologico, Ellory ritorna in libreria con questo romanzo del 2008: “Un semplice atto di violenza”. Complesso. Dalle molte facce. Con ritmi diversi e diverse voci narranti, affronta la Storia americana con uno stile personale; Ellory non è Ellroy: sono solo anagrammi. Il Nicaragua, le operazioni clandestine della CIA, il traffico di droga usato per creare fondi neri e ancora l’epidemia di crack degli Ottanta e Novanta con gli americani morti ritenuti “vite spendibili” come in una più vasta guerra contro nemici invisibili. Un quadro troppo ampio anche per il poderoso volume di R. J. Ellory, che è un romanzo e non un saggio. Adrenalina, occhi pesti, notti insonni, detective della squadra omicidi di Washington D.C. alla ricerca di un serial killer, sopra tutti l’agente Robert Miller, il poliziotto, senza una vita privata, con un passato forse non impeccabile, un cattivo tenente, ma senza droghe e scommesse. L’autore è molto abile nel dipingere personaggi credibili e nel raccontare attraverso una trama poliziesca, uno spaccato della Storia americana che viene spesso rimosso, collocato nelle zone grigie della memoria.

Poi ho scoperto la linea che divide la verità dalla menzogna. L’ho attraversata così tante volte che è diventata oscura, sbiadita, fino a sparire del tutto”.

Ellory grazie ai suoi personaggi, quando ancora la vicenda è nebulosa quanto l’indagine che la guida, affronta temi come la felicità o la verità: mette a nudo, non solo le parti meno nobili della nazione, ma esige un’identica presa di coscienza da parte di tutti gli attori di questo “semplice atto di violenza”.

Si procede inserendo, come in un minuzioso e ponderato calcolo, gli elementi che aumentano la suspense, e l’autore sottolinea il passo, che pare un nulla, ma è invece enorme, che divide il romanzo realistico o il crime novel dal mondo più finto della televisione. A volte si leggono libri scritti per diventare film, pellicole per persone con un livello di attenzione di poco superiore a un bambino in astinenza da Ritalin, non è il caso di “Un semplice atto di violenza”: “Non era NYPD, né CSI, né Law and Order. Non era un episodio con un inizio e una fine. La vita non era così. Richiedeva pazienza, nervi saldi, e i risultati si ottenevano solo grazie all’impegno, alla diligenza e a un’indefessa perseveranza. E a volte, nonostante tutti gli sforzi, non si arrivava a nulla”.

Il romanzo di Ellory ripaga ogni sforzo, portando il lettore dentro l’anima più scura degli uomini e delle loro azioni: “Stavamo facendo la cosa giusta e lo sapevamo. Lo sapevamo così bene che non avevamo più bisogno di riflettere su cosa fosse giusto e cosa no”.

R. J. Ellory, “Un semplice atto di violenza”, (ed. or. 2008), pp. 655, 22 euro, Giano, 2011.

Giudizio: 5/5


7.09.2011 2 Commenti Feed Stampa