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Pesci poeti e cari ricordi di Sherwood Kiraly

di Federico Baccomo

pesci-poeti-e-cari-ricordi-kiraly1Attese”, la collana della giovane casa editrice 66thand2nd, colleziona romanzi che trovano nello sport  il loro motore narrativo. Sport come materia di emozioni, di slanci, di suggestioni, per dirla banalmente, come metafora di vita.

Pesci poeti e cari ricordi” di Sherwood Kiraly è l’ultimo arrivato. Pubblicato negli Stati Uniti nel 1995, il romanzo ruota attorno a una leggendaria figurina che ritrae tale Frank “Wildfire” Schulte, campione di baseball dei primi del ‘900. Il proprietario, lo zio Rollie, è un bizzarro vecchietto affetto da Alzheimer che spende i giorni raccogliendo le poesie che i pesci del Mississippi compongono abboccando ai tanti ami da lui annodati ai tasti di una macchina da scrivere. Suo nipote, Cooper, è un redattore di fumetti, affetto come lo zio da frequenti vuoti di memoria conseguenza di un trauma cranico conquistato in un duello d’amore.

Il lettore segue le buffe e spericolate avventure in cui i due incorrono nel tentativo di vendere la preziosa figurina e ottenere così i soldi necessari a impedire che Zio Rollie sia rinchiuso in un istituto; il lettore li accompagna nel viaggio fino alla fiera di appassionati collezionisti in cui sarà possibile piazzare il cimelio; il lettore si unisce agli stravaganti personaggi incontrati lungo la strada, dal manesco ex fidanzato dell’attuale fiamma di Cooper al navigato espositore di reliquie sportive; il lettore, soprattutto, si chiede: “Sì, vabbè, ma in fondo, a me, di tutto questo, che cosa me ne importa?”. Tutto qui, che cosa me ne importa?

Intendiamoci, il romanzo sa intrattenere, ha fantasia e scorrevolezza, sono frequenti i passaggi che strappano un sorriso (“Mio padre se ne andò di casa quando ero un bambino, ma i suoi viaggi si rivelarono così disastrosi che decise di tornare. E mamma fu costretta a chiedergli di andarsene di nuovo“), ma il risultato finale, nonostante i buoni ingredienti, lascia una certa freddezza. Sarà, provo ad azzardare, per la sua alta dose di “americanità” (il fatto che i Chicago Cubs non vincano da un pezzo la Major League Baseball non è esattamente un fattore di entusiasmo per un lettore italiano), sarà che i personaggi risultano un po’ troppo stilizzati, sarà che il tema della memoria apparentemente così centrale e potenzialmente ricco viene poi in realtà solo superficialmente toccato, sarà per una trama in fin dei conti un po’ fiacca e trascinata, ma il coinvolgimento del lettore fatica a germogliare.

Si legge nei risvolti che Sherwood Kiraly, scrittore e commediografo, negli anni ’80 produsse un episodio di una serie dal titolo E/R (si badi, non E.R.) con un giovanissimo George Clooney. La serie non ebbe successo, nonostante – come la storia ha poi rivelato – gli ingredienti per un successo ci fossero tutti. Che cosa gli mancava? Chi lo sa, probabilmente la stessa cosa che manca a questo romanzo.

Sherwood Kiraly, Pesci poeti e cari ricordi”, (ed. or. 1995), pp. 256, 16,00 euro, 66thand2nd, 2011.

Giudizio: 2/5.


6.09.2011 Commenta Feed Stampa