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La vergine eterna di Ōe Kenzaburō

di Enzo Baranelli

la vergine eternaŌe Kenzaburō intreccia finzione e autobiografia, annodando la propria vita alla narrazione, come più volte accaduto dopo la nascita del figlio Hikari nel 1963. Qui la figura dello scrittore diventa protagonista di una storia coinvolgente che trova nella figura di Sakura, l’attrice del racconto, idealizzata già nel titolo originale come l’Annabel Lee di Poe, il centro attorno a cui Ōe incrocia i destini dei vari personaggi. Sospeso nel suo linguaggio ambiguo e indiretto, il romanzo (del 2007) “La vergine eterna” arriva a toccare, con la tensione narrativa di un sofferto memoir, temi di attualità e insieme argomenti classici, confermando l’unicità della voce di Ōe Kenzaburō, un maestro, uno dei pochi premi Nobel che possano davvero rendere onore al riconoscimento svedese  (cosa che certamente non è accaduta negli anni recenti).

Sakura-san, Annabel Lee, “la vergine eterna”, la presenza eterea del libro viene, in un passaggio, definita dalle sue parole: “Io ero sempre me stessa, perché in fondo nella realtà in cui viviamo il tempo scorre sempre e ovunque alla medesima velocità”. Ōe dà ampio spazio ai dialoghi, molti ricordi emergono all’interno dei discorsi tra Komori, il produttore cinematografico, e lo scrittore stesso. Qui è chiaro come Ōe, ancora una volta all’interno della sua vasta opera, metta in primo piano il tema della comunicazione, ormai trasformata e ridotta a brandelli, in un’epoca in cui questa si ferma al numero dei caratteri di Twitter o di un sms. Il dibattito, la forza straziante delle parole che costituiscono l’elemento fondante dell’altissima forma narrativa delle opere di Ōe Kenzaburō sono elementi marginali in una società dominata da Facebook-Zuckerberg.

Ōe Kenzaburō, La vergine eterna”, (ed. or. 2007), pp. 251, 18,60 euro, Garzanti, 2011.

Giudizio: 5/5.


17.08.2011 1 Commento Feed Stampa