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Lo schiaffo di Christos Tsiolkas

di Martina Finelli

schiaffoQuesto libro è una collezione di schiaffi a mano aperta, di quelli che arrivano quando meno te lo aspetti e ti lasciano stordito, confuso.
Tutto ha inizio al barbecue di Hector e Aisha, una festa a cui partecipano Australezi, come Gary e Rosie, immigrati greci di prima e seconda generazione, come i genitori di Hector e suo cugino, una coppia convertitasi all’Islam, Bilal e sua moglie, e un’ebrea bella e dannata, Anouk. Purtroppo, visto che non siamo in una pubblicità di Benetton, con il melting pot in giardino la lite è assicurata!
Lo scontro tra la mentalità greca, patriarcale e tradizionalista, e quella australiana, individualista e fintamente anticonformista, è inevitabile e, quando i bambini litigano e uno dei padri si intromette schiaffeggiando un marmocchio insopportabile, scoppia il finimondo.
Lo schiaffo è un pretesto che dà modo all’autore di analizzare le reazioni, e più in generale i pensieri e lo stile di vita, di ognuno dei personaggi coinvolti. Ogni capitolo porta il nome di uno degli invitati ed è un viaggio nella sua testa: quella di un uomo insoddisfatto del suo lavoro che cerca rifugio nell’adulterio, quella di una donna delusa che preferisce mentire a se stessa piuttosto che guardare in faccia la realtà, quella di un padre di famiglia ormai stanco della solita routine, quella di una giovane donna timida e insicura.
Per farla breve, potrei semplicemente dire che questo romanzo è popolato da un manipolo di stronzi. Scorrendo le pagine, continuavo a chiedermi se finalmente mi sarei imbattuta in qualcuno da salvare, ma niente, soltanto feccia da dare in pasto agli squali. Gente ipocrita, violenta, egoista e superficiale, che non conosce l’amore né l’empatia, ma che tiene unita una famiglia soltanto per starsene al sicuro, al riparo di un solido tetto di bugie. Avrei voluto schiaffeggiarli uno ad uno questi personaggi e mi arrabbiavo con me stessa quando mi lasciavo commuovere dalle loro disgrazie, assurde e sproporzionate, come quelle dei protagonisti di Sentieri. Mi rimproveravo per aver abboccato a quelle banalità, per essermi abbandonata con tanta facilità alla compassione per quei dolori pacchiani e inverosimili.
L’aspetto più disturbante della narrazione di Tsiolkas è la violenza con cui descrive qualsiasi rapporto o pulsione sessuale. Mentre leggevo di gambe aperte e membri eretti, mi ronzava in testa una canzone che dice che siamo soltanto mammiferi, quindi tanto vale farlo come lo fanno su Discovery Channel (The bad touch – Bloodhound Gang). Un invito che rende bene l’idea del mood di certe pagine dello schiaffo: animali che si accoppiano, tutto qui. Non c’ho trovato niente di umano, di sensuale e neanche di vagamente eccitante, anzi direi che un calcio in faccia sarebbe stato più coinvolgente.
Nel tentativo di spiegarmi come mai questo romanzo avesse ricevuto tante lodi sperticate, ho letto un’intervista che l’autore ha rilasciato al Guardian e che ha confermato alcune delle mie intuizioni.
In primis, Colm Tóibín, scrittore e critico letterario irlandese, che pone Tsiolkas nell’olimpo dei narratori contemporanei, accanto a Franzen e a DeLillo, è un amico di vecchia data dell’autore dello schiaffo e questo spiega il praise entusiasta in quarta di copertina.
In seconda battuta, Tsiolkas ammette che la rabbia che c’è nel romanzo è anche la sua, perché, quando ha scritto il libro, l’Australia era in un momento politico sconfortante, in una situazione che lo faceva incazzare in quanto cittadino.
Non credo che un romanzo debba riprodurre fedelmente la società o l’ambiente che descrive, ma il risentimento dell’autore si sente e influisce negativamente sulla narrazione, infarcendola di personaggi da condannare in tutto e per tutto.
Ecco dov’è il problema di questo romanzo: è sbilanciato, privo di sfumature, incorniciato dall’ira dell’autore, un sentimento che si trasmette anche al lettore, inevitabilmente.
Le pagine scorrono veloci, incatenate l’una all’altra da frasi brevi e scioccanti, pronte a scattare e ferirci, ma alla fine ci si sente insoddisfatti, delusi: non c’è speranza né riscatto, c’è solo l’umiliazione più feroce e la solitudine più nera.

Christos Tsiolkas, “Lo schiaffo”, pp. 537, 18,00 euro, Neri Pozza, 2011.

Giudizio: 2/5


27.07.2011 Commenta Feed Stampa