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Cielo di sabbia di Joe R. Lansdale

di Enzo Baranelli

Cielo-di-sabbia-di-Joe-R-LansdaleSe già le sembra assurdo questo, dovrebbe sentire la verità”.

Ritornando a temi già esplorati ne “La sottile linea scura”, una delle sue opere migliori, Lansdale ricrea il romanzo di formazione alla sua maniera. I ragazzini in fuga, Jack Catcher, Jane e Tony partono dall’Oklahoma della Grande Depressione. Tutti orfani, vivono ciascuno a suo modo “il viaggio” come iniziazione, riscatto, speranza: a bordo di un auto si dirigono verso il Texas Orientale: “Punterei prima a Sud, poi quando siamo in Texas direi di girare a Est. – Capita l’antifona, – risposi io” (ovvero Jack, che racconta in prima persona le avventure che cambiarono molte vite). Sparsa attraverso tutto il romanzo l’ironia può comprendere rifermenti a Steinbeck o Caldwell: la terra rossa e gli “Okie” in fuga sono diventate delle icone, ma con i miti Lansdale può permettersi di giocarci. Abbiamo anche l’incontro con un rapinatore di banche, e ci sono i banditi “buoni” (il traduttore sottolinea la citazione di una famosa canzone di Guthrie) e quelli spietati. C’è spazio anche per uno sceriffo corrotto che sfrutta il lavoro di disgraziati raccolti dalla strada e schiavizzati: “Un bel casino se anche i galli riuscivano a dormire più di noi”. Potrebbe sembrare che Lansdale affretti l’incipit del romanzo per tuffare il lettore nell’avventura, la perdita dei genitori da parte di Jack occupa solo poche pagine. Qui davvero dimostra di essere un grande narratore e di costruire personaggi complessi: siamo a metà romanzo ed ecco che Jack realizza la devastazione della sua perdita, “il punto più basso della mia esistenza”. “Cielo di sabbia” (“All the Earth, Thrown to the Sky”), oltre che riunire temi cari allo scrittore, rende omaggio alla narrativa americana e ai racconti degli hoboes, mescolando tradizione scritta e orale in un altro nuovo mito. Un aedo che pratica arti marziali, ecco Lansdale. I dialoghi sono sempre efficaci, anche quando si parla di morte l’autore è in grado di trasmettere un senso di comicità alla tragedia: “Un briciolo di ottimismo insomma – disse Jane – Cerchi di immaginarsi cosa c’è in fondo alla strada. – L’ho già visto cosa c’è. Altra strada – ”. Joe Lansdale non scrive certo per fini educativi, anche quando si raggiunge un equilibrio, questo è ottenuto per vie oblique. Il romanzo di formazione si schianta contro “il sapore del mondo e delle sue avventure”.

Il racconto termina a Paris, Texas… Le cose non sono come le abbiamo immaginate e la realtà riesce ad avere l’ultima parola anche in un romanzo.

Joe R. Lansdale, “Cielo di sabbia” (ed. or. 2011), pp.234, 17 euro, Einaudi, 2011.

Giudizio: 5/5.


23.07.2011 3 Commenti Feed Stampa