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Io sono Raymond di William Goldman

di Chiara Biondini

cop TuenaPiccola e doverosa premessa sulla veste editoriale.Ma cosa successo alla Mattioli? Gi nel vedere il libro ero rimasta perplessa; non pi quella copertina in cartoncino bellissima e gli angoli smussati, che rendeva queste edizioni uniche, preziose, eleganti, diverse. Ma questo poteva essere un dettaglio.

Non si pu sorvolare invece sui molti, moltissimi refusi e, cosa ancora pi grave, su due erroracci: per ben due volte, infatti, il nome di un personaggio stato confuso con un altro. Mi sembra un errore davvero grossolano, certo non me lo aspetto da una casa editrice come Mattioli, finora sempre molto accurata da questo punto di vista. Su questo fronte, decisamente un pollice verso.

Ora, veniamo a parlare del libro.

Ho odiato, veramente con tutta me stessa, il protagonista. Cosa che non mi capitava da un bel pezzo. La letteratura colma di questi personaggi, negativi in tutto, ma Ray Trevitt nel mio caso vince la palma per il pi insopportabile protagonista mai incontrato. Supponente, vigliacco, incomprensibile, astruso. Anche quando sta per fare la cosa giusta, improvvisamente desiste e combina casini, ferisce persone, commette uno sbaglio dopo laltro.

Certo viene da un passato non invidiabile, ma niente giustifica la sua irritante indolenza, il suo continuo oscillare emotivo: dallentusiasmo pi infantile alla rabbia pi nera (e immotivata).

Ray, allapparenza, un ragazzo come tanti; pessimo rapporto con genitori troppo distanti, un migliore amico che lopposto di lui, la scuola, le ragazze, le amicizie, le scorribande, gli sbagli.

La morte.Una parte di me spera di dimenticare in fretta questo libro.

E mi dispiace, perch Goldman (grande sceneggiatore, tra le altre firma quella de Il maratoneta, e vincitore dellOscar per quella di Butch Cassidy) scrive bene, molto bene, talmente bene da arrivare in un luogo dentro di noi e strizzare, strizzare fino a quando il dolore diventa un qualcosa di reale, palpabile, e ci si ritrova con le mani strette sulla pagina, il fiato corto, i denti tesi, le labbra piegate in un ghigno, e nella mente un solo pensiero: basta. Eppure si continua a leggere, si aspetta la crescita, levoluzione di questo ragazzo, che non si ama e non si accetta, che cerca di autodistruggersi e cos facendo trascina a fondo con s coloro che cercando di aiutarlo.

Zock. E Harriet. Le altre donne. La moglie. E una madre e un padre troppo lontani, troppo distanti, ormai. Tutte, in un certo senso, vittime di questuomo, che non conosce sollievo. Emozioni impossibili da raggiungere, da stringere tra le mani, e cos che pu fare pi rabbia di questo?

Cosa c di pi straziante del vedere una persona sempre ad un passo dalla salvezza, sempre ad un soffio dalla pace? Una persona che come cieca cammina e cammina, attraverso il tempo, attraverso la Vita, costeggiando la propria maturit, la propria integrit, senza mai riuscire ad afferrarle davvero.

La volont di salvarsi non la salvezza. Un tempo credevo che la volont potesse tutto. Ma non cos. La volont muore, si estingue sotto la campana di un qualcosa di oscuro, un qualcosa che non riesco a definire. Qualcosa che radicato nel cuore e nellanima di questo ragazzo, e di altre persone come lui, persone che convivono con una ferita, una mancanza, la privazione di ci che ci rende esseri umani salvi, o forse solo in procinto di esserlo.Questo libro genera dolore.Le fughe di Ray, le continue fughe, in cerca di un qualcosa, di una comprensione, di quellattimo che far dire al suo cuore: ecco, fermati. Queste fughe rappresentano la consapevolezza di non sapersi adattare al mondo, alle sue forme, e il dolore che ne scaturisce un qualcosa di troppo grande da sopportare.

Che cosa dovremmo fare, con persone come queste? Che ti viene voglia di sbattere al muro, di schiaffeggiare, di prendere per le spalle, scuotendo fino a non sentire pi le dita. Qual la soluzione, la parola magica? Svegliati. Vivi. Fermati. Senti.Non lo so, non lo so davvero, e mi ritrovo, alla fine di questo libro, stremata e colma di rabbia. Per lo spreco di una vita che avrebbe potuto essere molto altro.

Che avrebbe potuto essere, e basta.

William Goldmann, Io sono Raymond (ed. or. The temple of gold 1957), pp. 260, 15,90 euro, Edizioni Mattioli 1885, 2011.

Voto: 4/5


21.07.2011 Commenta Feed Stampa