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I guardiani del destino di Philip K. Dick

di Martina Finelli

i_guardiani_del_destino_philip_dickCon Philip Dick non si può mai stare tranquilli, perché ognuno di questi suoi racconti è una bomba che sta per esplodere.
All’inizio il ticchettio sembra soltanto un’innocua suggestione, un rumore di fondo proveniente da quel mondo freddo e metallico in cui ci teletrasporta ognuna delle sue storie, ma poi, andando avanti con le pagine, ci si ritrova con la fronte imperlata di sudore e le mani tremanti, col timore che tutto quello che consideriamo parte integrante della nostra vita sia soltanto un guscio vuoto, una copertura per le macchinazioni che governano il nostro destino.

In un’era ipertecnologica, la solitudine è lo stato di default dell’uomo, ed è per questo che i protagonisti di Dick possono contare soltanto su se stessi. In un mondo in cui i robot possono prendere il posto degli esseri umani e la realtà assume confini sempre meno definiti, come possiamo fidarci gli uni degli altri? Non possiamo, è questo che ci dice Dick.
La collettività impone regole precise ed è pronta ad annientare chiunque si avventuri fuori dal recinto o minacci l’equilibrio generale. È un mondo disumano quello che Dick costruisce con frasi brevi, che scorrono veloci. Un mondo in cui l’individuo non vale niente e la tecnologia prende il sopravvento in ogni aspetto dell’esistenza per garantire la supremazia delle istituzioni, dei burattinai nascosti dietro le quinte, sulle persone.
Gli schemi, i computer, i robot, i falsi ricordi: è tutto così impersonale, così tecnico e funzionale; un insieme di meccanismi ben avviati in cui i sentimenti sono stati archiviati da tempo o sono soltanto il pallido riflesso delle passioni di una volta.

Ogni racconto è un ordigno ticchettante che tentiamo invano di disinnescare, con Dick che ci porta fuori strada indicandoci il filo sbagliato e, prima di rendercene conto, è già tutto in pezzi, anche se non sappiamo bene come sia successo.
Dick è un maestro nell’arte del rovesciamento: ci tiene sulle spine fino all’ultima parola e rende ogni finale imprevedibile, privo di appigli sicuri.

In occasione dell’uscita del film I guardiani del destino, che poco ha a che vedere con l’omonimo racconto, Fanucci propone un’antologia che raccoglie sette dei racconti di Philip Dick, tra cui Rapporto di Minoranza (Minority Report) e Modello due (Screamers), da cui sono stati tratti film più o meno riusciti. Una selezione che offre una panoramica dei temi più cari all’autore, ideale per un primo approccio all’opera di Philip Dick.

Philip K. Dick, “I guardiani del destino e altri racconti”, pp. 274, 14,00 euro, Fanucci, 2011.

Giudizio: 4/5


11.07.2011 Commenta Feed Stampa