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Voci dalla luna di Andre Dubus

di Enzo Baranelli

dubus_vocidallalunaIl nostro compito non è vivere grandi vite, il nostro compito è portare avanti le vite che abbiamo”.

Dubus, grande ammiratore di Čechov, costruisce una novella dove i punti di vista si alternano e portano il lettore dentro i personaggi, illuminandoli con la grazia di una scrittura limpida, essenziale anche se ricchissima. Andre Dubus ha fortemente sostenuto l’importanza di Hemingway nella letteratura americana (alcune persone fanno ancora fatica a comprendere la grandezza dei racconti di Hemingway, ne conosco alcune e capisco perché i libri che scrivono, se li debbano anche pubblicare) e fa propria la lezione dello scrittore trasformandola in una ferrea volontà di essenzialità, che non è minimalismo, ma purezza. I racconti di Dubus sono puri; la sua tormentata fede, tutta la sua vita poi segnata da un incidente che lo ridusse su una sedia a rotelle, questi sono alcuni fatti che possono dare una spiegazione a tanto splendore, uno splendore sussurrato all’orecchio del lettore.

In un punto l‘autore parla di Carol (figlia di Greg, come Larry e il più piccolo Richie) e del suo rapporto con il padre. Noi siamo spettatori partecipi, si legge, il fiume esonda, la narrazione corre: “Lui l’abbracciò fermi nella stanza, al suono della musica, tenendosi, e lei sentì la vita battere nel petto di lui e sperò che fosse lunga e che quell’amore fosse felice. E desiderò, più di quanto avesse mai desiderato qualsiasi altra cosa da tantissimo tempo, di potergli regalare tutto questo, facendolo scorrere dal proprio cuore a quello del padre”.

Un altro importante capitolo è dedicato all’ex moglie di Greg, Joan che “mentre stava alla finestra o si appoggiava allo schienale della poltrona al buio […] modellava la propria tristezza in qualcosa di forte e bello”. Sono di Joan le parole in epigrafe a questo commento. L’editore cura il volume con un’introduzione breve di Lehane, una più lunga del traduttore e una postfazione di Peter Orner, scrittore, ma prima di tutto grande amico di questo fantastico narratore.

La scrittura di Dubus colpisce chi legge perché è vera, empatica, sta al nostro fianco lungo il percorso attraverso il quale l’autore fa dipanare la novella. Svolge il suo filo di parole, Dubus, ci accerchia, arrampicandosi su di noi come lo scoiattolo osservato da Richie in un scena fa attorno a un albero. Andre Dubus riesce sempre a far sentire al lettore ogni emozione, come se fosse nuova sotto la luce del sole (o delle stelle). Le emozioni in Dubus hanno un peso, una forma, un odore. Tutto diventa possibile solo grazie alla straordinaria magia che il lettore incontra nel suo narrare. La lettura lascia esterrefatti, consuma ogni nostra tensione. Soffriamo, amiamo; lo abbiamo fatto e lo faremo: Dubus ci ricorda soltanto tutto questo.

Andre Dubus, “Voci dalla luna” (ed. or. 1984), pp. 134, 17,90 euro, Mattioli 1885, 2011.

Giudizio: 5/5


7.05.2011 1 Commento Feed Stampa