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Libertà di Jonathan Franzen

di Enzo Baranelli

liberta2-jonathan-franzenA volte scambiavo il titolo con “Felicità”. Sicuramente è un testo carico di sofferenza, probabilmente solo il linguaggio di Franzen riesce a evitare l’involuzione barocca dell’eccesso di vita, tradimenti e rimorsi che costituisce un nucleo del romanzo. Pensavo a felicità, perché come lettore non posso descrivere diversamente l’impatto emotivo dell’arte narrativa di Jonathan Franzen. Forse quando leggevo le storie del Frank Bascombe di Richard Ford ho provato questa sensazione di ricchezza.

In Franzen l’intero romanzo (con le sue sottotrame e le diramazioni) viaggia su un livello più alto verso cui ci si può sporgere (anche se capisco che non sia semplice, per me sarebbe molto più facile scrivere una stroncatura di questo libro e dire che Franzen dovrebbe tornare alle sue fascette e introduzioni superflue, però preferisco dire la verità). Il rapporto è personale, con quest’opera intendo, con “Libertà” di Franzen. Non mi sono pesati cedimenti, errori perché il romanzo, come ogni vera opera d’arte viva, ha superato la distanza tra il narratore e il lettore e il mio sorriso e le mie lacrime sono mescolate alle parole di Franzen, in una miriade di nodi che non so come sciogliere, neppure se volessi farlo.dendroica

Sulla famiglia Berglund si sono spese parole a sufficienza, la trama, a ripercorrerla, diventa un tracciato impresso nella mente. E’ sempre e solo come e non cosa, anche se il cosa ha il suo peso. La libertà del titolo vero del libro ha infinite declinazioni: in questa precisa epoca la sua continua manipolazione rende la storia di Jonathan Franzen il più alto tributo alla verità e all’arte.

Jonathan Franzen, “Libertà” (ed. or. 2010), pp. 622, 22 euro, Einaudi, 2011.

Giudizio: 5/5


22.04.2011 Commenta Feed Stampa