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Una canzone che ti strappa il cuore di Joseph O’Connor

di Enzo Baranelli

Perché le parole su una pagina sono solo parole su una pagina, ma una canzone ha bisogno di qualcuno che ascoltandola la ami”.

Joseph O’Connor è un grande scrittore, perché è in grado di raccontare una storia con l’eleganza più raffinata, senza appesantire di un grammo la pagina. Gli viene naturale. Conosce la vita, la morte, come molti lettori, e comprende l’amore. E nel legame tra Molly Allgood e John Synge si ritrova la poesia perduta trai video, i blog, le mail, la pesantezza dell’eccesso di informazioni. E’ l’inizio del 1900. Un secolo “breve”. Di guerre e stermini. Di coraggio e sconfitte. Di musica. Di ossessioni. Di omicidi. Di angoscia e depressione. Di speranza. O’Connor condensa il tempo e restituisce attraverso la poesia della sua narrazione una piccola parte di felicità che ci era stata tolta dalla letteratura falsa, dalla spazzatura elogiata da riviste ignare o compiacenti.

L’inizio del romanzo vede Molly Allgood (o con il nome d’arte di attrice, Maire O’Neill) nella Londra del 1952 ancora alle prese con le ultime ferite della guerra. Non ci si limita, poi, a flashback che illuminino la storia tra il drammaturgo John Synge (morto nel 1909) e Marie; l’autore, certo, usa i ricordi, ma attraverso la memoria “matta” di Molly, vicino alla fine, vagabonda come vagabondo è stato il suo amore. La struttura, solo apparentemente complessa (alcuni richiami a Joyce dovrebbero chiarire che questa NON è una struttura complessa), dà spessore a una trama quasi ovvia, le parole sono intrise di grazia. L’autore ricorda, nella nota finale, di aver sognato un angelo durante la stesura. Niente di più profetico: tutto qui pare toccato da una mano fatata. Il titolo originale è “Ghost Light”, ma la versione italiana, “Una canzone che ti strappa il cuore”, fa un più esplicito riferimento al testo, sia alla sua apertura, sia al suo epilogo, con quella “lettera mai spedita” che suggella il pegno d’amore tra Synge e O’Neill, pegno e peso, peso di sofferenza, speranza e dolore, e sì, di felicità, anche se vista con gli occhi più acuti e saggi, lì alla fine di tutto, ed è forse proprio per questo che ci strappa il cuore e ci scalda gli occhi.

O’Connor scrive, è vero, ma scrive per essere ascoltato. Con amore.

 Joseph O’Connor, “Una canzone che ti strappa il cuore” (ed. or. 2010), pp. 275, 17 euro, Guanda, 2010.

Giudizio: 5/5


15.02.2011 Commenta Feed Stampa