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Umano troppo umano

di tamas

Se Michele Misseri si fosse chiamato, supponiamo, Michai’l Misarëv e fosse vissuto a metà dell’Ottocento in un qualche governatorato russo, se là si fosse svolta una vicenda uguale nei tratti essenziali a quella di Avetrana1, chissà, questa avrebbe potuto ispirare un romanziere di valore, per la tremenda verità che emana dal tutto; se poi, come sarebbe stato possibile nelle contingenze dell’epoca, la copertura data dal padre di famiglia alle sue donne fosse stata svelata da un tardivo pentimento solo a decenni dai fatti e da una presumibile condanna esemplare, allora forse un intreccio tanto dolente e umano avrebbe meritato l’interesse e la penna di un Dostoevskij e, in mancanza di intercettazioni e di cimici, sarebbe toccato allo scrittore anche ricostruire i pensieri e i discorsi dei protagonisti della vicenda.
Vista viceversa con gli occhi del giornalismo e della giustizia odierni, che possono avvalersi di una certa precisione, che diventa a volte sicurezza, nella ricostruzione dei fatti e soprattutto di una potenza di indagine e di approfondimento ovviamente mai registrata prima, questa storia di cronaca nera appare soltanto squallida (e lo stesso è successo in circostanze simili, negli ultimi anni). Dando per scontato che gli esseri umani siano sempre gli stessi, e sempre quelli i loro orrori e le pulsioni più inconfessabili, credo che la differenza stia tutta lì, nell’occhio che guarda: proprio perché lo sguardo di oggi è troppo potente, è un microscopio che ingrandisce di migliaia di volte ogni minimo neo sulla pelle, e lo mostra gigantesco e nero alla folla scandalizzata e disillusa, proclamando che quella è la verità. E in effetti è così: ma non si dice mai che quella verità è innaturale. La gente, vista da troppo vicino, è molto peggiore di come appaia ad una distanza normale e attraverso occhi – per l’appunto – umani, perché si ingigantiscono i dettagli e si perde del tutto la visione d’insieme.
Credo che il dramma attuale sia in una scissione irrimediabile. Da un lato, infatti, sta una tecnica che permette l’ingresso sovrumano – certamente a fin di bene, non discuto questo – nella vita quotidiana e anche nelle sue disgrazie (e la consapevolezza di poter essere frugati atterrisce e titilla le persone, rendendole molto spesso ridicole); dall’altro, l’umanità è un vecchio virus che, se evolve, evolve molto lentamente, e i suoi difetti restano quelli, che a descriverli sia Dostoevskij o Bruno Vespa. Soprattutto, in presenza invece di uno strano fideismo che ha ormai rimpiazzato quelli tradizionali, manca la coscienza che anche la tecnica è una creazione umana, e che le sue immense potenzialità e utilità devono essere valutate, se non proprio utilizzate, con comprensione o quantomeno con pietà; altrimenti, a forza di osservare le macchie ingigantite e le ombre distorte di quelle figure misere e delle loro azioni meschine, finiremo per dimenticarci che essi sono come noi.

  1. mi riferisco a questa vicenda per quello che se ne sa oggi; d’altra parte, la mia riflessione è generale e non ha strettamente a che fare con essa e con i suoi sviluppi giudiziari [torna su]

22.10.2010 1 Commento Feed Stampa