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Alienazione. Glister, di John Burnside

di Chiara Biondini

“Forse apparirà stupido parlare di rispetto, ma questo complesso di edifici in rovina, e di rotaie in disuso che corrono in tutte le direzioni e arrivano ovunque, lungo la costa o nell’entroterra, attraverso i boschi e i campi di ginestre, questa che è chiaramente una landa desolata, è l’unica chiesa che abbiamo; e io me ne accorgo quando da quelle parti incontro qualcuno, qualche ragazzo con un aquilone o una scatola di fiammiferi, o una ragazza che conosco dalla scuola; lo so che sto interrompendo non qualche gioco da bambini o uno di quegli atti di presunto vandalismo di cui gli adulti stanno sempre a lamentarsi. No: quello in cui mi sono imbattuto per caso è una cerimonia segreta, un rituale privato. Quando accade, capisco che l’altra persona, quella ragazza o quel ragazzo, è inquieto, sconvolto, come se lui o lei sentissero di essere stati scoperti; a volte ci fermiamo a parlare, a chiacchierare inutilmente prima di tornare ciascuno per la propria strada; più spesso ci scambiamo sguardi timidi, quasi colpevoli, e poi ce la filiamo di corsa per tornare alla sicurezza dell’erba alta o del magazzino umido, fuori dalla portata del tempo, e lontano dalle occhiate degli altri.”

Burnside scrive un qualcosa di grandioso. Il finale non è stato quello che avrei voluto, e forse – ma solo forse – in certi punti la storia sembra adagiarsi su sè stessa, ma si tratta di dettagli minimi. Che intaccano la perfezione dell’opera, sì, ma in fondo queste piccole increspature sono funzionali al romanzo stesso.
Che è un romanzo ferito, frammentato, pieno di crepe. Una lampadina oscilla in un enorme spazio vuoto. Luce, buio. Buio, luce.
L’alternanza dei punti di vista e il moltiplicarsi di voci narranti ci offrono ampio respiro per una trama che si avvolge sul thriller, si adagia sul romanzo psicologico, si insinua nel romanzo di formazione, e ancora scivola in indagine mistica, umana, sociale.
Il poliziotto, la donna, i ragazzi, il solitario, il prepotente. Il Glister.
Questo luogo avvelenato, abbandonato, colmo di misteri, luoghi sconosciuti, enormi barche arrugginite, costruzioni, binari. Un intero mondo, che a volte sembra chiedere un prezzo. Ragazzi scomparsi, ma non è solo questo.
Sarebbe troppo semplice.
Ho amato in modo viscerale la capacità di Burnside di calarci nell’anima di un ragazzino. Ognuno di noi, di un libro, fa suoi dettagli e fatti assolutamente particolari, e io ho fatto mia l’immagine di Leonard che vaga per sentieri oscuri, boschi avvelenati. Leonard intelligente, spaccone, imbarazzato. Leonard preda della rabbia. Leonard preda della meraviglia.
Ci sono molte cose che possono catturare una mente, in “Glister”. che sia un bene o no, a deciderlo sarete voi.
Tu racconta, Leonard, continua a raccontare.

“Immaginati una grande luna color indaco che fluttua sulle acque opache del porto, sopra le gru arrugginite, ti capita di vedere quella luna grande sopra il porto e senti i gufi che chiamano dal bosco, più in là, sulla West Side: quali parole potresti trovare? Non è una descrizione, comunque, quella di cui hai bisogno, ma qualcosa di più raffinato. E’ come l’analisi sintattica, o la cromatografia. A volte il mondo intero ti indica qualcosa che non riesci a vedere, un’essenza, o qualche principio nascosto. Non lo vedi, ma puoi sentirlo, anche se non hai idea di come renderlo a parole. Talvolta è soltanto che le cose sono talmente belle; però quello che intendi per belle è diverso da quanto vuol dire la gente di solito con quella parola. Non è sentimentale o melenso. E’ bellissimo, e anche terribile. Ti toglie il respiro, ma non sai mai se a causa del timore o del terrore.”

  • Editore: Fazi Editore
  • Data di pubblicazione: Mar, 2010
  • Voto: 5/5

  • 23.07.2010 Commenta Feed Stampa