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Abluzioni di Patrick deWitt

di Enzo Baranelli

abluzioniQuesto è il libro del “Parliamo di…”, perché tutto è annotato come una bozza, la vita stessa del protagonista è narrata in seconda persona: “Come quella volta che tua moglie ti ha lasciato prendendosi l’auto”. Tutti i personaggi che scorrono sul bancone del bar di Hollywood sono disastri ambulanti, l’intera desolazione umana pare aggregarsi in un punto, una sorta di anonima alcolisti al contrario. “-Come ti sentiresti tu dopo quindici anni di fallimenti?- dice Lancer. -Chiedimelo tra cinque- rispondi”.

Questo di deWitt è un quadro disegnato con una matita retta da una mano tremante; possiamo scorgere i confini dei tratti impressi solo attraverso una nebbia etilica. Non è una limitazione; la bozza è l’unico modo con cui può esprimersi il protagonista, l’unica voce coerente che può avere. Alcolizzato, in discesa verso la morte stessa. Oltre agli avventori, esiste tutto il paesaggio di contorno: “Parliamo del terribile palazzo che vomita esseri umani”; dal palazzo di fronte al bar effettivamente sono caduti tre uomini, il primo un suicidio, il secondo è stato un omicidio, e il terzo non lo ricordo.

Dopo la splendida dedica iniziale, Patrick deWitt procede con cautela, portando lentamente il lettore in una spirale di alcol e sesso. La droga viene evitata visto che al liceo “ti sei fatto tutte le droghe possibili e immaginabili e sai che gli stimolanti sono roba da ricchi senza cervello, buona per chi si illude di farsi venire l’ispirazione in un’esistenza appagata”. Purtroppo “una sera, per ragioni occultate dal whiskey, sniffi cocaina”. Le successive descrizioni sconfinano tra il grottesco, il comico e l’incubo allo stadio puro.

E’ un gioco di sponde al biliardo, un continuo mutare della traiettoria, mentre il tappeto rimane intatto, o quasi, ma i bordi toccati cedono, polverizzati come il tavolo che tutto sorregge: è qui che capisci che è ancora un altro incubo. Anche il sesso acquista una dimensione apocalittica. Tutto, puoi intuire, è doppio, ogni cosa è sia dietro, sia davanti un muro di alcol. Ed è questo il motivo per cui, fortunatamente, poche persone possono comprendere a pieno l’opera di deWitt, figlio di uno degli “ultimi temerari piloti”.

 Patrick deWitt, “Abluzioni” (ed. or. 2009), pp. 189, 15 euro, Neri Pozza, 2010.

Giudizio: 4/5


13.07.2010 Commenta Feed Stampa