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Portami a casa di Jonathan Tropper

di Enzo Baranelli

tropperUn romanzo ricco di sfumature, dai dialoghi cesellati alla perfezione, ma completamente realistici. La famiglia Foxman si ritrova per celebrare la Shiv’à (sette giorni di lutto) per la morte del padre Mortimer. Con un’atmosfera che potrebbe ricordare “Il Grande Freddo”, Jonathan Tropper imposta il suo romanzo “Portami a casa” (“This Is Where I Leave You” in originale) narrando le vicende dal punto di vista di Judd Foxman, da poco separato dalla moglie, Jen, trovata a tradirlo con il suo capo.

Proprio il punto di vista di Judd, un uomo letteralmente a pezzi, senza casa, lavoro e moglie in un colpo solo, permette al lettore di addentrarsi in una materia narrativa all’apparenza lineare, raccogliendo frammenti di informazioni, stralci di dialoghi, e un intero universo di amore, tradimenti, odio e amicizia.

Scrittura ora lieve, ora grave: Tropper non punta al capolavoro, ma riesce a produrre un’opera dal forte impatto emotivo. Impossibile sfuggire al paragone schiacciante con il mitico Frank Bascombe di Richard Ford, eppure Tropper non si lascia intimidire e l’universo visto da Judd possiede un suo fascino, nascosto tra le pieghe e le onde di un racconto simile alla marea. Flussi di parole che lasciano sulla pagina la vita, semplicemente (o almeno è questo ciò che rimane al lettore).

Jonathan Tropper, “Portami a casa” (ed. or. 2009), pp. 357, 18,60 euro, Garzanti, 2010.

Giudizio: 4/5


10.07.2010 Commenta Feed Stampa