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Il fastidio

di tamas

Somiglia molto a quello prodotto dalle vuvuzele negli stadi sudafricani il fastidio de “Il Giornale” per tutto ciò che è cultura: si tratta di un ronzio assordante e continuato ma che resta in sottofondo, e che dunque a volte uno tende a dimenticare. Però non scompare mai, e nei momenti di pausa del gioco ti accorgi con sorpresa di quanto sia rumoroso e fuori luogo, anche se ovviamente lo sapevi già.
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Oggi, in una prima pagina piuttosto imbarazzante, il quotidiano di Feltri taccia gli inglesi di idiozia e, un centimetro sopra, li chiama maestrini. L’accostamento, evidentemente, non ha molto senso in sé; ma rivela, in questa ossessione puntigliosa tipica di un disturbo da ritenzione anale, che quelli alla cultura non sono più attacchi. Semmai, sono più simili ad esorcismi.
Il redattore medio del Giornale, lo si vede, teme davvero che un giorno la cultura ne incontri la figlia adolescente in un vicolo buio e le metta in mano un poderoso tomo; questi titoli e titoletti somigliano ai tamburi delle più sperdute tribù di negri della Nuova Guinea, suonati di continuo per tenere lontani gli spiriti maligni e i virus trasmessi per via antropofagica. Il frastuono continuo, infantile nella sua serietà, serve a spaventare queste realtà tremende ma in fondo sconosciute. Io, se fossi la cultura, non me la prenderei allora per le continue offese ricevute; proverei invece un grande senso di tenerezza per uomini e titolisti tanto terrorizzati da risultare ridicoli agli occhi dei civilizzati.


28.06.2010 2 Commenti Feed Stampa