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L’attimo

di Chiara Biondini

2705679-3-mesa-arch-sunrise-canyonlands-national-park-utah1“La bellezza di tutto questo mi uccide.”
“Quanto sei scontato. Questa è una tipica frase da poeta decadente, non ti si addice.”
“Ah no? E cosa mi si addice, allora?”
“Una frase del tipo: ”
Ci guardammo e scoppiammo a ridere, nostro malgrado.
Forse Claire aveva ragione, e io ero solo un ragazzetto rozzo dal cervello grosso quanto una ciliegia, sta di fatto che era splendido.
Stavamo sulla cima di un costone, seduti su un enorme tronco caduto. Sopra di noi, un arco di pietra, sotto l’intero canyon. Frastagliato, scosceso, immenso. Luci e ombre si rincorrevano come bambini dispettosi, il vento giungeva da sotto i nostri piedi e solleticava le dita nude, si infilava nei calzoncini e ci sfiorava il collo.
I suoi capelli rossi si sollevarono piano, e io non potei fare a meno di notare che avevano la stessa sfumatura della roccia. Poi, lentamente, il mio sguardo scese sul livido, grande, di un colore che evocava rabbia, tristezza, e un sacco di altre cose dai nomi troppo grandi, troppo pesanti per la mia bocca, nomi che non volevo pronunciare, come se rifiutarmi di accettare la loro esistenza potesse allontanarli da me.
“Claire. Devi andare via.”
Vidi spuntare il suo sorriso triste, quello di chi tante volte ha sentito la stessa cosa, ed è allo stesso tempo grata e molto, molto stanca.
“E da chi, David? Per andare dove? Con quali soldi?”
“Ti aiuterò io. Andiamocene insieme.”
Si voltò a fissarmi, i suoi occhi grigi erano uno specchio: potevo vederci le stesse domande che rimbalzavano nella mia testa, la stessa paura, e lì, dove quella punta di giallo stemperava l’argento, lì io ci vedevo la nostra forza, mia e sua, la forza di due tipi tosti che non avrebbero mollato mai.
“David, non essere stupido. Ci troverebbero subito. Ci riporterebbero indietro. Non ci sono case per chilometri. Mio padre va a fare la spesa col Piper, santo cielo.”
“Abbiamo i cavalli. Possiamo preparare del cibo. Acqua. Partiamo di notte e cavalchiamo fino al mattino. Al loro risveglio saremo lontani.”
Non rispose, e questo lo considerai un buon segno. Forse potevo davvero convincerla. Non me ne sarei mai andato da solo, ma andarsene era l’unica cosa da fare.
Jim, il padre di Claire, non riusciva più a controllarsi, e il mio era peggio di lui. Grosse braccia per spaccare una terra dura e densa. Grosse braccia per piccole teste, piccole membra, così facili da piegare.
“Non lo so, David. Stiamo crescendo. Dovranno pur smettere, un giorno.”
“Ma io non voglio resistere un giorno di più. Non in questo posto.”
Sbuffò.
“Non hai detto che la bellezza di tutto questo ti uccide?”
“Sì. Mi uccide perché la associo al dolore. Non vedi quanto è bello, questo posto? La luce? Il modo in cui la corrente del fiume si insinua nella pietra? I fiori gialli che spuntano dalle fessure? I coyote che la notte sembrano danzare sull’acqua e tra le rocce? Forse questo è il posto più bello del mondo, Claire, ma noi qui ci stiamo morendo.”
“Si accorgeranno se prenderemo dell’acqua. Lo sai. Controllano tutto.”
“Il fiume no, Claire. Quello non possono controllarlo. Ne prenderemo un po’ ogni giorno. La filtreremo.”
“E il cibo?”
“So cacciare. Non sarà un problema.”
“Vuoi farla proprio facile, vero?”
“Voglio salvarti. E salvare me stesso. Il resto non mi interessa.”
Fu quello il momento in cui accadde.
Il mio primo bacio.
E quel bacio cancellò tutto.
Il tempo passato a scappare, le notti nascosto tra i cespugli, le grida di Claire, il suono di un pugno che incontra carne molle.
Cancellò il passato, cancellò il futuro, cancellò il tempo.
E l’attimo divenne un attimo senza paura alcuna.


24.06.2010 1 Commento Feed Stampa