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Un programma chiaro

di tamas

L’Italia è piena di problemi, anzi: l’Italia è piena di gente che crea problemi, perché, ad essere onesti, i problemi dell’Italia non sono il bradisismo o l’eccesso di fulmini o le grandi invasioni di orsi in Sicilia. I problemi dell’Italia sono causati da persone fisiche, e il più delle volte anche giuridiche, e dunque si risolvono eliminando le persone che li creano, i suddetti problemi.
Questo primo capoverso è perciò riassumibile in un più conciso: è ora di ricominciare a fucilare. Ad esempio si dovrebbe fucilare chi in macchina è troppo indaffarato o troppo in ritardo per fermarsi quando attraversa la strada un riccio o un gatto; si dovrebbero fucilare persone così un po’ per far loro un piacere, ché non avranno più fretta, e un po’ perché abituarsi a versare sangue e fregarsene è un inizio che non si sa dove può portare. Poi bisognerebbe fucilare, per restare all’ambito automobilisti, quelli che non frenano sulle strisce pedonali, sempre per permettere loro di risolvere il grave problema di fretta che evidentemente li affligge.
Sono buoni da fucilare anche quelli che “eh, la politica fa tutta schifo uguale, da destra a sinistra”, però, chissà perché, votano sempre gli schifosi di una parte sola; ha molto senso fucilare, poi, i politici che forniscono prove o alibi alla categoria appena nominata. E sono da fucilare i moralizzatori della politica, variamente colorati, che vedono il male solo fuori da sé; sono da fucilare i comici, più o meno involontari, che vogliono insegnare la serietà e l’arte di governare, ma hanno problemi a imparare la coerenza e l’onestà intellettuale.
Un’altra cosa perfettamente sensata, a mio modo di vedere, sarebbe fucilare gli amministratori che svendono il territorio, gli speculatori che costruiscono, gli abusivi che aspettano i condoni; questi però andrebbero tutti fucilati alla schiena, per alto tradimento, visto che nulla è più sacro della propria terra. Bisognerebbe fucilare tutti quelli che alla terra non vogliono bene, quelli che ne ridono; poi fucilare tutti i detentori allegri e placidi di un placido e allegro conflitto d’interessi, dal più piccolo al più grande, perché la differenza, quando si parla di morale, non può essere nelle dimensioni.
Tutti coloro che bloccano i propri collaboratori più meritevoli, quelli che nel settore pubblico, nelle università, nelle amministrazioni, assumono per interesse o per raccomandazione, sono allo stesso da fucilare, e qui sfido chiunque a dissentire da me. Se poi questi stessi fucilandi parlano di meritocrazia – e capita che ne parlino – prima si allestisce una finta fucilazione, ché si impauriscano ed abbiano i capelli bianchi di terrore, poi, nel mezzo del loro sollievo, li si porta di nuovo al muro, e stavolta si spara.
Qualcuno, a suo tempo, ha parlato di una pietra al collo e un tuffo in mare per chi fa dei bambini vittime della propria arroganza e del proprio potere; io mi accontenterei di fucilare anche loro. E, sempre lì intorno, anche quelli che mischiano spiritualità e affari, beatitudine di là e lottizzazione di qua, è buona regola fucilare anche loro.
Altri meritevoli di fucilazione, tra i tanti, sono coloro che hanno responsabilità e possibilità di governo e, mentre parlano di identità, difesa delle tradizioni, cultura e orgoglio nazionale, lasciano che la Nazione muoia per incultura, per cemento, per frustrazione dei suoi figli migliori, per impossibilità di mettere al mondo dei bambini ché divengano poi il futuro di questa nazione.
Ma c’è tanta di quella gente da fucilare che forse, e dico forse, si farà prima ad aspettare che finiscano questo disastro, e poi ripartire con chi resta, chi ancora vuol bene alle rovine e prova a rimettere a posto le cose. La prospettiva, purtroppo, è quella che è; ma si sta, si aspetta, e in parte si spera.

P.S. Leggevo ieri che alcuni “Giovani Democratici”, gente che dovrebbe stare dalla mia parte della barricata, si sono lamentati col segretario del PD Bersani, sostenendo a gran voce la necessità di rinunciare al “compagni e compagne” e alle Feste dell’Unità, giudicando questo bagaglio come estraneo a loro e al “nuovo centrosinistra”. Ecco, a questi cui non piacciono le Feste dell’Unità, presumo perché non piacciono loro le persone, io a questi li bastonerei con dei salami stagionati. Ma tanto, tanto, finché i segni dolorosi dei lardelli che rompono le ossa non avranno loro insegnato a essere coerenti e intelligenti.


22.06.2010 2 Commenti Feed Stampa