Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Visioni > Scacco Maccanico

Scacco Maccanico

di Blicero

Unapertura cos non poteva essere pi eloquente: delle giovani costrette in abiti succinti danzano al ritmo di unorrida musica elettronica, vere e proprie vittime sacrificali di un sistema che spreme il meglio dallanimo di chi ha ancora lardire di stare in questo mondo e che poi ti getta via, nel lettone di un primo ministro russo autoritario, in unorgia a base di eroina e politica o, alla peggio, in un ministero.

Lo Scaccomatto del Carlo Fumo ci dimostra ancora una volta, se possibile, che il cinema italiano alla faccia della critica a senso unico desinistra che vorrebbe ridurre il grande schermo ad unUnica Grande Pellicola Impegnata, Orientata e Definitiva possiede ancora una carica indipendente ed una genuinit che sembravano essere state risucchiate nei pozzi rossi del nannimorettismo, ermannolmismo e pappicorsicatismo.

La Vita, nello Scaccomatto del Fumo, frenetica, frammentata, schizofrenicamente postmoderna (ma tesa alla ricerca di una modernit moderna e moderata) e incanalata nel flusso delle transazioni illegali che rendono liquidi e inafferrabili anche i rapporti umani. Catapultati in una Salerno meccanica e diegeticamente criptoindustrializzata, il maestro di Oliveto Citra ci regala 19 minuti di adrenalina allo stato puro preferibilmente dopo 3,5 grammi di cocaina tagliata con le prime pagine del Giornale nel periodo Boffo.

Intrighi, tradimenti, denaro, passione, mexican standoff con split-screen e appartamenti fronte-Colosseo a tremila euro a metro quadro. Sembrerebbero gli ultimi mesi di lotta clandestina allinterno del Pdl, in realt dobbiamo confrontarci con una ponderosa opera in cui si intrecciano Elmore Leonard, Alessandro Sallusti, Umberto Lenzi, John Saxon, Max Payne e Susanna Tamaro e che scardina i dogmi del postmodernismo in salsa italiota pur sapendoli piegare alle proprie esigenze narrative. originalissimo infatti linvolontario-ma-volontario rifacimento della celeberrima partita a scacchi de Il settimo sigillo, in cui una Noemi Letizia pre-Papi/big-bang chirurgico stravolge magistralmente e si appropria del Bengt Ekerot 57 guidato dal paramaoista Bergman.

Il Fumo dirige il suo cast esplosivo tramite un rapporto che potrebbe essere assimilato a quello che aveva Herzog con Kinski e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, basti pensare allangosciante sfogo di un gangster di origini asiatiche al minuto 10:01, causato dal drammatico inceppamento della sua Beretta.

Insomma, basta Gomorreidi, Sorrentineidi e il cosidetto cinema del mi-si-nota-di-pi-se-vengo-o-se-sto-disparte? che non fa altro che diffamare, calunniare e puntare distorti riflettori su chi delinque onestamente, senza pretese e soprattutto senza fattura.

Il pubblico vuole pistole, puttane e Coca-Cola. E tutto il resto letteratura.


6.05.2010 Commenta Feed Stampa