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Elogio di chi ci prova

di tamas

In Italia sicuramente non c’è un regime. Un regime è una cosa organizzata e quasi rispettabile, che si muove compatto secondo i propri fini; e non mi si persuaderà mai che in questo Paese si sia in grado, adesso, di realizzare qualcosa di simile. In Italia però, altrettanto certamente, c’è un pensiero o impensiero dominante, fatto di chiacchiere sulle celebrità, chiacchiere sul federalismo, chiacchiere sul testamento biologico, chiacchiere sulle veline, chiacchiere sullo scandalo della Protezione Civile, chiacchiere sul crocefisso, chiacchiere su tutto; vige insomma la superficialità nella sua unica forma ammessa, che è quella di un teorico moderato buonsenso, il quale alla prova dei fatti è soltanto retrogrado, conservatore, asservito.

Sappiamo che tutto questo succede perché una certa parte ha il totale dominio dei media (nel doppio senso che li possiede e sa come usarli), mentre l’altra parte procede a rimorchio, e anche quando dissente lo fa nelle forme stabilite dall’impensiero, nei fatti legittimandolo e rafforzandolo.
A tutto questo fa eccezione qualche giornale, sempre meno diffuso e autorevole, qualche rara trasmissione televisiva superstite di una stagione di possibili alternative, e poco altro; e d’altra parte questo ristretto circolo, bollato come comunista, non ha la forza di influire all’esterno, su quella vasta massa che è invece minacciata e blandita dall’impensiero. Inoltre, non si può negare che un certo diffuso autocompiacimento minacci quel poco che resta del progressismo televisivo e abbia spesso sulla qualità e l’accessibilità dei programmi effetti tragici. Perché se non ti capisco, non stai davvero parlando.

Gli unici a proporre effettivamente un modello alternativo nell’Italia del 2010 sono quelli di “Tutti pazzi per amore”. In questa fiction, trasmessa su Rai Uno la domenica sera, la leggerezza, il parlarsi e chiacchierarsi sopra dei personaggi, la cultura popolare (di massa, dunque) sono utilizzati invece per presentare e rappresentare una realtà totalmente diversa da quella dominante, una realtà fatta di individui e famiglie senza paura, gioiosi, felici di scontrarsi e riprodursi, una realtà in cui stranieri, omosessuali e sieropositivi hanno anch’essi allegro diritto di cittadinanza, e partecipano del generale ottimismo. Si tratta insomma di qualcosa di improbabile e fortemente edulcorato, qualcosa che ai più cinici non potrà che strappare un sorriso per la sua ingenuità; in poche parole, si è di fronte ad una visione ideologica, in quanto falsa ma programmatica.
Già, “Tutti pazzi per amore”, propone un suo sistema di valori che è contrario, in modo diverso e sorprendente, a quello dell’ortodossia; e lo fa su Rai Uno, lo fa con le canzoni e con un’atmosfera godibile, che contrasta decisamente con quella plumbea (propria del berlusconismo negli anni della decadenza fisica del suo leader) ormai generalizzata anche in Rai. Volendo giudicare freddamente, peraltro, anche “Tutti pazzi per amore” è pieno di difetti: la scrittura non è sempre all’altezza, i balletti a volte durano decisamente troppo, qualche attore è abbastanza un cane. Ma se uno ha presente la media delle fiction Rai e Mediaset, che sono la norma di ciò che viene fatto mangiare alla gente comune, non può che ammettere la decisa, evidentissima superiorità dello sceneggiato di Rai Uno quanto a ritmi, recitazione, credibilità generale; ed esiste perfino il rischio che i luoghi comuni sempliciotti e consolatori, che questo veicola più o meno consapevolmente, portino il lunedì mattina qualche spettatore della fiction ad alzarsi meno incattivito col mondo e a dare una possibilità a chi (allo sconosciuto e terribile mondo) là fuori attenta al suo portafoglio e alle tradizioni giudaico-cristiane.

Poi si può ridere o sorridere dell’ingenuità e della politica dei piccoli passi; ma non è lecito, o non dovrebbe esserlo, deridere la cultura di massa. Ecco, io ritengo che, dopo anni o forse decenni di abbandono del campo, “Tutti pazzi per amore” sia un tentativo di donare qualcosa di valido, piuttosto ben fatto e comprensibile alle persone comuni, semplici, a chi magari ha basso livello di istruzione e di prontezza tecnologica, e che proprio per questo avrebbe maggior diritto ad un’educazione etica ed estetica fatta attraverso i media di massa. Anche solo per questo, e non c’è solo questo, “Tutti pazzi per amore” merita apprezzamento e perfino gratitudine. E potrebbe essere un esempio di comunicazione per chi a sinistra, un domani, volesse decidere di rivolgersi davvero alle persone.


4.05.2010 3 Commenti Feed Stampa