Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Letture > Italia, anno 2010

Italia, anno 2010

di tamas

il 2010 e l’Italia si dibatte in una delle peggiori crisi economiche della sua storia: le imprese sono in difficolt, le banche stringono i cordoni della borsa, molte fabbriche chiudono o minacciano di delocalizzare. La situazione tale che si temono ripercussioni sull’ordine pubblico, specie in quel Nordest reduce da lustri di crescita costante, che ora deve fare i conti con una diffusa disoccupazione e un preoccupante tasso di fallimenti.
Il Ministro dell’Interno, onorevole Maroni, si dice tuttavia fiducioso: “Negli ultimi anni ci sono giunte moltissime critiche per la rigidit delle regole che abbiamo imposto quanto all’immigrazione di lavoratori nel nostro paese; ma ora che molti stranieri sono disoccupati, e quelli che invece sono ancora occupati sono visti con rancore dai nostri connazionali senza lavoro, rivendichiamo la nostra lungimiranza nel non aver permesso alle ditte italiane di assumere selvaggiamente e di importare manodopera a basso costo dal Sud del mondo senza prima garantire loro un alloggio e un contratto di lavoro decenti. Credo che Confindustria ci debba delle scuse. Quanto alle misure per consentire il rilancio della nostra economia, ritengo che il Ministro al Lavoro Bersani stia facendo il possibile, e mi pare che i suoi provvedimenti abbiano gi sortito effetti benefici”.
una crisi grave, quella che sta vivendo l’Italia, ma in effetti nessuno sembra in grado di approfittarne politicamente mettendo in discussione l’asse Lega Nord-Partito Democratico-Comunisti Italiani che governa ormai per la seconda legislatura: soltanto la Chiesa, marginalizzata nelle scelte di governo dalla tradizione laica degli ex PCI e dal para-paganesimo celtico della Lega ma vitale sul territorio, mantiene alto il livello delle critiche contro l’esecutivo. Soltanto qualche giorno fa, la decisione della giunta a guida leghista appena eletta in Veneto (dopo quindici anni di potere di Forza Italia) di introdurre la pillola Ru-486 ha causato le dure proteste delle gerarchie cattoliche locali; altrettanto dura stata la risposta del governatore leghista Zaia, le cui parole (“I preti pensino allanima, lascino stare la politica”) hanno perfino richiesto un certo smarcamento da parte del Presidente del Consiglio Cacciari. D’altra parte risuonano ancora le parole pronunciate da Umberto Bossi in occasione della candidatura di Gianni Letta al Comune di Roma, quando questi fu apertamente sostenuto dalle gerarchie vaticane: “Il Sud quello che grazie allAtea Romana Chiesa, con i suoi vescovoni falsoni che girano con la croce doro nei paesi dove si muore di fame: il principale potere antagonista dei padani”.

Le nozze con rito celtico dell'On. Calderoli: solo un'altra manifestazione del disprezzo leghista per la gerarchia cattolica

Le nozze con rito celtico dell'On. Calderoli: solo un'altra manifestazione del disprezzo leghista per la gerarchia cattolica

Ma mentre la Chiesa combatte le sue battaglie, la destra appare troppo debole e soprattutto irrimediabilmente divisa. E c’ perfino chi si guarda indietro e individua in una scelta, apparsa all’epoca vincente, la radice di ogni male. Giova forse ricordarla, specie ai pi giovani e alla loro scarsa memoria storica.
Era il 1997 e Antonio Di Pietro era stato da poco costretto a dimettersi da Ministro dei Lavori Pubblici per un colpo basso della Magistratura, quella stessa Magistratura che grazie a lui – diciamolo, grazie a lui – e alla sua bravura nel fare di una piccola inchiesta milanese una rivoluzione era divenuta una potenza nel Paese; e perfino un punto di riferimento per la massa degli italiani onesti. Ecco, Di Pietro non aveva gradito che proprio da l venisse il colpo che rischiava di distruggere la sua nascente carriera politica, e aveva gradito ancor meno la freddezza di Prodi, del governo, del centrosinistra tutto. Da l a riconsiderare l’offerta di Berlusconi di entrare in Forza Italia, anche considerate le idee politiche conservatrici di Di Pietro, il passo era stato breve: e gi nell’agosto di quello stesso anno le foto scattate nel fresco del parco di Villa Certosa avevano immortalato il momento dell’accordo fraterno tra Berlusconi, Di Pietro e Fini e l’inizio di un percorso che doveva riconsegnare il paese al centrodestra dopo il vergognoso ribaltone di fine 1994.
Intanto l’Italia, a dispetto del tormentone “No tiengo dinero” che andava per la maggiore in quell’estate 1997, pagava a caro prezzo la volont prodiana di entrare in Europa dalla porta principale. Quella stagione di finanziarie durissime avrebbe da un lato consentito di centrare l’obiettivo, ma avrebbe anche cancellato per sempre l’utopia di una sinistra alternativa e insieme capace di governare: nel 1998, con curiosa scelta dei tempi e del pretesto, Bertinotti rompe con la maggioranza sulle 35 ore. Il successivo tentativo di Massimo D’Alema di costruire una nuova maggioranza imbarcando settori del CDU fallisce miseramente: con l’apporto di Di Pietro, il centrodestra sicuro di trionfare alle inevitabili elezioni anticipate. Soltanto Cossutta ed altri esponenti di Rifondazione sono contrari ad abbandonare il governo atteso cinquant’anni per impuntarsi su una questione marginale e rinnovano dunque la propria fiducia a Prodi, ma il loro apporto insufficiente. Si va perci alle urne: il 7 e 8 marzo 1999 CDU, CCD, Italia dei Valori (il nuovo partito creato da Antonio di Pietro), Forza Italia, Partito Radicale e Alleanza Nazionale sbancano, conquistando praticamente tutti i seggi uninominali nelle regioni del Sud Italia, con poche eccezioni a Crotone, Foggia e Matera, e potendo contare anche su buone sacche di consenso nel Nord Italia intorno a Milano e nel Piemonte Orientale. La Lega resiste nei suoi feudi prealpini, mentre il centrosinistra lo fa nelle regioni rosse, ma entrambi subiscono la minaccia della schietta retorica dipietrista, in grado di far breccia anche nei settori popolari di entrambi gli elettorati. L’exploit dell’Italia dei Valori in effetti la vera novit delle Politiche 1999, e vale all’ex pm molisano la poltrona di Ministro degli Interni. Il centrosinistra sconta anche la scelta di DAlema di appoggiare, con i voti di Forza Italia e AN, la guerra contro la Jugoslavia di Miloevi?: ci porta ad unelevata astensione e regala consensi ai pacifisti di PRC, ma soprattutto impedisce al sindaco di Venezia Cacciari di portare a termine in tempo per le elezioni il suo capolavoro politico: il possibile accordo di desistenza DS-Lega Nord viene infatti sconfessato da Bossi proprio per lappoggio dato dal centrosinistra ai kosovari albanesi islamici. I due partiti entrano anzi in un clima di prolungata freddezza reciproca.

Antonio Di Pietro e Renato Schifani durante una iniziativa di coordinamento politico

Antonio Di Pietro e Renato Schifani durante una iniziativa di coordinamento politico

Il momento di grazia del centrodestra dura allora per tutto il 2000, quando le Regionali sanciscono una storica vittoria: quelle di Biasotti in Liguria, Storace nel Lazio e Mastella in Campania sono soltanto le pi roboanti tra le tante vittorie della coalizione che fa capo al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nel frattempo, le opposizioni si muovono frastornate e divise: Pagliarini, Gnutti, Cota ed altri lasciano la Lega Nord per entrare in Forza Italia; all’interno dell’Ulivo, invece, dal magma indistinto inizia ad emergere l’idea di un partito unico del centrosinistra, affiancato dai comunisti “governisti” di Cossutta. La strada appare comunque lunga e difficile, e non si vedono alternative all’orizzonte.
Nel 2001 per le cose cambiano bruscamente: il G8 di Genova e la sua gestione militaresca e para-dittatoriale da parte di Di Pietro gli alienano le simpatie di gran parte dei settori di sinistra che si erano lasciati sedurre dalla sua apparenza popolare, mentre la crisi post-11 settembre rivela l’inadeguatezza di una gestione semplicemente liberista dell’economia, come invece continua ad intenderla il superministro del Bilancio, delle Finanze e del Tesoro Martino. Nella primavera del 2002, Berlusconi dichiara di voler dare priorit alle riforme, prima di allora tante volte annunciate e mai attuate: ma l’azione di governo si arena per due lunghi anni sul nodo del presidenzialismo, sul quale un prudente Fini si contrappone a Di Pietro e Berlusconi, mentre d’altra parte gli ultimi due non si risparmiano colpi bassi, convinti entrambi che siano le loro rispettive popolarit personali a garantire consenso all’esecutivo.
D’altra parte, i radicali si ribellano al dominio clericale sul governo e si scontrano continuamente con Casini. Mentre dunque la maggioranza si spacca, l’opposizione si cementa intorno al patto Bossi-Cacciari, vituperato dalla Chiesa e da Confindustria ma sostenuto da un’insperata maggioranza nel Paese: nel 2004, contro ogni pronostico e soltanto grazie ad un plebiscito nel Centronord, l’alleanza DS-Lega-Popolari per Cacciari-Comunisti Italiani giunge al governo, in un paese comunque spaccato. L’ex sindaco di Venezia diventa in ogni caso presidente del Consiglio.
I primi due anni di governo sono difficili: le riforme federaliste faticano a passare (la sinistra ha paura di un referendum che potrebbe bloccarle), mentre anche al Nord l’alleanza clerico-liberista mantiene la sua forza e conferma ad esempio Galan alla Regione Veneto, nel 2005. Tuttavia, il blocco sociale della destra non trova adeguata espressione in Parlamento: Fini, scottato dal crollo nelle elezioni del 2004 (gli elettori non hanno premiato la sua scelta di allearsi a Mario Segni), contesta a Di Pietro la sua demagogia, buona solo a togliere voti alle altre forze dello schieramento di centrodestra, specie tra i simpatizzanti di AN; Forza Italia e IDV, da parte loro, trovano nel giustizialismo dei secondi una ragione di scontro perenne. Il solo liberalismo, peraltro criticato da settori della destra estrema, non basta a dare coesione agli oppositori, e ha semmai l’effetto di riavvicinare ai Popolari settori importanti del cattolicesimo di base, indebolendo CCD e CDU e facendone puri contenitori di clientele. Questo movimento raggiunge l’acme a seguito dello scoppio della crisi finanziaria, che mostra a tutti l’inaffidabilit delle politiche liberiste e compromette il prestigio di Confindustria: con migliaia di stranieri disoccupati, Montezemolo non ha pi titolo per chiedere un ammorbidimento delle leggi sull’immigrazione, che avrebbero reso l’Italia poco competitiva sul mercato mondiale. La rinnovata popolarit del governo e dei suoi ministri (D’Alema agli Esteri, Maroni agli Interni, Zaia all’Agricoltura, Diliberto alla Giustizia, Vendola alla Famiglia) si riassume simbolicamente nell’immagine di Cacciari sorridente che alza la Coppa del Mondo al cielo di Berlino, gridando “Wir sind wieder da”. In questo clima di fiducia, DS e Popolari per Cacciari si fondono nel Partito Democratico, mentre i Comunisti Italiani continuano ad attrarre frange ex Rifondazione riconquistate dall’azione di governo.

Cacciari con alcune delle sue conquiste femminili. La movimentata vita sessuale del Presidente del Consiglio ne ha fatto il bersaglio di molti attacchi della CEI; all'estero, tuttavia, essa ha rinverdito il mito del maschio italiano (la Frankfurter Allgemeine Zeitung lo ha definito "Der italienische Hengst", lo stallone italiano)

Cacciari con alcune delle sue conquiste femminili. La movimentata vita sessuale del Presidente del Consiglio ne ha fatto il bersaglio di molti attacchi della CEI; all'estero, tuttavia, essa ha rinverdito il mito del maschio italiano (la Frankfurter Allgemeine Zeitung lo ha definito "Der italienische Hengst", lo stallone italiano)

Le elezioni del 2009, affrontate da un governo che ha saputo affrontare con prontezza la crisi economica ed sempre pi forte tra le piccole e medie imprese e tra gli operai, sono un trionfo: anche al Sud il dominio mediatico e la demagogia di Di Pietro e Berlusconi non bastano pi, mentre Fini vede AN ridursi di nuovo a percentuali missine. Il federalismo, gi abbozzato nella precedente legislatura, messo all’ordine del giorno, mentre la Lega e i comunisti riescono a convincere i recalcitranti alleati del PD ad approvare una legge contro il conflitto d’interessi.
Le regionali del 2010, in cui Zaia batte nettamente Galan e riconquista anche il Veneto ad un diverso disegno di sviluppo, sembrano mettere definitivamente la parola fine all’avventura del centrodestra di Berlusconi, Fini e Di Pietro. Ma questa, d’altronde, storia recente.
Allattuale, depresso, centrodestra non resta che andare a teatro ed assistere alla tourne congiunta di due comici considerati tra i pi vicini al sentire politico dellopposizione: Pippo Franco e Beppe Grillo conducono infatti in questi giorni un tour trionfale, in cui tra richiami allo Strapaese e allItalia profonda e sberleffi ad Internet e alla tecnologia sembrano indicare ai moderati una via alternativa, in grado di costruire tra quattro anni una vittoria che oggi sembra impossibile.


12.04.2010 Commenta Feed Stampa