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De virili amicitia

di tamas

Mi chiamo Serse, sono uno stronzo ma mi trovo bene con me stesso. Vivo con Mario, siamo felici ed affiatati. Lui si lava i denti e si rade, poi si piega sulla tazza, io lo guardo e lo consiglio nel vestire. La vicenda pare curiosa; passo subito a spiegarla: un giorno Mario va al bagno e mi fa. Io esco alla luce, sono colpito e stupefatto. Benché piastrellato con gusto discutibile, il mondo mi piace e non voglio lasciarlo. Mario intanto termina l’officio e vuol tirare l’acqua, io mi avvinghio e non scendo. Riprova ancora: attaccato alla vita, resto lì. Lo vedo che riempie un catino, scopro di poter comunicare e domando pietà. Lui resta con la bacinella in mano: stupore, rassegnazione, infine amicizia. Di lì inizia una fruttuosa convivenza: lui mi issa su una spalla e mi spiega il mondo, mi porta in bici nel cestino, guardiamo l’Inter sul divano. Fremo nel seguire il gioco, mi giro e rigiro troppo, lascio delle macchie; arrossisco e sono a disagio, lui mi dà una pacca e dice che non è niente. Ordiniamo una pizza e scherziamo a voce alta; poi ho sonno, lui mi riporta nella tazza, mi legge una fiaba e mi dà la buonanotte. Io insisto per il bacino, lui dice che tra maschietti non ci si bacia. Io metto il muso, lui dice che sono uno stronzo grande, ormai, non devo fare così. Il giorno dopo, per farsi perdonare, mi regala una salopette: festeggiamo la ritrovata armonia, io gli preparo un dolce al cioccolato. Poi beviamo e beviamo, crolliamo l’uno sul collo dell’altro e ci addormentiamo. L’indomani mi sveglio tardi e sono un po’ indolenzito. Mi ha lasciato una brioche sul tavolino della cucina: la pilucco svogliatamente. Il fine settimana stiamo in casa in panciolle. Io lo aiuto a fare il sudoku. La giornata è lenta e piacevole. Ho scommesso tre euro alla Snai, ma la Pistoiese pareggia e stracciamo la schedina. Ci salutiamo con un abbraccio e andiamo a dormire. Prima di prendere sonno, rifletto che è bello vivere con Mario. Dopo, dormo.
Poi un giorno lo vedo in giacca e cravatta. Io sono lì che faccio il morto. E’ molto profumato, perché? E poi trema. Mi dice che abbiamo passato dei bei momenti insieme, però ora dobbiamo crescere e separarci. Io più grande di così non divento e i soldi per un mutuo non ce li ho. Non capisco. Mario, non sarà mica per una donna? Annuisce. Mario, ma noi siamo amici, non farti cambiare da una donna, Mario! Lui sorride appena, mi dice scusa, tira lo sciacquone. Io neanche provo a resistere, penso che se non esiste più l’amicizia non vale la pena di restare qui.

Il pensiero successivo è ingoiato dalla fogna.


11.03.2010 Commenta Feed Stampa