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Milano una selva oscura di Laura Pariani

di Enzo Baranelli

Milano selvaLa lingua impone una sua visione e la visione Dante, Diogene Colombo nato nel 1899, un errore nascere nel XIX secolo, quando tutta la sua vita si sarebbe svolta nel XX; vagabondo, per una Milano perduta, il 1969. I barboni, clochard, tutta la razza di poertt ma gncc a cui appartiene anche il poeta Carlo Porta, nume di questa discesa allInferno, divisa non per cantiche, ma per stagioni vivaldiane (poi ci sono le noticine in fondo che vi chiariscono le idee): un continuo passaggio dal presente del vagare, al passato del ricordo, e si affonda sempre pi in questa lingua che esonda nel dialetto milanese. E un vagabondo che non vuole scomparire, Dante osserva le persone, traccia quadri umani, ma appena si ferma vicino a un portone la gente gli passa davanti indaffarata senza lanciargli neppure uno sguardo. E la solitudine piena che garantisce la strada molto pi di una stanza chiusa.

Laura Pariani non vuole certo tracciare un quadro sociologico, anche se inevitabile pensare a come si possa transitare dal vivere comune al mondo parallelo di Dante: Disoccupazione, disaccordi coi parenti, abbandoni, disagio di vivere: sono tanti i motivi che buttano la gente per strada. La ruota del destino cigola un attimo – io non so ben ridir comio ventrai e si diventa barboni. E come se tu fossi morto, pensa il Dante, uscito dalla storia, da tutte le storie; naufrago per sempre, fuori dalla logica comune di chi truscia per guadagnare. Ch la vita normale, vista dalla strada, appare come una serie di illusioni.

Il fardello della guerra, dellesilio, della prigione, e dopo lultima curva ci si trova fuori, a scansare il freddo, a cercare un riparo per la sera, con in mente i classici di cui si nutrito, con la mente che vaga, pi dei suoi piedi stanchi e si passa dal guardare una luce che tremolante sparisce al puro corpo di esigenze terrene:

La via che costeggia la ferrovia Nord cos chiara e rilucente: come una donna che si toglie il mantello e ti rimane in camisoeura bianca, sospira il Dante. Coeur qui sospire, na pas qui desire e poi mani che lampeggiano rossastre alla luce della fiamma: bisogna scaldarsi, ch la notte molesta, come la cagarola, se si ha freddo. E un mondo che rimane in bilico, Pariani usa una lingua che frantuma e distilla i ricordi e si apre a meraviglia, sognata, inseguita o persa: Ch il cammino delle decisioni, coi suoi umori, somiglia a quello di un liquido che coli per materie assorbenti – uno strato di terra, un tampone di cotone impregnandole, deviando di qui e di l, prima di stillare la goccia finale. E lintelligenza serve appena a capire che a quel punto se p p torn indree.

Laura Pariani, Milano una selva oscura, pp. 179, 19 euro, Einaudi, 2010.

Giudizio: 5/5


22.02.2010 1 Commento Feed Stampa