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Riportando tutto a casa di Nicola Lagioia

di Enzo Baranelli

copDopo un’incipit memorabile l’autore procede con un racconto in prima persona che mima il romanzo di formazione e poi devia verso immagini che bloccano la lettura, costringono al ripensamento. La lingua di Lagioia, unico trai narratori italiani con questa caratteristica, può essere fatta scorrere sulla lingua come musica, addensarsi in brevi enunciati oppure diventare lungo affresco. “Se l’essenza del denaro è  un dialogo tra specchi, ogni sogno messo nel mezzo serve a generare cento miraggi di tipo nuovo“. Oppure: “Era la fine di gennaio, le tenebre s’impadronivano della città abbastanza presto. E tuttavia in certi pomeriggi, una coltre di nuvole sospesa a pochi metri dalla linea dell’orizzonte consentiva a una sera per così dire artificiale di giungere ancora più in anticipo rispetto alle previsioni, ma solo perché poi – quando gli occhi si erano abituati al freddo delle lampadine è un tardivo sussulto dorato tornasse a squarciare il cielo per ricadere sulle cose come un angelo pestato a sangue”.

Questo ritorno alla sua città natale, Bari, e ai ricordi vissuti o a fatti rivissuti nei ricordi d’altri è un’opera di ricerca e sofferenza, non solo la descrizione di una cicatrice, ma il suo racconto e nel racconto si arriva alla carne viva e al sangue.

Come sempre s’inizia dal limbo che precede l’adolescenza e ci s’incammina lungo un percorso comune e diverso. Sempre si ha la sensazione che ci sia qualcosa di nascosto e insieme evidente. In poche righe l’autore racconta il gioco di ricrearsi un’immagine per affrontare il liceo, oppure una svolta più in generale: “una persona talmente nuova da trasformarsi in mistero perfino per il sottoscritto“; quando a Bruxelles si gioca una partita dopo una carneficina, Lagioia trova i nodi dove la vita sobbalza verso qualcosa di diverso. Forse c’ero anch’io in quegli anni. Altrove in un universo parallelo che condivideva, però, gli stessi confini nazionali.

L’opera non è sempre perfetta, dopo improvvisi picchi, arriva lo stridulo sferragliare dello sfrigolio d’immagini male assortite. Nelle pagine dopo l’entrata al liceo, il racconto diventa esercizio di stile: ti avevo dato la mia fiducia e ora t’incastri tra ville e pagamenti, tra ritratti scialbi e retroilluminazioni presunte? Quando “Riportando tutto a casa” naufraga nell’ovvietà, nella narrazione meccanica e stonata, probabilmente è perchè l’autore vuole raccontare il vero. Però la verità si raggiunge solo attraverso “una verosimiglianza senza scrupoli” (Ellroy). Poi arriva un altro nodo, la droga e un altro, definitivo, sobbalzo. Può sembrare sfiancante tenere il passo con questo romanzo. Non è detto che la lettura debba per forza essere un limpido corso d’acqua; la schiuma intorno a torbidi gorghi, errori colossali come alberi caduti, rendono “Riportando tutto a casa” il racconto dove le prospettive cambiano e si colorano sotto gli occhi del lettore, ora più grigie, ora gialle, ora rosse o completamente nere. “Non lo capisco ancora così bene“.

Nicola Lagioia, “Riportando tutto a casa“, pp. 288, 20 euro, Einaudi, 2009.

Giudizio: 4/5.


29.01.2010 2 Commenti Feed Stampa