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Non ti tocco, o La negra sul treno

di tamas

Non ti tocco. Ti guardo, ma non ti tocco. Non accarezzo i tuoi capelli neri, non seguo le loro onde. I tuoi capelli sono lisci e non vorrebbero esserlo; i tuoi capelli, che non tocco, si raggruppano in grandi curve vaporose, su cui potrebbero correre le macchine giocattolo di quando ero bimbo, e vorrebbero tornare ricci e smetterla con quelle onde. I tuoi capelli che fanno grandi curve soffici come crema al cioccolato, che io comunque non seguo con la mano, perch le mie mani restano qui e non si muovono, i tuoi capelli sarebbero crespe fiamme esplose in ogni direzione, sarebbero una buia foresta impenetrabile, talmente folta e misteriosa che ognuno vorrebbe infilarcisi e scoprire i tuoi tesori. Ma non io. Io sono qui e non ti tocco.
Ti guardo, s, ti guardo, tu mi guardi e mi vedi, io ti sorrido ma non mi muovo. Non mi muovo e non ti tocco. Non tocco con le punte della dita le tue palpebre, appena sonnacchiose, fino a farle sollevare; non bacio i tuoi grandi occhi bianchi, rotondi rotondi, che sono gocce di panna o riccioli di burro nella tua pelle di cacao e cannella. La tua pelle non di qui, la tua pelle che non tocco, le tue guance che non sfioro, il tuo naso con cui non gioco, lievemente, su cui non faccio scorrere le mie guance appena barbute. Non scendo sulle tue labbra rosse e viola, come lamponi, non mordo le tue labbra umide come fragole di bosco nella rugiada, non assaporo il tuo succo e soprattutto non ti tocco. Ti guardo, ma non ti tocco. Non seguo con un dito il contorno della tua bocca, non continuo sul tuo mento, non ti tocco; non segno con quel dito bagnato di te dei punti sul tuo collo, non bacio e non pizzico quei punti, non affondo il mio viso nell’incavo della tua spalla, che non vedo, ma che so essere dolce e promettente come l’inizio di un mondo nuovo.
Invece non ti tocco. Non sciolgo la sciarpa scura sul tuo collo di regina (dev’essere freddo per te, che regni su terre lontane) e non slaccio il tuo abito chiaro. Non passo le tue mani, lunghe, tra le mie, grandi, non faccio scivolare le maniche color crema sui tuoi polsi nocciola. Dicevamo? Ah, giusto: non ti tocco, non ti spoglio, non sussultano i tuoi seni, ch non li sfiorano le mie mani fredde, non li mordono le mie labbra, non li cercano le mie dita. D’altronde non ti tocco: ti guardo e basta, ma non ti tocco. Ti guardo forte, ma non ti tocco.
Tu sei tutta vestita e forse senti freddo, perch freddo, bench io ti guardi forte; per se ti toccassi, e non ti tocco, carezzerei intorno al tuo ombelico la tua pancia di bronzo, scenderei dove invece caldo, dove si sta meglio, farei soffiare il vento tra le cime del tuo boschetto, farei scendere la brina sulla tua erba, e mi rinfrescherei. Ma in fondo non ti tocco. Ti guardo, tu mi guardi, mi sorridi; non ti tocco, ma come se.


27.01.2010 6 Commenti Feed Stampa