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Il sogno di un uomo disgustoso

di tamas

Io sono un uomo disgustoso. Lo sono sempre stato: la mia naturale disposizione danimo che mi spinge ad una tale e ributtante condizione. Si trova ogni momento al mondo un uomo di cui ognuno concordemente dice: un pavido; o un generoso, o un avaro patologico, o qualsiasi altra caratteristica questuomo abbia avuto in sorte. Io sono disgustoso. Uno psicologo o un altro ciarlatano, provvisto, si capisce, duna bella laurea guadagnata cianciando sul nulla e sul non verificabile, direbbe che lo sviluppo della mia sessualit si arrestato ad una qualche fase infantile. Ma non vero. Io ricordo bene di esser stato disgustoso anche da bambino. Quello cacca, non toccarlo, mi gridavano quando ero solo un bimbetto, ciondolante e gattonante in salopette presso le pi deliziose bassezze di questo mondo, allepoca del tutto nuovo. In seguito mi dissero che unaltra serie interminabile di azioni non andavano compiute, perch erano peccato; taluni, invece, ridevano di questi concetti campati in aria, pure mi additavano altre proibizioni giustificandole con lessere immorali, ingiuste, controproducenti o solo schifose. Mangiavo il succulento grasso che essi lasciavano nel piatto, destinato ad esser gettato; incredibilmente, risultava sempre che ero io il maleducato! In casi simili, stringevo le spalle e me ne andavo, cercando di lasciare dietro di me un lezzo mortale fuoruscito dal mio culo. Ma poi, perch dico mortale? La puzza vita! La putrefazione orrenda e maleodorante, non lultima ribellione della vita contro il sonno marmoreo e intatto, innaturale, sbagliato? Con labitudine, sono quasi giunto ad emettere peti a comando. Mi chiamano bambino e anche peggio, talvolta mi agitano i pugni sotto il naso. Io ci sputo su e sorrido. In generale sorrido molto.
Vivo solo. La mia casa pulita e gradevole, arredata col gusto sobrio ma colorato che mi picco di possedere. Non sta nella trascuratezza o nella pigrizia, che non mi appartengono, la chiave del mio essere disgustoso. Non una comoda resa, la mia: tuttaltro, unaffermazione forte e precisa. Mi rendo conto di non poter cambiare il mondo, n ardisco a questo o anche solo a sfidarlo. Per mantengo la mia libert e continuo a tirare lacqua ogni sei pisciate. La mattina mi masturbo mentre preparo il caff e canticchio arie dopera; che volete farci, mi piace macchiato. Quanto al mio repertorio, ho una preferenza per la Carmen di Bizet, di cui rutto alla perfezione ogni suono nasale (il francese meravigliosamente adatto ai giochi del diaframma), per non mi fossilizzo. Vado di frequente a teatro, sia agli spettacoli di prosa che allopera. Mi piace toccare il raso rosso allinizio delle rappresentazioni e ritrovarlo verde di muco, alla fine. Mi soddisfa. Non credo di essere un vandalo o di mancare di rispetto al bene altrui, tantomeno a ci che pubblico: cerco di attaccare solo caccole solide, molto facili da staccare. Gradevoli al tatto, ritengo, per chi avr il privilegio di nettare le poltrone. Mi figuro assai bene il lavoro di questuomo e non la reputo unattivit degradante: sono fermamente convinto che debba sentirsi pi sporco e disgustato chi si trova a scrivere discorsi o dichiarazioni pubbliche per qualche uomo politico, o a giustificarne le gesta. Mangio per lo pi salsicciotti con senape piccante, accompagnati dalla giusta porzione di verdure fresche, per poi concludere il pranzo con un buon frutto. Quei salsicciotti mi sono particolarmente graditi per ragioni affettive, giacch la mattina successiva li rifaccio uguali, solo foderati di scuro. Sono giunto attraverso prove e verifiche successive alla marca e alla variet giusta di salsicciotto. Ho fotografato e catalogato le produzioni di escrementi corrispondenti ai diversi insaccati; grazie ad un olfatto allenato e alla disciplina nello studio posso riconoscere allodore e distinguere con certezza un ciauscolo di Fabriano, poniamo, da un salame duro toscano o da un lungo e saporito salsicciotto di Turingia.
Non ho problemi a trovare delle donne: sono alto e ben fatto, sempre pulito e ben vestito. Le mie letture mi hanno fornito di una buona conversazione, mentre la costante tendenza a non ritenermi troppo importante ed acuto e a non fare delle mie sensazioni un sistema filosofico questo lho capito con gli anni – mi rende particolarmente desiderabile ai loro occhi. Pure, la mattina dopo mi capita di cingere la donna che ha passato la notte con me (io adoro il corpo femminile, coi suoi umori, il suo sangue, la fertilit disgustosa che ci mette al mondo, sporchi come poi, per tutta la vita, ci vergogneremo sempre di esser stati; osservate peraltro come ogni moralizzatore, religioso o no, parta sempre col nascondere e normalizzare il corpo della donna); bene, ella, che se ne stava accoccolata sul mio corpo in maniera del tutto mansueta e sensuale, si riscuote di colpo quando porto un dito ai testicoli, ne traggo un po della commistione di sudore, sperma e umori vaginali che si crea in queste circostanze, passando poi il dito sotto il naso ed aspirando con volutt e vero godimento quellafrore dolciastro. Pu darsi che lei urli ( gi successo); certamente mi guarda stupita, quasi sconvolta, con la sincerit stupefatta che aveva la notte mentre mi sussurrava parole ardite. Io la guardo senza espressione. Ho una caccola verde sulla sommit del mio dito indice e la fisso estasiato, quando sento sbattere la porta.
Notate che a questa stessa donna, che ora scende scandalizzata le scale, avr immancabilmente esposto, nella conversazione di un qualche giorno precedente o perfino della stessa sera che ci ha visto coricarci assieme, una qualche mia abitudine disgustosa: per esempio di come ricerchi con la mano a ventaglio e cerchi di spingere al mio viso il gas pestilenziale prodotto dai miei peti; o di come mi accada talvolta di svegliarmi nelle primissime ore della mattina con unerezione in atto, allorch mi giro sul torso, afferro con forza le doghe e faccio lamore con il materasso, per rimettermi a dormire soddisfatto mentre i primi tram sferragliano sui binari.
Essi pensano sempre che io sia un provocatore, che voglia scandalizzare, che ricerchi di costruire un fascino personale giocando sui paradossi. Non cos. Essi sono inabituati alla verit; non la praticano e non la prevedono negli altri. Oh! Sia chiaro che non voglio atteggiarmi ad unico puro in un mondo corrotto; ho ben presente le circostanze e la pochezza obiettiva della mia condizione. Ciononostante, la mia essenza disgustosa meno ributtante della loro. Essi amano la menzogna perch li esenta da ogni responsabilit. Quello che li allontana da me non il giudizio sostanziale sulle mie consuetudini: la coerenza stringente tra le mie parole, le mie finalit, le mie azioni. la mia consequenzialit, di cui non mi vanto, perch mi connaturata, a far loro paura. La verit li denuda e li scopre brutti come vermi, brutti come le mie azioni disgustose. Rifuggono da esse, rifuggono da me, giacch in quella bassezza si specchierebbero. Ma di chi la colpa di quella bassezza? Non lo so. Non trovo risposta a questa domanda. Essi soffrono a causa della menzogna, dunque non pu trattarsi di una loro scelta, perch nessuno sceglie consciamente la sofferenza.
Ieri notte mi sono addormentato mentre facevo questo genere di considerazioni. anzi possibile che fossi ancora assorto in esse quando sono stato preso dal sonno, il quale si limitato a tradurre e trasfigurare alla sua maniera i pensieri che si affollavano nel mio capo. Ho sognato una donna: il suo viso non mi era familiare, n ricordo la sua voce, ma so che dal primo istante in cui apparsa ho avuto la certezza di amarla. Si trattava di una di quelle sicurezze granitiche che si hanno in sogno, poco o nulla intaccate dalla coscienza della loro transitoriet; ma era anche un qualcosa di ben pi profondo, perch quella donna mai esistita era la mia compagna necessaria e solo Dio sa quanto bramata, quante volte immaginata e desiderata! O credete che un uomo disgustoso sia per questo privo di sentimenti? Non cos, non cos! Il sangue mestruale di quella donna sul mio dito era la nostra comunione damore; ed ella comprendeva e sorrideva, senza imbarazzi. Era una donna disgustosa, perci era la mia donna e lamavo con tutta la mia anima. Il tempo del sogno era rarefatto, infinito e spezzato assieme. So che ella metteva al mondo dei figli, che educavamo con amore, calore e vicinanza, cercando di indicare loro i valori e le utopie per i quali vale la pena vivere, pi che inculcarli a forza. Eravamo felici. Ben presto per i nostri figli, educati e cresciuti nella sincerit e nellamore, muovevano i primi passi nel mondo. Essi, che erano disgustosi come i propri genitori, non erano pronti e preparati allimpatto con lo scherno, con il disprezzo. Lindi comerano nellanima, non erano in grado di difendersi: soffrirono, soffrirono come ho sofferto io alla loro et. Scoprirono la maledetta vergogna della naturalit, o per meglio dire questa perversione venne loro suggerita dalla societ.
Il passo successivo fu la menzogna. Essi soffrivano e iniziarono a mentire per avere uno schermo contro la sofferenza. Nondimeno la loro essenza buona e generosa non cambi. Essi ci mentirono: pure non lo fecero per rancore contro la nostra educazione e la nostra stessa disposizione che li sottoponeva alla malignit che li circondava, ma solo per proteggersi. Mentivano a noi, i loro genitori, come agli uomini del mondo circostante con cui avevano a che fare: principalmente i ragazzi, gi traviati, con cui volevano stare in pace, o gli educatori che sono insieme causa e testimonianza di tanti errori. Ma non potevano sapere che la menzogna uno scudo dai bordi affilati: e si ferirono, si confusero, mentre il filo delle loro bugie andava confondendosi ed aggrovigliandosi. La loro complicata sofferenza si insinu nella nostra stessa casa, dove aveva regnato la serenit. Ci che era sempre stato gesto damore e di naturalezza divenne dimprovviso forzatura. Ci scoprimmo addirittura vergognosi gli uni degli altri e iniziammo a chiudere la porta quando ci recavamo al gabinetto.
La nostra merda cominciava a puzzare a noi stessi.
Mi sono svegliato di colpo e di colpo ho capito: la menzogna nasce con la societ. Un uomo pu essere perfettamente coerente, onesto e sincero, ma sar solo. Per vivere assieme occorre invece mentire; e la menzogna, nata per nascondersi dalla sofferenza, non fa che nutrirsi delle lacrime degli uomini, creando di continuo nuova sofferenza. Ma allora perch questo? Perch ognuno ha vergogna della propria realt. Tali e tanti sono i pregiudizi e le insensatezze in cui viviamo, che in effetti impossibile che qualcuno sia esente da colpe e privo di macchie agli occhi degli altri. E in realt chi lo sar il pi invidiato, il pi calunniato, sovente il pi sofferente. Abolire la vergogna, cancellare ogni convenzione, la maniera in cui si render possibile il cambiamento vero dellumanit.
A questo punto io stesso ho avvertito vergogna: io, che ho rinunciato alla societ per difendere la mia coerenza e non condivido con nessuno la mia serenit. Come se legoismo non fosse esso pure menzogna; come se la solitudine non fosse essa pure sofferenza. Ebbene, mi mischier a loro! Che tutti divengano disgustosi, questa sar la mia missione. Rideranno? Ridano pure di me, purch comprendano: se ognuno disgustoso, nessuno disgustoso e non c motivo di provare vergogna. E se non esiste vergogna, per cosa mai soffriranno gli uomini?
Dite, credete che rideranno? Ridano, ridano pure: purch comprendano! Io vado!


7.01.2010 Commenta Feed Stampa