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Deserto americano di Percival Everett

di Enzo Baranelli

everettdesertoConsidero, ormai da anni, Everett come uno dei migliori autori americani contemporanei: “Deserto americano” è il suo libro che ha venduto più copie negli U.S.A., ma per uno scrittore come Percival Everett il fatto non è detto che sia di per sé positivo.

 Sperimentale, ironico e cinico, malinconico e dolce, Everett con tutti i suoi lavori, precedentemente tradotti, aveva dimostrato un’arte eclettica. Ora, ma il libro è uscito nel 2004, l’editore italiano propone questo “Deserto americano”: trama lineare, ironia precotta (Roswell e sette religiose: abbiamo tutti visto I Simpson, Family Guy e i vari spin-off, grazie), e al centro una resurrezione laica che non è certo un’abbagliante rivelazione. Non appare strano che un freak show (come la storia all’interno del romanzo “Cancellazione”) montato sui binari di una struttura classica abbia riscosso un certo successo: purtroppo Everett è un autore troppo bravo e non può sfuggire una sorta di sberleffo, agli editori e ai lettori che vanno di fretta. Probabilmente sbaglierò, ma questo piccolo frammento, nell’universo letterario di Everett, mi appare come una vena di pirite in un giacimento ricco d’oro. Non riesco a riconoscere in questa storia dove tutto è troppo facile, l’autore de “La cura dell’acqua” o dello splendido “Ferito”. Io, a questa mano, passo.

Percival Everett, “Deserto americano” (ed. or. 2004), pp. 260, 16 euro, 2009.

Giudizio: 2/5.


5.01.2010 1 Commento Feed Stampa