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Emmaus di Alex Baricco

di Enzo Baranelli

emmausRomanzo di formazione. Romanzo già è una parola grossa per 128 pagine scritte grandi con ampi spazi di separazione a supplire alla mancanza di capitoli. Dopo un prologo a effetto, Baricco inizia il suo incedere che vorrebbe essere profetico o poetico con un’analisi dei suoi protagonisti, i cattolici, e gli altri che “mietono indistintamente bene e male. Bruciano la memoria, e nelle ceneri leggono il loro futuro”. Questi antagonisti/atei sono ricchi, e nel libro non esistono altre contrapposizioni, altri gruppi. Come quadro generazionale o romanzo di formazione già spara nel vuoto (infatti non si sente alcun suono).

Naturalmente, più che la storia, conta lo stile: un vero funambolo della lingua, cieco, senza rete e con la labirintite: si possono trovare frasi come “bicchieri impolverati di alcol”. O la descrizione di Andre (Andrea, la donna del romanzo, le piace il gangbanging o farlo contro un muro contando i mattoni): “estranea, ed eventuale”. Le metafore ispirano pietà: “come se il buio la portasse in un cono d’ombra che non vogliamo capire”. Il fatto è che mentre sfoglio queste poche pagine, dello spessore letterario di quelle di una rivista da bagno, intanto leggo “Suttree”, il capolavoro di Cormac McCarthy ed è una bella botta passare dalla prosa poetica dell’apocalissi laica alla deriva della lingua di Baricco dove i portatovaglioli in finto legno sono: “cerchi di legno, ma di plastica”.

Inoltre in quella contrapposizione tra cattolici e gli altri (che sono ricchi, non esistono atei poveri in canna o piccolo borghesi come i protagonisti), Baricco introduce una facile balla, ai ricchi è destinato il tragico (con capifamiglia che si sparano per coprire dissesti finanziari o evitare il carcere, la storia è ambientata prima del 2000), mentre a loro, i cattolici tocca il dramma. E ci vuole una pagina e passa, che nell’economia di un librone del genere è un’enormità, per farcelo capire: “Così tagliati fuori dal tragico, riceviamo in eredità la bigiotteria del dramma – insieme all’oro zecchino della fantasia”. E, a proposito di banda dello zecchino, i nostri protagonisti suonano. In chiesa ovviamente. Un’altra evidenza della storia è l’uso del trattino come segno d’interpunzione usato a ragione oppure anche a caso, poco importa, come in: “mentre lei – ballava”. Ma cosa vuol dire? E’ un ballare in negativo? E’ un sospiro che non si sa come rendere? Più probabile. Certamente il risultato è fastidioso, Baricco inventa una lingua senza senso. E’ materiale buono per uno spot di una scuola di scrittura creativa: cioè se pubblicano questo, allora han tutti delle speranze (peccato che non tutti hanno le conoscenze giuste). Ad esempio basterebbe scrivere la storia al contrario e, al posto degli sfigati protagonisti (ma tranquilli ci scappa un’ammucchiata pure per loro con tanto di voyeur), ci si potrebbe mettere dei comuni atei o agnostici, non poveri, non ricchi, con un lavoro a progetto alle spalle o davanti, citazioni di Dawkins oppure anche di Bohr a sostituire l’Emmaus del Vangelo (ma a dire il vero non si parla molto di sacre scritture qui). E’ proprio vero, Baricco o lo si odia o lo si ama. Un po’ come la merda.

 Alessandro Baricco, “Emmaus”, pp. 128, 13 euro, Feltrinelli, 2009.

Giudizio: 1/5.


19.12.2009 5 Commenti Feed Stampa