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Storie al margine. Il XVII secolo tra l’Adriatico e i Balcani

di Sauro Sandroni

Ho sempre sentito dire che la ricerca storica (un’attivit scientifica) e la divulgazione debbano rimanere due cose separate. A sostenere questo principio erano i miei professori all’universit, che del resto erano tutti storici e ricercatori. Non volevano che si facesse confusione tra quello che facevano loro e quello che facevano, tanto per fare qualche nome a caso, Montanelli e Bocca con i loro libri a carattere storico. E magari, in linea generale, i miei professori avevano ragione: ricerca e divulgazione sono due cose diverse, con metodi e finalit diversi; che ci sia chiarezza su tutto questo non pu che fare bene ad entrambe. Perch bene sapere che uno storico arriva a formulare le sue tesi solo dopo un lungo processo di verifica, di confronto, di ricerca, di sbattimento sulle fonti, il cui uso deve essere il pi possibile inattacabile e trasparente, pena la non attendibilit della ricerca stessa; ed bene sapere che invece al divulgatore tutte queste cose non sono richieste. Si tratta semplicemente di due figure diverse.

Ma che succede quando uno storico si mette a fare divulgazione? Tommaso Giancarli – che da queste parti conosciuto col suo vero nome, e cio Tamas – , uno storico professionista (con un dottorato in Storia dell’Europa alla Sapienza di Roma) che ha scritto un libro ibrido sul tema degli abitanti “marginali” di un’area geografica che, nel Seicento, stava anch’essa per essere relegata sul confine della storia “che conta”: Storie al margine, il XVII secolo tra l’Adriatico e i Balcani, edizioni Exorma. Giancarli partito da fonti originali dell’epoca, quelle che uno storico dell’et moderna abituato a maneggiare: testamenti, documenti commerciali, resoconti di viaggio, contratti; ma queste non sono stato lo spunto per una trattazione (esclusivamente) scientifica, perch da esse invece partito per immaginare e narrare storie che da quei documenti si possono solo intuire. La struttura del libro prevede l’alternanza delle due componenti, quella storiografica e quella narrativa: ad un racconto ben scritto (e per riconoscere che Giancarli, anzi, che Tamas sappia scrivere narrativa credo basti dare un’occhiata qui e qui) che ha per protagonista una delle figure marginali del titolo, segue la breve dissertazione storica che parla del documento scritto dal quale si tratto spunto per il racconto e spiega il contesto storico in cui quella figura si muoveva. Uno dei primi racconti, ad esempio, ci parla della storia struggente di un anziano mercante ebreo, arrivato ad Ancona da ragazzino dopo essere fuggito dal Portogallo, dove per gli israeliti non tirava una buona aria. Qui si era stabilito ed era cresciuto, perfettamente inserito in una citt che non guardava quale religione professassi, a patto che fossi in grado di servirla con il tuo lavoro. Qui gli ebrei in fuga dal Portogallo trovarono asilo e poterono prosperare, nella benevolenza o al massimo nell’indifferenza degli anconetani. Ma questo fu possibile solo fino al 1555, quando papa Paolo IV band gli ebrei portoghesi anche dallo Stato della Chiesa, di cui Ancona era il porto sull’Adriatico. La famiglia del ragazzino fu imprigionata, spinta all’abiura, e molti altri furono condannati al rogo. Il ragazzino fugg dalla citt in cui era cresciuto; ma oggi, dopo tanti anni, ormai vecchio, vi ritorna a bordo di una nave commerciale per un semplice scalo. Adesso sul soglio pontificio c’ Sisto V e gli israeliti possono rientrare, ma per il vecchio mercante Ancona non pu che essere uno scalo commerciale, e solo quello. La citt dove era cresciuto cambiata, non pi la stessa; l’Ancona che conosceva lui vive solo nei suoi ricordi (quelli belli e quelli brutti), che gli sbocciano nella mente alla vista del Conero imbiancato di neve.

Giancarli questo racconto se l’ inventato, cos come i narratori di tutto il mondo inventano le loro storie; per voluto partire da un documento ufficiale nel quale si menzionano i cognomi degli ebrei portoghesi condannati al rogo da Paolo IV. E questo lo dice alla fine di ogni racconto; il documento lo spunto, il punto di partenza da cui tutto comincia, da cui ha origine una storia di fantasia che per affonda le proprie radici nella storia. I due elementi si bilanciano e si fondono, e in questo Giancarli stato bravo: uno non prevarica mai sull’altro, perch negli inserti narrativi sono fornite anche, perfettamente inserite nel contesto letterario, le nozioni necessarie per comprendere meglio la storia (con la esse minuscola), e perch le parti storiche sono scritte con un linguaggio e uno stile certamente non accademico.

Giancarli dunque scrive, immaginandole, cose (storie) che i documenti non dicono. I documenti possono dire tutto e niente, dipende dalle domande che lo storico pone loro (e del resto il lavoro dello storico non quello di “certificare”, ma di “interpretare”); le fonti riportano cose chiare e cose pi oscure, insieme ad altre intuibili solo con lo studio e la pratica dei contesti e delle formule rituali con cui venivano redatti. Il linguaggio usato non quello parlato: sono documenti commerciali o notarili, scritti con determinati propositi, sicuramente non letterari; dicono cose, non ne dicono altre. Giancarli prova ad intuire queste cose non dette, non scritte: cosa provava il mercante che affittava un’imbarcazione per riempirla di merce ed affontare la traversata dell’Adriatico? Quali erano le sue paure? Cosa spingeva un’anziana donna a cedere met dei suoi averi al genero e alla figlia, con un contratto scritto, purch questi accettassero di prenderla a vivere con s e “a condizione per che essi la alimentino e ben trattino“? Quali pensieri passavano per la testa della donna mentre il notaio redigeva il documento? Questo ci che ha fatto l’autore: penetrare tra le righe di un testo d’archivio e cercare di rendere, con una narrazione letteraria, quello che il testo non dice, ma fa soltanto immaginare. Storia (con la esse maiuscola) e storie si mescolano in buona armonia, senza che mai si confondano tra loro.

I protagonisti di queste storie, come si evince dal titolo, sono i personaggi umili di una terra che era ormai anch’essa al margine: era stata scoperta l’America e il fulcro della Storia abbandonava il Mediterraneo per trasferirsi pi a ovest e a nord, su altri mari. Ma sull’Adriatico e sui Balcani si continuava a vivere, a commerciare, a navigare e a morire, magari per mano di un corsaro ottomano. E qui sono raccontate le vite di queste figure che da sempre vedevano passare la Storia in alto, sopra le proprie teste, irraggiungibile e quasi sempre insensibile a quelle che erano le loro speranze e i loro bisogni. Non re, non condottieri o politici, ma contadini e mercanti, mariti e mogli, vecchi e ragazzi. E’ su queste figure marginali, sui “poveracci”, a lungo ignorate dalla Storia e persino dalla storiografia, che si sofferma il libro. Una scelta programmatica e ideale.

Quando ho finito di leggere il libro, ho pensato che magari avevo potuto seguire il tutto senza eccessive difficolt in virt dei miei studi. Poi per ho fatto mente locale, ci ho ripensato, e ho realizzato che non cos. Non posso certo definirmi un esperto di storia moderna, anzi. Per cui ci che mi ha permesso di capire il contesto in cui si muovevano i personaggi dei racconti proprio il modo in cui Giancarli scrive e racconta: sia le storie che la Storia sono porte al lettore con chiarezza ed equilibrio, oltre che con la grazia letteraria del bravo scrittore. Giancarli ci trasmette nozioni di storia mentre tesse le vicende dei sui personaggi inventati, e viceversa. E il lettore non se ne accorge. Il punto di forza del libro sta tutto in questo equilibrio.

Mi sono poi chiesto a chi potr piacere. Credo che non occorra essere esperti di storia, e neppure appassionati. Credo che potr piacere a molte persone. Ad esempio a quelli che, per citare una categoria “pop”, leggono Dago e amano le storie che parlano di mare, di corsari, di schiavi e di amori difficili. A quelli che hanno ascoltato l’album con cui De Andr cantava il Mediterraneo, “Creuza de m”, perch le atmosfere sono quelle. Potr piacere a coloro che si interessano di storiografia, perch credo che un libro ibrido come questo possa rappresentare uno dei possibili sbocchi per la loro attivit. E infine potr piacere a quelli che, molto semplicemente, apprezzano le storie ben scritte.

P.S.
Qui possibile scaricare alcuni passaggi del libro.

P.P.S.
Ah, una segnalazione per l’edizione del volume, che curatissima: carta di grande pregio, copertina “gommata” che non avevo mai visto prima, illustrazioni sui risvolti di copertina. Non conoscevo Exorma, ma devo dire che mi ha sorpreso.


15.12.2009 5 Commenti Feed Stampa