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Volevo il Dolceforno

di Ludovica Anselmo

Circa una volta l’anno compio il mio capolavoro in cucina, così ieri presa dal trip domenicale ho steso una sfoglia all’uovo che ci siam commossi tutti quanti (successo documentato con le fotine).
C’è stato tuttavia un attimo mentre preparavo le tagliatelle in cui il mio sguardo s’è posato sul blender, come ho detto è stato solo un attimo ma tanto è bastato perchè innescasse la compulsione.
E mentre già impugnavo l’arnese era partita in sincrono anche la musica di Psycho: “EHI CHE NE DICI SE PASSO TUTTO AL BLENDER EH?” (bava alla bocca, occhi inettati di sangue).
Nella mia testa solo una voce, l’input primordiale: BLENDERIZZARE. BLENDERIZZARE TUTTO.
Così ho ieri capito che.
Uno: la mia personalità è stata influenzata dagli eventi tra i due e dieci anni, dopodichè per me non c’è stato più nulla da fare.
Due: quella che doveva essere la funzione educativo barra ricreativa dei giocattoli in realtà è stato un buco nero, il ricettacolo delle mie nevrosi da adulta.
Ecco una lista (non esaustiva) della fenomenologia appena descritta.

1) Da piccola non ho mai avuto il Dolceforno Harbert, era il gioco più bello di tutti, io lo volevo più d’ogni altra cosa al mondo ma nessuno evidentemente mi amava abbastanza da comprarmelo; questo spiega senza dubbio la mia compulsiva tendenza a blenderizzare ogni cosa.

2) Ad un certo punto possedere il Dolceforno smise di essere una questione di svago e divenne uno status, solo le bambine più fiche ce l’avevano, praticamente il corrispondente adulto di quelle che indossano il maglioncino di cachemire. Fatto che compensavo ripetendomi che, pur non possedendo l’oggetto dei miei desideri, potevo contare su una personalità e che anzi, proprio per quella mancanza, io ce l’avevo una personalità. Anche questo spiega il mio essere contemporaneamente repressa e colma di spocchia.

3) In compenso avevo la bambola Sbrodolina e alcuni dei miei parenti ancora oggi si domandano stupiti come mai non abbia ancora fatto un figlio.

4) La casa di Barbie non era quella originale me l’aveva costruita mio padre ma a me piaceva anche di più; ecco perchè oggi sono una fan dell’Ikea e di tutto quanto riporti la targhetta CONVENIENTE OFFERTA SVENDITA.

5) Io alle barbie tagliavo i capelli e facevo fare scene di sesso lesbico perchè non avevo Ken ma del maschio nessuno sentiva la mancanza. Per cui oggi sono incapace di accettare un’uniforme distribuzione del potere all’interno della coppia.

6) A Cicciobello i conigli di mia nonna gli avevan mozzato tutte le dita, per cui sin da piccola ho imparato a rispettare i conigli.

7) Ricordo infine di come passassi ore ed ore a truccarmi coi trucchi finti, poi uno ti dice accetta serena il passare degli anni, ma perlamiseria allora POTEVATE FARMI GIOCARE CON IL DOLCEFORNO NO?


10.11.2009 Commenta Feed Stampa