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Tanatoparty di Laura Liberale

di Francesca Mazzucato

Laura Liberale ha scritto un grande romanzo contemporaneo sui corpi. E’ breve, si legge in un paio d’ore e poi non si dimentica. Non solo, se si ha voglia di approfondire, diventa un compagno di viaggio per esplorare territori difficili ma necessari.

E’ un romanzo molto coraggioso, dove la parola morte esce dall’angolino nel quale l’ha relegata la nostra societ del sempre giovani, sempre belli, lisci e levigati, con la morte e il morire occultati all’interno degli hospice o in qualche corsia di ospedale; la parola, le parole della fine e della cessazione escono da quel ghetto fatto di non detti e allusioni, di rimozioni e di abissi che non si vogliono guardare, ghetto che e non ce ne rendiamo conto per assenza di consapevolezza, un danno terribile e innaturale che ci infliggiamo come comunit umana.

La morte diventa elemento essenziale di una narrazione perfettamente impastata, priva di slabbrature, che attraversa i corpi puntando proprio l l’obiettivo, quando si muore. Dove si muore, cosa si fa con il corpo, come si espone, come si decide che fine fare, come si avvertono i parenti, come si pu persino spettacolarizzare.

E nessuno di noi ha fatto proprio il profondo messaggio di ElisabethKubler Ross, sul fatto della morte intesa come compimento. Nessuno, nel contemporaneo la vede cos.
Viviamo il tempo innaturale in cui la morte un affronto. Indagare in questi meandri una scelta specifica. Importante. Desidero sottolinearlo di nuovo.

Procedendo. Il linguaggio della scrittrice un linguaggio sincopato, colto, con un suo precisissimo tempo e ritmo, che mi ha portato, a tratti, a leggere dei brani ad alta voce. Non una sbavatura. Qualcosa di musicale fra le righe, negli spazi, nei periodi. Una musica forte, non indolore.

Mentre si abbassa la guaina elastica davanti alla tazza, Mina riconosce subito la vecchia sensazione, l’antico malessere che risale dalle grotte degli anni. Proprio ora, maledice, nel cesso di un treno. Ma c’ davvero da stupirsi? Ha percorso pi di 400 chilometri per tornare da Lucilla. Ci sta per arrivare, pochi minuti ancora, in piedi, a gambe larghe sopra il water, ginocchia leggermente flesse, una mano attaccata al lavandino per non perdere l’equilibrio, l’altra che tiene scostate le mutande per evitare di schizzarle. Sguardo al pavimento. Naso al tanfo del pavimento. Mina l’insulsa. Occhi a terra. Mina la torba che rotola verso Lucilla- stella. E il malessere le si attacca in gola, gonfiandogliela. Gliela gonfia nevroticamente. Fra poco le parr di non poter pi ingoiare, cos cercher di salivare, strizzer dalla bocca tutto il liquido che pu, per avere qualcosa da mandare gi e provare a se stessa che pu farcela, che ci riesce malgrado il bolo isterico. Solo dovr sopportare quei due o tre tentativi a vuoto in cui la deglutizione si incepper a mezza via e dal petto al paura si irradier fino alla testa.

Cos Mina piscia in fretta, strappa la carta e si sfrega mentre ancora esce l’ultimo rivolo..

Questo pezzo lo troviamo proprio all’esordio, un pezzo quasi disturbante e nello stesso tempo lirico: per un attimo provate a sentire le parole, la loro ritmica perfezione.

Se si parler di morte, occorre esordire osservando e narrando il corpo nei momenti in cui nessuno vorrebbe mostrarsi o mostrarlo. Andare al bagno in un treno, la difficolt a deglutire, qualche ricordo umiliante che emerge come un rigurgito acido, stimolato dall’angusta e disgustosa toilette.

Ci siamo tutti, in queste righe. Nessuno riuscir ad ammetterlo facilmente, ma ci siamo tutti.

Il romanzo della Liberale, parlando di corpi e di morte riesce ad essere universale.

E’ questa la sua incredibile potenza. Incredibile perch, a vederlo, a vedere la copertina che colpisce, quasi lisergica, si potrebbe anche pensare che si tratti di un romanzo d’intrattenimento, leggera chick- lit da avvicinare alla Kinsella negli scaffali appositi.

Perch a sfogliarlo, si potrebbe pensare a un romanzo- esperimento, viste le frasi riportate che fanno quasi da mezza cornice alle pagine. Non niente di tutto questo.

Sulle frasi occorre dire qualcosa. Cosa sono?

Citazioni( scelte con cura estrema, io conosco il testo, le sue molte versioni, la sua incredibile difficolt) tratte da Il libro tibetano dei morti.

Leggerle- insieme o da sole, dopo, durante o prima, non pu fare che bene

Insieme a stralci di una societ a brandelli dove solo ci che si esibisce, che si fa notare, che fa scandalo colpisce, ci sono riportate tracce di uno dei testi fondamentali in assoluto della storia dell’uomo

Tutte le cose sono irreali, false e mendaci, non sono eterne e non durano. Che vale avere attaccamento per esse, che vale temerle

Citazioni, quasi glosse inserite, come dicevo, ad angolo, non fate l’errore di tralasciarle, serbatele, sottolineatele, fanno molto bene, aiutano a relativizzare, aiutano a capire, sono una bussola preziosa per affrontare questo grande rimosso che la cessazione.

Senza questo fondamentale punto di vista che arriva dalle filosofie orientali, sarebbe davvero molto difficile, non resterebbe che una disperazione amorfa, distaccata, molle e inerte di fronte a quella colossale messa in scena, quelle burle costituite dalla vita dai suoi vari affanni. Ma il Libro tibetano dei morti una bussola e una chance, forse la sola che abbiamo.

Il romanzo prosegue proponendoci personaggi a tratti grotteschi, a tratti tremendi, e quella che si attende, quella che aspettiamo pagina dopo pagina, sar l’esibizione finale di Lucilla Pezzi, artista d’avanguardia, una Madame Orlane di oggi, del suo corpo gi morto ma modificato, che non rinuncer a una sorta di colossale trionfo finale.

Due precisazioni importanti. Nella quarta di copertina leggete:

I pi moderni ritrovati del settore funerario fanno bella mostra di s all’inaugurazione di un’avanguardistica fiera, ostentati da provocanti hostess in bianco e nero.

Per gran parte della lettura ho pensato che questa fiera fosse un’invenzione letteraria della Liberale, assurda, folle, interessante, una parodia del Motorshow, dei vari Saloni Nautici, per capirci. Invece, incredibile ma vero, esiste. Non ne sapevo niente, si chiama

Tanexpo: esposizione internazionale d’arte funeraria e cimiteriale, avviene a Bologna, ha un sito www.tanexpo.it e il prossimo appuntamento previsto per il 26 marzo 2010.

Inoltre, al termine del libro, la scrittrice spiega che la plastificazione( non vi dico di che cosa si tratta, vi svelerei gran parte della trama) si richiama esplicitamente alla plastinazione del dottor Von Hagens . I cadaveri del dottore di Heidelberg sono esposti in una mostra itinerante che si chiama Korperwelten che sta girando il mondo. Casualmente, al momento, la mostra a Zurigo, e, frequentando io assai spesso la citt svizzera, mi ero documentata e avevo gi deciso di andare a vederla, affascinata e spaventata da quello che avevo letto sulla suddetta tecnica.

Laura nella sua nota scrive:
..gli anonimi cadaveri esposti provengono esclusivamente da donazioni volontarie.. Inodori e rigidi, sono esibiti nel sottopelle (ossa, muscoli, nervi, legamenti, sistema cardiovascolare, organi interni..) per illustrare con dichiarati fini scientifici e didattico-divulgativi, la complessa architettura del corpo nella totalit e nell’iterazione delle parti..

Quindi, se uno crede, pu scegliere anche questa strada per approfondire, capire, conoscere di pi. Un romanzo che apre, apre percorsi inquietudini, spiragli, riflessioni, un romanzo che diverte, che srotola via i luoghi comuni e le paure comuni facendone coriandoli fluorescenti, una storia che si infila nelle pieghe purulente dei corpi, nelle contraddizioni del presente, che le fotografa con obiettivo macro, che non ha paura di affondare le mani nel fango e nel dolore, per poi trasfigurarlo con un personalissimo caleidoscopio.

Il romanzo di una scrittrice vera.

Giudizio: 4/5


2.11.2009 Commenta Feed Stampa