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Nardeep fa la colf per i suoi fratelli

di paperoga

Arrivano insieme, in fila. Identici, tre gemelli omozigoti, o se non lo sono vuol dire che vedo triplo. Vestiti uguali, con una tunica bianca, stessa carnagione olivastra, capelli crespi e neri, folte sopracciglia, un accenno di baffetto sopra le labbra. Un viso da ragazzini, e infatti non hanno più di 25 anni. Educati, silenziosi, timidi, fa tutto molto indiano. Nei passaporti c’è scritto che si chiamano Pandeep, Sandeep e Nardeep.

I primi due sono regolari in Italia, il terzo no. E quindi Nardeep farà la colf per i fratelli, ottenendo così il suo bravo permesso di soggiorno.Ed io sono lì per aiutarli a realizzare il sogno di Nardeep, ovvero pulire i cessi intasati di feci dei suoi fratelli.

Si siedono davanti a me. Sapete, ho bisogno di vari documenti per compilare la domanda di sanatoria. Quisquilie, una formalità, tutto molto semplice.

Ma qui inizia la tragedia, altro che commedia degli equivoci, altro che Plauto.

“Dunque, mi servono i documenti d’identità dei datori di lavoro, quindi di…ehm…Pandeep e (cinque secondi a scartabellare furiosamente nel fascicolo) Sandeep”. Dico tutto questo rivolgendomi però a Nardeep, che infatti mi indica col dito i suoi fratelloni. “Ah, siete voi”, faccio voltandomi verso Pandeep e Sandeep.

Vabè, può capitare.

Due minuti dopo.

“Ho bisogno poi dei documenti del lavoratore, dunque, ehm (dieci secondi di consultazione) Sandeep? No, Par…ah, sì, Nardeep” epperò mi sto rivolgendo a Pandeep, che mi indica col dito la sua futura colf.

Sta diventando tutto molto più complicato del previsto.

Cinque minuti dopo.

“Dunque, il datore di lavoro principale deve mettere una firma qui, quindi, ehm, Mandee…Pard…Ramsete…no, Sandeep, si si, Sandeep”, e così riesco a divincolarmi, leggermente ubriaco, con la lingua attorcigliata da scioglilingua terribili sotto forma di  una selva di nomi anagrammati.

Però mi sto rivolgendo a Nardeep, che mi indica col dito il suo prossimo datore di lavoro.

Sudo dalla schiena, dal culo e dalla fronte.

Quattro minuti dopo.

“Allora, la dichiarazione dei redditi 2008 di Man…Pram…Pandeep, si, Pandeep, la sommiamo a quella del fratello Tardeep, no, Sanjab.. Sampei….Sandeep, cristo, Sandeep, si…”

Questa volta però mi faccio furbo e non guardo nessuno, attendendo che uno dei tre mi fornisca il documento, perchè a capire chi è Sandeep mi ci vorrebbe un aruspice. Nessuno però si muove. Maledetti bastardi. Quindi alzo lo sguardo e punto quello che credo sia Pandeep. E invece è Sandeep, che mi indica col dito suo fratello.

Dentro di me diverse divinità indù vengono orribilmente lese nella loro dignità.

Sei minuti dopo.

“Dunque, direi che siamo a posto così. Il pagamento in posta va effettuato dal datore di lavoro principale, ovvero Sardeep…no… Stardust…ehm, no,  Startrek, no perdio, insomma da uno di voi tre!”. Risolvo così, stremato. Loro fanno per alzarsi, salutano e si voltano, vedo i loro volti leggermente divertiti, e a quel punto io li richiamo perchè ho qualcosa da dire a tutti e tre, porcaputtana.

“Dunque, andate a dire a quegli spiritosoni dei vostri genitori che sono stati  davvero dei grandi cabarettisti a chiamarvi con nomi così simili. Cioè, cazzo, vi avessero chiamato Qui Quo e Qua oppure Timmi Tommi e Gimmi, adesso avrei un mal di testa più sopportabile. Dite loro che li odio dal profondo del cuore. E voi che ve la ridevate in questa strafottuta mezzora, spero vi vada di traverso la cena!”

Ma ovviamente è un pensiero che tengo per me. Li guardo, sorrido e dico: “Sandeep, ricorda di portare la ricevuta del pagamento alla segretaria”.

Ma lui è Pandeep, e mi indica col dito suo fratello.

Basta, andate a fanculo tutti e tre.


23.09.2009 1 Commento Feed Stampa