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Meglio squittire che palleggiare

di Micol

05_bigLeggendo la notizia dei pescatori catanesi assediati su uno scoglio da grossi ratti, riflettevo sulle categorie di soggetti incontrati sulle calde spiagge salentine quest’anno da eliminare dalla faccia della terra.
Il presupposto ovvio è che in spiaggia (preferibilmente libera) ci vado con pochi amici (niente compagnie adolescenziali da trenta persone), senza mocciosi, senza ombrellone e senza borsa frigo con le melanzane alla parmigiana. Soprattutto, in spiaggia ci vado per prendere il sole, leggere, stare zitta o parlare il meno possibile, dormicchiare e aspettare di tuffarmi. Il tutto in spiagge il meno rumorose possibile.
Dal mio precipuo punto di vista di anziana che vuole star tranquilla, quindi, non tollero i racchettonisti/calciatori sul bagnasciuga e ce li ho sempre immancabilmente davanti. Appena stendo con fatica l’asciugamano sulla sabbia (senza tecnica, è vero), eccoli lì che arrivano, tipo onda anomala inarrestabile, tipo calamità ineluttabile. E mi devo rassegnare, ma mi stanno parecchio sulle palle per diverse ragioni. Per prima cosa la maggior parte di loro non è minimamente in grado di coordinare mani, piedi, occhi e tutte le altre parti del corpo utili al gioco, quindi sono sgraziati da vedere. Se vedo  le volèe di Nadal è un conto. Se vedo Cristiano Ronaldo che palleggia è un conto. Ma se vedo un tracagnotto che potrebbe avere un infarto per lo sforzo, è un altro. Se vedo due col perizoma che si lanciano in scivolata, è un altro.
In secondo luogo se stai prendendo il sole e davanti a te giocano con una o più palle, è destino che uno o più oggetti sferici, prima o poi, ti arrivino addosso. Di solito è una manovra di avvicinamento. Prima accanto all’asciugamano (loro ti chiedono scusa, tu dici non importa e sorridi), poi vicino al piede (loro ti chiedono scusa, tu dici mi stavi quasi prendendo e non sorridi) e infine sulla testa (loro ti chiedono scusa e tu dici mi hai fatto male, cazzo).
In terzo luogo racchettonisti e calciatori non se ne vanno mai. Potrebbero star lì davanti ai tuoi piedi a giocare per ore e ore, dall’alba al tramonto senza soste, fino allo sfinimento, fino a morirne. Una persona normale fa movimento massimo per due ore? Ecco, loro sono in grado di fare quel rumore secco e ritmico per tutto il giorno, finché il colpo di calore non li prende e li manda (giustamente) all’ospedale.
In quarto luogo il bagnasciuga è loro. Non è che sono persone normali e civili, giammai. I racchettonisti e i calciatori de noarti estendono il loro dominio per almeno 10 metri di spiaggia che puoi attraversare solo a tuo rischio e pericolo, perché tanto loro se ne fottono. La spiaggia è loro.
Infine, motivo per il quale li vorrei vedere tutti legati a un pino marittimo, se chiedi loro gentilmente di spostarsi dopo che per la terza volta ti è arrivato qualcosa addosso, o si spostano di un metro per poi riconquistarlo immediatamente dopo il primo lancio, oppure ti dicono ‘E tu chi sei? La regina della spiaggia’. Ed è un virgolettato.
Così, forse perché non soffro di musofobia, preferisco essere assediata dai topi che dagli sportivi.


4.09.2009 1 Commento Feed Stampa