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Una passione particolare

di tamas

danuelloAll’inizio era normale. Mi avvicinavo ad una donna, ci parlavo un po’, dormivo con lei qualche sera, poi andavamo insieme dalle sue parti, camminavano per i posti della sua infanzia, dormivamo ancora insieme, stavamo bene; la mattina dopo io mi alzavo presto, trovavo il negozio che mi interessava, compravo quello che mi interessava, e da lì in poi la ragazza o la donna ai miei occhi perdeva d’interesse. La nostra relazione, se di relazione si può parlare, si disseccava e moriva in poco tempo, senza che io avessi peraltro un solo torto da rimproverarmi nei confronti di quelle ragazze.

Sì, sono un collezionista. No, non di donne: conosco la differenza tra ciò che è possedibile e ciò che non lo è, tra oggetti e persone, e tendo a non confondere gli ambiti. Sono una persona precisa, analitica e abbastanza puntigliosa; non fosse così, d’altronde, sarei un collezionista decisamente scarso. La mia raccolta, del resto piuttosto banale nel suo oggetto, consiste in alcune decine di magliette da calcio, acquistate in vari angoli d’Italia e anche all’estero; il problema principale della mia collezione, quello che maggiormente disturbava il mio animo razionale, era però la profonda anti-economicità del mio passatempo: in tempi di crisi, e senza disporre di somme di denaro da sperperare, mi sarei davvero dovuto recare in giro per mezza Italia, in fondo alla provincia verso cui nessun altro obiettivo mi richiamava, con l’unico scopo di comperare in un pretenzioso negozio di sport una maglietta arancione o azzurro-stellata? (L’altro problema sta nel fatto che le divise che mi piacciono, curiosamente, appartengono tutte a squadre o squadrette di provincia: e prendere un treno o infilarmi in autostrade dalle sigle sconosciute alla volta di Chieti o Casale Monferrato mi sembrava irrimediabilmente stupido, oltre che dispendioso). Date Rivera_Alessandriaqueste considerazioni, ho deciso di abbinare la mia vita sessuale e di relazione al mio hobby principale: vivendo in una città medio-grande, sede di grandi imprese e di un’importante università, nonché notevole snodo ferroviario e stradale, ho l’opportunità di avvicinare e frequentare persone provenienti da tutta Italia. Così, invece di attaccare discorso con una ragazza scelta sostanzialmente a caso, per via di uno sguardo fugace o di un qualche altro pretesto, sceglievo la via altrettanto irrazionale dal punto di vista emotivo, ma sensata per un utilizzo migliore del mio tempo e delle mie finanze, di sedurre una donna a seconda della sua città di provenienza. Non c’è nulla di strano, a mio parere, e d’altronde per un certo periodo ha funzionato alla grande, consentendomi di portare avanti con profitto il mio hobby e insieme di conoscere angoli d’Italia che altrimenti avrei ignorato: sapevo già delle bellezze di Ferrara e della sua provincia (lattiginoso cielo bianco padano, rigagnoli azzurri placidi nella pianura), ma ho scoperto ad esempio i colori di Alessandria, eleganti quanto la divisa grigia della compagine cittadina. Per non parlare delle vacanze organizzate in funzione della mia passione: la nave che approda a Spalato, il giro in centro e la visita al palazzo-città di Diocleziano, il localino in una piazzetta discosta ma vivace, “Kako se zovete? To je lijepo ime. A vi također vrlo ste lijepa, znate li?1”, poi la notte in cui finalmente tacciono le cicale, lei nuda e più silenziosa ancora delle cicale assonnate (vedete a che serve studiare il serbocroato, amici miei?), e la maglia bianca rossa e blu con cui sbarcare ad Ancona. Quella volta, a dire il vero, la diversione sessuale non aveva alcuna rilevanza economica; ma è pur vero che, una volta assunta un’abitudine, è ben difficile cavarsela di dosso, perfino in vacanza. E poi la brasiliana con cui ho convissuternana7576to un periodo: restano odiose ai miei occhi le sue tre docce quotidiane e inspiegabile il motivo per cui sudasse tanto, dato che non faceva niente di niente durante la giornata; tuttavia, è bastato il verde profondo della divisa del Palmeiras, che riposa in un comodino e odora ancora di lei, perché per gioco lei la metteva dopo le sue abbondanti docce, a mettermi il cuore in pace e a ripagarmi di quella per il resto fastidiosa frequentazione. Tutto sommato, e fino ad un certo punto, la mia politica di scelta geografico-sportiva ha dato eccellenti risultati sia sul piano economico che su quello paesaggistico; e non tralascerò, bisogna pur essere giusti, la mia vita sessuale variata e soddisfacente.

La mutazione, o perversione, della mia normalità è avvenuta a Lecco. Lei l’avevo incontrata, in maniera del tutto imprevista, una mattina che mi ero recato per qualche noiosa pratica alla mia vecchia università. Era lì per un dottorato, e le sue vocali aperte tradivano una provenienza lombarda (Lecco? Legnano? avevo buone probabilità) che mi ha spinto ad approfondire la nostra conoscenza con la scusa di un caffè. Il volto strano di lei, irregolare, i capelli rossi, tutto questo non contribuiva a darle l’aspetto di una bellezza classica, tutt’altro: ma appreso che veniva effettivamente da Lecco, per me il resto passava in secondo piano. Inoltre era alta, proporzionata, nel complesso per naaa-Subbuteo1ulla sgradevole: e poi, in ultima analisi, dovevo forse sposarla? Così, tranquillo, fluido, mi sono insinuato nei suoi pensieri, senza del resto forzarla troppo, giacché le piacevo; era estate al momento del nostro incontro, e un paio di notti passate legati a godere e sudare nell’afa tremenda della mia città, circondata e soffocata dai monti, furono sufficienti perché lei si convincesse a propormi un fine settimana al lago. Tutto andava come doveva andare, in apparenza; e i successivi sviluppi, per me banali e meccanici, già visti, confermarono questa prima impressione, finché una mattina non mi vide rientrare con un pacchetto in mano e una maglia bluceleste dentro il pacchetto.

Il caldo era tremendo anche sul lago, a dire il vero, e sul corto viale che portava alla villetta di lei sentivo il sudore correre a fiotti sul mio corpo, poi fermarsi nei punti più odiosi e appiccicare in una sola colla pelle e vestiti. Quando sono rientrato lei dormiva ancora, o forse si svegliava stiracchiandosi in quel momento; ma io non l’ho degnata di uno sguardo e mi sono diretto sotto la doccia, posando pacchetto e vestiti nell’anticamera. Quando mi sono riaffacciato a quella stanza, il pacchetto non c’era più. Ho pensato subito che l’avesse preso lei, per curiosità, e che l’avesse poi posato da qualche parte, con indifferenza tutta femminile per i colori che segnano un territorio e un’identità.

Invece lei non l’aveva posato: anzi, ne indossava il contenuto, e se ne stava lì, sul letto, con le mani lunghe a toccarsi i piedi, senza motivo; e mi guardava.

L’ho guardata anche io, di rimando: le sue gambe lunghe, bianche bianche, la maglia da uomo che copriva appena il sesso, e le strisce blu e celesti che sembravano convergere, come convogliate dal naso strano, in quell’azzurro che hanno soltanto gli occhi dei rossi. E sopra tutto questo i suoi capelli in fiamme, l’incendio che scaturiva da tutto quel mare (perché l’ho assaggiata, e so con certezza che la sua acqua era salata), e l’acqua e il fuoco si fondevano e mi trascinavano giù con loro: così era Euridice2?

Forse ho sbagliato a ricambiare il suo sguardo, forse no; oramai, se devo parlare in tutta sincerità, non ho più gli elementi per giudicare in modo sereno. So che da allora ho smesso di collezionare magliette. Abbiamo comperato una casa al lago, l’anno scorso: io ho fatto l’abbonamento e ogni due domeniche vado a vedere il Lecco. Dallo stadio di Lecco si vedono le montagne e, strano a dirsi ma assolutamente vero, anche le montagne sono blu e celesti. Quando la primavera inizia ad inoltrarsi nell’estate, quando il campionato sta per finire, il caldo e il ricordo mi giocano a volte brutti scherzi: appena si affacciano dagli spogliatoi le maglie blu e celesti e il pubblico applaude e acclama, mi capita di avvertire uno strano languore e una indiscutibile eccitazione; e ringrazio mille volte l’entusiasmo dei miei vicini di posto che permette loro di ignorare il mio volto trasfigurato o di attribuirlo, con le sue gocce di sudore, al precoce calore dell’estate3.

  1. “Come vi chiamate? È un bel nome. E anche voi siete molto bella, sapete?”: può tornare utile, casomai doveste passare le vostre vacanze a Traù o trovarvi in vena di romanticherie dopo una visita alla Torre dei Teschi di Niš. [torna su]
  2. Magra come ‘n’alice,
    e sui fianchi da fiola
    una cintura viola:
    cosi’ era Euridice?

    (F. Scataglini, Così era Euridice?, da E per un frutto piace tutto un orto. Vedi http://www.scataglini.it/MAIN/di.htm?60,48 [torna su]

  3. Le illustrazioni sono quasi tutte tratte dall’internet. Ringrazio chi le ha messe in rete e anche la mia mamma per avermi fatto così funky. [torna su]

3.08.2009 Commenta Feed Stampa