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Francesco Rognoni, Di libro in libro

di Elisa Bolchi

Di libro in libroDifficile trovare titolo più calzante per questo volume di Francesco Rognoni, che raccoglie recensioni letterarie e saggi brevi sulla letteratura inglese e americana di otto e novecento che l’autore ha scritto e pubblicato nell’arco di vent’anni. Sì perché Di libro in libro è proprio un passare di volume in volume, più che di storia in storia, e ci sembra quasi di vederli i libri di cui si parla, tanto son presenti e protagonisti. Vanno avvisati i lettori: viste le premesse – una raccolta di recensioni – e scorse le prime pagine, c’è il pericolo di scoraggiarsi e pensare che la lettura risulterà monotona e ripetitiva. Tutt’altro. Superate le prime dieci (forse quindici) pagine il libro inizia a creare un po’ di dipendenza e dopo poco non se ne può più fare a meno e ci si torna in continuazione, in ogni attimo di pausa, per leggerne “soltanto un’altra,” e intanto la lettura (un’attività, come scrive Rognoni, “che pochi studenti e ancora meno professori nostrani sanno praticare”) scorre agilmente. Così, le oltre 400 pagine che di primo acchito sembravano insormontabili, diventano una manna: si sente di avere in casa una stecca intera, e non un solo pacchetto, insomma.
Del resto questa dipendenza è qualcosa che “affligge” anche l’autore e la si percepisce attraverso le pagine. Di libro in libro è sì un percorso nella letteratura anglo-americana che parte da Blake nell’Ottocento e si conclude ai giorni nostri, con il genere della Nonfiction, ultimamente tanto in voga, ma è soprattutto una scusa per parlar di libri, per passare da un libro all’altro attraverso riferimenti più o meno evidenti, più o meno scontati, spesso sorprendenti e che ci spingono a nuove riflessioni, a riscorperte. Rognoni non prende per mano il lettore ma gli chiede di seguirlo nel suo percorso, e questo forse è un po’ un peccato, perché se ne trovan pochi di lettori agili (per non dire preparati) quanto lui e c’è un po’ il rischio, a volte, di rimanere indietro. Ma anche quando seguirlo diventa impossibile è bello stare a guardarlo destreggiarsi abilmente tra un riferimento e l’altro, tra un percorso e l’altro, appunto, perché si percepisce il suo divertimento e si capisce che la lettura diventa, per lui, quasi un gioco. È questo l’aspetto che rende leggibile un libro che rischierebbe, altrimenti, dati gli infiniti riferimenti letterari, di risultare uno stucchevole sfoggio di cultura (e quella di Rognoni è davvero imbarazzante e di primissimo livello). Così com’è scritto, invece, riesce addirittura a essere un buon “consiglio per gli acquisti” – tanto utile in periodi come questi in cui le librerie si riempiono di benintenzionati alla ricerca di volumi da ombrellone – un oggetto da tenere a portata di mano e consultare di tanto in tanto quando si vuole un suggerimento sicuro da chi ha i titoli per dispensarlo.
Una buona lettura di questo libro presuppone però, se non una discreta cultura letteraria, almeno una discreta passione per i libri. Qualsiasi bibliofilo apprezzerà i riferimenti al farsi dei libri, ai piccoli pettegolezzi editoriali, e sono certa che molti proveranno a immaginarsi la libreria dell’autore, ingombra di tutti i volumi che cita e che – è più che evidente – non ha certo preso a prestito in biblioteca. Tra le fortune del mio lavoro c’è che quella libreria l’ho vista, e non è una libreria ma una vera biblioteca che conta, a detta del proprietario (e c’è da credergli), dodicimila volumi. Quella stanza è ciò che uno s’immagina leggendo Di libro in libro: non un deposito, né una vetrina, ma una stanza dei giochi, nella quale si passa agevolmente da Isherwood a Keats, da John Lehmann a P.B. Shelley (del quale Rognoni ha curato le Opere nella Biblioteca della Pléiade di Einaudi) e che porta tracce delle lunghe “ore in biblioteca”, per fare un’altra citazione letteraria, spese non per lavoro ma per passione.
Giudizio: 4/5


27.07.2009 Commenta Feed Stampa