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L’opzione demografica

di tamas

Se la città vuol difendersi dall’invasione della campagna e non perdere la sua egemonia storica, le nuove generazioni dovranno mutare i loro punti di vista sulla prolificità (…). Se la città cresce per immigrazione e non per la sua stessa forza genetica, potrà compiere la sua funzione dirigente o non sarà sommersa, con tutte le sue esperienze accumulate, dalla conigliera contadina?

A. Gramsci, Lettere dal carcere

L’egemonia culturale era una buona opzione, non c’è che dire, e c’eravamo quasi riusciti (bisognava comperare le televisioni, però, non le agenzie di viaggio. Compagni, io voglio sapere chi diavolo ha deciso che avessimo bisogno di un’agenzia di viaggio, in quale plenum si è alzata quella mano traditrice). Adesso però ne restano soltanto le rovine, in cui zampettano come roditori intellettuali di sinistra convinti di avere qualcosa di interessante da dire solo perché, appunto, “di sinistra”. Ché poi, bisognerebbe regolamentare l’utilizzo pubblico della propria identità di sinistra, introdurre un colloquio, degli esami periodici, una patente a punti, qualcosa: c’è decisamente troppa gente che mi fa vergognare della mia appartenenza.
Ma non divaghiamo. Compagni, compagne, la situazione è grave: siamo minoranza, non abbiamo potere, non abbiamo grandi prospettive di riaverlo a breve termine, e le possibilità di far valere e affermare in altri modi i nostri ideali sembrano ridotte o scomparse. In una situazione del genere, le minoranze possono scegliere di sparire, mischiarsi (che significa sparire), assimilarsi (che significa sparire), cambiare le propria identità per ottenerne un’altra gradita ai più (che significa sparire dopo essersi coperti di ignominia), o, extrema ratio, fare qualcosa per diventare maggioranza. Questo articolo dà per scontato ciò che scontato invece non è, a giudicare dai comportamenti degli ultimi venti anni, cioè che la sinistra italiana desideri sopravvivere; ma facciamo finta che le cose stiano in una maniera diversa e più sana di mente, e veniamo al punto.
Compagni, compagne, oggi più che mai si debbono osservare con lucidità i paurosi vuoti nelle nostre fila e dedicarsi anima e corpo ad una sessualità rivoluzionaria. Nessuno vi chiede di negare la storia e la scienza e ripercorrere a ritroso i grafici sinuosi della transizione demografica; non di meno, se vogliamo davvero rigettare il capitalismo consumista e tristemente edonista che vive nel nostro paese una delle sue allegorie più spaventose, dobbiamo con coerenza rifiutarne anche i modelli sessuali e familiari (i nuclei tisici di discendenza e drogati di elettrodomestici che continuano ancora a propinarci, nonostante l’evidenza li abbia dichiarati insani e perdenti). Fare molti figli, oggi, è profondamente di sinistra, e alla lunga (non serviranno nemmeno tanti decenni) presenterà anche l’indubbio vantaggio di un’egemonia salda, fondata sui numeri e sulla coesione di una comunità, non più sull’astrattezza di un predominio culturale, che è travisabile e soggetto agli attacchi delle novità e ai dubbi dell’interpretazione. Fare molti figli – ma ne bastano tre a famiglia – è di sinistra anche perché significa investire sul futuro, credere che esista, debba esistere, un avvenire radioso, e che possa essere nostro. Fare molti figli significa spostare i valori sul terreno della realtà, confidare nell’essere piuttosto che nell’avere, riprendere la speranza e gettare via la paura che ci paralizza da anni e che da anni richiede questa terrorizzante sicurezza che ci presentano oggi.
Mi rivolgo infine ai giovani di sinistra, che sono quelli che possono indicare la linea con i loro peni eretti e far crescere nei propri uteri una differente e più gradevole idea di società: cos’avete di meglio? cos’altro avete? Siete (siamo) una generazione senza certezze, senza sicurezze, con poche o nessuna prospettiva futura. Ciò che però i ragazzi di oggi possiedono di solito è corpi sani e belli e attraenti, e a volte menti lucide. Allora investiamo su questo, costruiamo da qui il nostro futuro: scopiamo di più e meglio, con più allegria e fiducia, mettiamo al mondo dei figli che saranno forse poveri e senza rete come noi, ma saranno anche belli e svegli e figli di genitori che non hanno avuto paura, e da questo impareranno.
Oltretutto i bambini se sono tanti sono contenti, e dopo un po’ si badano da soli, mentre voi siete via a costruire il comunismo.


20.07.2009 9 Commenti Feed Stampa