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David Lodge, L’arte della narrativa

di Elisa Bolchi

CopertinaChi non si è mai trovato nella scomoda posizione di dover spiegare perché il tal libro piace, o è piaciuto? A me, forse per il lavoro che faccio, capita di continuo, e proprio a causa del lavoro che faccio la definisco una “scomoda posizione”, perché mi riesce a volte difficilissimo spiegare i meriti di un’opera letteraria universalmente considerata magistrale a chi non legge magari da anni, o a chi trova vera soddisfazione solo nei thriller alla Dan Brown e non vede quindi alcuna attrattiva nei pesanti tomi vittoriani.
David Lodge, ex professore di letteratura inglese all’Università di Birmingham e affermato romanziere, sembra davvero non avere di questi problemi, vista la naturalezza e l’amabilità con cui riesce, nel suo L’arte della narrativa, a illustrare a meraviglia i trucchi e i segreti della narrazione portando esempi più o meno recenti, e più o meno noti. Il volume si articola in brevi capitoli, ognuno dedicato a un elemento della narrazione: L’inizio, I nomi, Gli elenchi, La conclusione, solo per citarne alcuni. Ogni breve capitolo, a sua volta, inizia con una citazione – inutile dirlo, quanto mai appropriata e stuzzicante – da un romanzo, per lo più di scrittori anglo-americani, che serve a Lodge per portare un esempio concreto di quello che prima ci ha spiegato solo in teoria. E tra i romanzi che Lodge cita più di una volta troviamo i suoi, che egli usa per illustrarci, concretamente, come certe cose accadono nella scrittura. Chi ama i suoi romanzi quindi, o chi semplicemente ha letto qualcosa di suo ricavandone piacere, troverà svelati piccoli trucchi, o scoprirà che situazioni che sembravano progettate a tavolino sono in realtà frutto di casi fortuiti, e così il lettore si sentirà, a tratti, un ospite privilegiato del backstage letterario.
Anche per questo motivo L’arte della narrativa è un libro che dovrebbero leggere tutti coloro che desiderano – o si apprestano a – scrivere un romanzo, perché svela i segreti del mestiere, mostrando il perché delle scelte autoriali e insegnando a riconoscere pregi e difetti di ciò che si sta facendo. Ma è anche un libro che dovrebbe leggere chi ama leggere, perché qui può cogliere i motivi per cui le pagine scritte si amano tanto e comprendere come e perché oggi non si scrive più come ai tempi di Jane Austen. È però soprattutto un libro che dovrebbero leggere gli accademici (soprattutto certi italianisti), per imparare a dire semplicemente ciò che si vuol dire, senza inutili grovigli di parole fini a se stesse, senza portare esempi comprensibili solo a una manciata di “privilegiati”, senza usare un’inutile terminologia altisonante che ha come unico risultato quello di inficiare del tutto la comprensione.
Lodge scrive per il pubblico, il cosiddetto grande pubblico, e lo fa bene perché sa divertire, sa intrattenere, sa istruire senza pedanteria. L’arte della narrativa è un invito a sedere al tavolino di un bar a scambiare quattro chiacchiere su una passione comune, con una persona, però, ben fuori dal comune.
Giudizio 5/5.


9.07.2009 3 Commenti Feed Stampa