Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni > Suoni > Michael Jackson (anzi, della mancanza di tempismo musicale)

Michael Jackson (anzi, della mancanza di tempismo musicale)

di paperoga

La morte di Michael Jackson mi ha colpito pi o meno quanto la visione di una Fiat Punto nel bel mezzo del traffico cittadino (per i meno avvezzi alle mie scadenti similitudini omeriche, mettiamola cos: in una scala da 1 a 10, me ne sbattuto diciamo meno sette).

Per anche vero che la sua morte ha ingenerato alcune riflessioni parallele, che nulla hanno a che vedere con la dipartita di quella pallida spiacevolezza per gli occhi.

Ascoltando le radio, internet, la tv e anche il mio fidato vicino trans colombiano sparare a palla ogni sorta di singolo che l’ex Jacksons five ha inciso da quando era bambino fino a quando ospitava bambini a Neverland, ho cercato di collegare le sue canzoni alla mia infanzia della prima met degli anni ’80, o alla pubert della seconda met, o infine, che diamine, all’adolescenza dei primi anni ’90. Il risultato stato un elettro-encefalo-musicogramma piatto. Nessuna canzone del tizio in questione mi dice alcunch.

Sar perch non ti piace Michael Jackson, mi si dir. Certo, rispondo, ma con questa lapalissiana considerazione non potrei certo partorirci un post, e dunque provo a problematizzare e filosofeggiare nel mio solito modo cialtrone, onde poter arrivare alle mie consuete mille battute o gi di l.

Il fatto un altro, pensavo (mentre l’ascolto di Heal the world mi procurava uno dei pi insopportabili momenti di imbarazzo della mia vita) ed probabilmente legato ad una mia costante nell’ascolto musicale: non sono mai riuscito ad ascoltare musicisti o cantanti nel momento esatto in cui avevano non dico successo, ma quanto meno un senso attuale.

Mi spiego: io sono un fanatico di una ampia categoria di musicanti: 1) cantanti morti 2) o comunque vecchi, 3) magari non ancora morti o vecchi, ma caduti in disgrazia di ispirazione, 4) cantanti di generi musicali terribilmente fuori moda (non so, lo ska va di moda dopo la vampata di fine anni ’90? e il punk filosovietico? e il folk americano degli anni ’40?) 4) gruppi ormai (di)sciolti da anni che al massimo fanno tournee racimola-soldi, 5) solisti in preda ai fumi dell’alcool che non fanno un album da lustri e lustri; 6) cantautori italiani anni ’70 ormai consegnati a non fare pi un album di rilievo.

Tutta gente coi sacri pendenti, eh, mica dei pizzettari. Per nulla di attuale, nulla che colga il momento, nulla che mi faccia dire: ascolto la musica del mio tempo. Non mai successo, che devo farci.

Durante gli anni ’80 le mie orecchie sono passate quasi indenni attraverso quell’indecente involuzione del rock (smidollato-rock, lo chiama Marge Simpson, le mot juste) fatta di tastierine e batterie elettroniche, un suono farlocco irreale e di plastica rivestita di alluminio prodotto da ingegneri del suono che meriterebbero la pena capitale dell’impiccagione da un capestro.

Davanti a tutto questo orrore io replicavo con i Beatles. A dieci anni ero l, con il mio pesante registratore portatile (5 kili), a sentire un greatest hits dei fab four su cassetta, direttamente prelevata dai genitori. Mentre i miei coetanei saltavano e si dimenavano ascoltando Wild Boys, io me stavo in veranda con un topolino in mano mentre scorrevano lente e tristi le note di Let it be. E’ cos che ho acquisito tristezza, mantenuto la dignit, e accumulato sfiga, e mi sono presentato all’et adulta.

Solo anni dopo, diciamo quasi venti, ho scorto mirabili eccezioni a quel orecchiabile trash ora tanto di moda, non so ad esempio gli Smiths, ma solo dopo che si erano sciolti ed erano ormai additati ad esempio mirabile ma stagionato di “omo-pop-rock”.

Altri esempi? A bizzeffe. Ed hanno come comune denominatore gli anni ’70. In questo momento nel mio autoradio gira un bootleg live dei Police in cui Sting, con la sua voce acidula, canta Masoko Tanga e Be My Girl-Sally palesemente strafatto di qualcosa. Quando ascolto Just like a Woman di Dylan in versione Rolling Thunder Review, mi si cristallizza sempre una lacrimuccia di emozione sulla guancia barbuta. Sweet Jane dei Velvet Underground e Won’t Get Fooled Again degli Who mi regalano ancora, come direbbe Battiato, timide erezioni. Eppure, in tutto questo, io negli anni ’70 al massimo mi dimenavo nel mio segregante box o distruggevo casa in sella ad un girello , e se tutto andava bene ascoltavo la sigla di Ufo Robot. Se tutto andava male, mi toccava Tu sei l’unica donna per me di Alan Sorrenti, direttamente dalla cucina di mamm.

Una sola volta ho beccato in pieno il tempo che vivevo, e musicalmente me lo sono tatuato sulla pelle in presa diretta: coi Nirvana. Avevo 17 anni e ricordo esattamente che feci sesso con la mia ragazza di allora ascoltando l’intero Nevermind uscito da qualche giorno. Scusate l’immagine cruda, ma l’idea di sesso adolescenziale fatto in piedi accompagnato dall’ossessivo grunge del gruppo rock pi famoso del momento, credo renda molto bene l’idea del vivere il proprio tempo, succhiare il midollo della vita, o altre menate del genere.

Per il resto, sono sempre stato in ritardo, in retroguardia, anzi diciamo retr e basta. E devo dire che non mi fa sempre piacere. Arrivare dopo che tutto si gi consumato, che gli stadi si sono riempiti e svuotati, che il segno musicale stato lasciato ed ormai freddo, indossare magliette perennemente fuori corso, opporre al fenomeno del momento lo scheletrazzo entrato nel mito, un esercizio controcorrente che alla fine logora. A volte vorrei lasciarmi andare alla corrente, e farmi stordire dal molle rock stile finto-Scorpions dei Tokio Hotel anzich reagire urlando ondulando Emilia Paranoica.

Qualche tempo fa, lo confesso, alla radio misero un pezzo dei Take That — e badate che mai un gruppo fu da me tanto vituperato mentre era in vita. Eppure mi sono sorpreso a canticchiare, diomiperdoni, Back for good.

Non c’ nulla da fare. Vivo in un perenne fuori sincrono musicale, arrivo sempre dopo, come un’onda in ritardo, a papparmi quel che c’era prima. E questo non bene.

No, non affatto bene. Anche perch, se ritorno per un attimo alla questione Michael Jackson, ho capito perfettamente a cosa mi porter questa storia.

Che tra qualche anno qualcuno beccher Paperoga nudo in bagno davanti allo specchio, a fare il moon-walk mentre borbotta le note di Smooth criminal.


3.07.2009 13 Commenti Feed Stampa