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Spotless mind

di tamas

2 marzo. Mi chiamo Erika Weinstein e vivo a Fürth. Ieri sera sul muro della mia camera da letto è comparsa una macchia bluastra. Makus dice che è normale che si formino macchie di umidità, specie in questo periodo. Dice che andrà a parlare col padrone di casa. Sarà un fastidio dover pensare a queste piccolezze proprio mentre arriva la primavera, eppure è necessario.

4 marzo. La macchia si è allargata e stabilizzata. Ora ha assunto una strana forma ghignante. Markus dice che è una seccatura che non si riesca a trovare il proprietario da nessuna parte. Markus starà una settimana a Bayreuth per lavoro, quando torna ha deciso che ci penserà lui, anche se il padrone nel frattempo non si sarà fatto vivo.

5 marzo. Mi sento a disagio a spogliarmi davanti a quel ghigno. Questa sera mi sono tolta i vestiti in cucina e mi sono infilata in camera con la luce spenta. Ho trovato il letto a tastoni. Ho anche battuto il ginocchio contro il pomello in fondo a destra.

7 marzo. Oggi al lavoro ho avuto un brivido quando mi è sembrato che ci fosse una macchia di fronte alla mia scrivania. Sono impallidita di colpo mentre parlavo con il capo. Lui è stato gentilissimo, mi ha chiesto come stessi, voleva quasi mandarmi a casa. Ma tu guarda che razza di figure vado a fare.

8 marzo. Sto molto meglio. Oggi sono stata a Norimberga. Era quasi un anno che non ci tornavo, è incredibile come si possa vivere fianco a fianco con la bellezza e ignorarla così a lungo, senza neanche sentirsi in colpa. I ragazzi cominciano a farsi numerosi nei campetti sotto le mura, con il sole caldo di questi giorni che li richiama. Sono arrivata fino alla casa di Dürer; lì mi è venuto in mente di comprare un bel poster della lepre da attaccare sul muro della camera. Poi mi sono seduta ad un tavolo del biergarten fuori della grande porta e ho bevuto una Kitzmann, poi un’altra. Sono arrivata a casa esausta e felice, e mi sono messa a letto.

9 marzo. Si è guastato il tempo. Piove a dirotto da ore.

11 marzo. Ho preso il poster e l’ho svolto sopra la macchia. Ma non sono riuscita a piantare i chiodi. Per ora lo lascio nell’armadio.

13 marzo. Markus è tornato nel primo pomeriggio e non si è fermato un istante: ha parlato con i vicini, poi si è fatto dare una latta di vernice e ha ricoperto la macchia. La sera abbiamo fatto l’amore davanti al muro immacolato.

16 marzo. La macchia è ricomparsa. Markus mi ha dato un bacio ed ha chiamato l’idraulico, ci dev’essere una bella perdita.

17 marzo. Ho detto a Markus che la macchia mi fissa mentre mi sposto per la stanza. Lui non ha detto nulla.
Non voglio fare l’amore sul letto, con quell’obbrobrio che mi distrae. Markus si rifiuta di spegnere la luce.

18 marzo. Domani arriva l’idraulico. Sono passata davanti alla macchia e per scherzo le ho detto che questa volta la facciamo finita.

19 marzo. Non capiscono cosa c’è che non va, la perdita non si trova. Ora abbiamo una macchia e un sacco di calcinacci sul pavimento. Torneranno presto.

21 marzo. Ho detto a Markus, mentre mi accarezzava, del pomeriggio a Norimberga e del poster che ho comprato. Ha detto che era un’ottima idea, mi ha chiesto dove l’avessi messo ora, per poterlo attaccare. Gli ho detto che l’ho dimenticato sul treno.

22 marzo. Mi sono svegliata nel cuore della notte. Markus dormiva. Quell’orrenda macchia continua a guardarmi, a sporcarmi. Ho piantato le unghie nel braccio di Markus: come può dormire? Ha mugugnato qualcosa, ma non si è affatto svegliato.

24 marzo. Domani ritornano gli idraulici. Markus però non ci sarà, ha di nuovo un impegno nella dannata Bayreuth, parte oggi.

25 marzo. Mi ha fissata con odio tutta la notte. La mattina ho preparato la colazione per due. Ho versato davanti alla macchia l’obazda, il miele, il burro, una tazza di caffè, dei biscotti e del pane di ieri. Non lo so cosa voglia. Sono andata al lavoro, ero in ritardo.

L’idraulico mi ha chiesto che diavolo fosse tutta quella roba sul pavimento. Gli ho detto che era per la macchia. Ha spostato un po’ di cose con il piede, mentre mi guardava strano con la sua faccia vacua. Non capisco se è straniero o solo stupido. Di certo ha concluso il lavoro in un attimo, senza aver individuato alcun problema.

Non ha toccato niente. Vuole umiliarmi o non la capisco io?

26 marzo. Io non pulisco nulla.

28 marzo. Markus è tornato. Ero a casa dal lavoro, quando è arrivato. E’ venuto in cucina e mi ha dato un bacio. Gli ho spiegato degli idraulici e della macchia che non vuole mangiare. E’ andato in camera a dare un’occhiata. E’ uscito senza dire una parola.

30 marzo. E’ incredibile quanto piova in questi giorni. Oggi sono andata dal fruttivendolo turco. Di solito ci andiamo insieme, io e Markus. Per i turchi una donna sola è una preda, non mi piace come ti guardano. Perlomeno gli italiani non fanno questa discriminazione, ai loro occhi ogni donna è una preda. Ma non sono cretina, non gli ho fatto capire nulla: ho fatto spesa per tre. Markus non è ancora tornato.

31 marzo. Mi sono spogliata davanti a lei. Sono rimasta in reggiseno e mutandine, e ho sorriso maliziosa. Mi desidera con forza, non mi sfugge certo come mi guarda.

4 aprile. Mi ride in faccia. Crede che io sia troppo brutta per lei. Ho preparato la cena e l’ho buttata via. Dormo sul divano del salotto.

6 aprile. Piove e ho fame, ma non posso dargliela vinta.

8 aprile. Ho freddo. I miei piedi tremano e lei non smette di insultarmi col suo ghigno. Devo fare un bagno, sono sporca, è tutto sporco.

11 aprile. Fuori della finestra vedo solo acqua. Sono tranquilla, oggi sono tranquilla. Oggi è il giorno più tranquillo di tutti, e io non ho più fame.

***

Markus aveva ancora le chiavi dell’appartamento sulla Waldstraße. Non fu difficile per i poliziotti entrare e scoprire una casa pulita, una donna bionda rannicchiata sul pavimento e una macchia di umidità che la primavera incipiente avrebbe presto cancellato.


24.06.2009 11 Commenti Feed Stampa