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Le famose patate di Joe Cottonwood

di Enzo Baranelli

cottonwoodIl libro del 1978. Dopo una breve apparizione nel 1980, leditore Mattioli lo ha ripubblicato pochi mesi fa. Un capolavoro: un libro del genere dovrebbe vendere centomila copie in tre mesi. Minimo. Ma tanto si sa cosa vende cos tanto, e difficilmente letteratura. Mattioli 1885, questo il nome completo, un editore che ha anche creato un apposito carattere per i suoi testi, piccolissimi particolari, ma che aggiungono qualit al lavoro del comporre, correggere, editare e pubblicare un testo. Bellissima veste grafica per la collana Experience che contiene diversi volumi interessanti.

Le famose patate si inserisce nella tradizione del romanzo on the road, Joe Cottonwood, nomina direttamente Neal Cassady, ma la storia molto pi complessa ed costituita da una serie di sottotrame, tutte affascinanti e a incastro perfetto. Linizio strepitoso con Willy e lamico John che rubano cartelli stradali. Purtroppo i loro percorsi si divideranno presto. Molto pi incasinata, allapparenza (John ha le sue sorprese, attenti), la vita di Willy coinvolto ingiustamente nellomicidio di un poliziotto a Saint Louis.

Non aspettatevi una storia di fughe rocambolesche, o meglio, ci sono anche quelle, ma Cottonwood riesce a raccontare tutto, la vita minima, Willy impiegato in unazienda, i colleghi, una squallida pensione, i personaggi sono tutti descritti in modo eccezionale, ognuno memorabile; dallamico John, al padre, alla moglie Erica, a Billie (per esempio): I capelli li portava allafricana: un cespuglio enorme in cui una mano avrebbe potuto affondare fino al polso. A volte ci ficcava matite, penne a sfera. Avrebbe tranquillamente potuto tenerci una macchina da scrivere. Lodore poi mi affascinava. Una capigliatura del genere trattiene in pratica tutti gli odori che le capitano a tiro. In certi giorni profumava dincenso e di colonia, in altri di pancetta e fumo. Se andava a fare la spesa tornava coi capelli fragranti di grandi magazzini o di supermercati. E cera comunque sempre un odore di base, un miscuglio di corpo e di citt come se gli olie il sudore della sua stessa carne si legassero con la sporcizia di Philadelphia, effluvi di benzina, catrame, polvere, sigarette, smog, immondizie del giorno prima, il tutto filtrato e raffinato e quindi non spiacevole: un odore a cui ci si abitua volentieri come a una vecchia casa.

Joe Cottonwood il poeta di Mamma America, unespressione che ricorre pi volte nel testo, e dei suoi figli. Le patate del titolo (una citazione sulla copertina) sono le persone, semplicemente le persone, tutti i figli di Mamma America: Mi sentivo tuttuno con le patate bitorzolute del Montana, frutti della terra come la gente dei piccoli caff e dei bar polverosi, locali sotterranei dove la vita elementare.

Prima di Strade Blu, capolavoro della narrativa di viaggio, Le famose patate ci offre un itinerario sbilenco attraverso lAmerica, sbilenco certo, i cartelli se li sono fregati allinizio, ma pi che altro forzato dalla scarsit di mezzi di Willy e dal compromesso dellautostoppista che si dirige, approssimativamente, verso la sua meta. Spesso nel testo di Cottonwood si aprono queste descrizioni velate di significati: Dallaltra parte del fiume cera lIllinois, oltre una macchia dalberi con le foglie tutte arancioni. Una terra indaffarata e bellissima che mi dava una grande malinconia.

Profondamente americano il senso dellesistenza che il libro trasmette, la vita determinata dalle strade che si scelgono di percorrere. E ricorda anche Abbey, altro scrittore dimenticato: Joe Cottonwood un grandissimo autore capace di passare in poche righe da un registro comico al tragico, sarebbe bello vederlo letto, sarebbero belle tante cose.

E poi un finale che tira le fila e non sceglie una direzione scontata e lamore: Era Erica che volevo. La mia figlia delle montagne. Il mio spirito libero. Il mio illogico, difficile universo e il nostro illogico, difficile amore che ci rendeva talmente felici quando non stava l a farci impazzire.

Joe Cottonwood Le famose patate (ed. or. 1978), pp. 297, 18 euro, Mattioli 1885, 2009.

Giudizio: 5/5


20.06.2009 2 Commenti Feed Stampa